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#NAPOLIAMMOREMIO

Quando: amare per sempre Napoli e averne sete ancora

#Napoliammoremio | 4 Agosto 2015

NAPOLIAMMORE2015

#napoliammoremio

Quando – Pino Daniele – 1991

L’altra sera ho ritrovato in rete il video in cui Massimo Troisi ascolta questa canzone per la prima volta. Il “mio” Pino che mostra al “mio” Massimo quella che sarebbe stata la colonna sonora di “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”.

E tempo e spazio si sono avvolti su se stessi e avvinghiati, e pensieri e ricordi hanno cominciato a danzare, davanti ai miei occhi, intorno al mio cuore.

Tu dimmi quando, quando
dove sono i tuoi occhi e la tua bocca
forse in Africa che importa…

E infatti che importa?
Cosa conta lo spazio quando non c’è più il tempo? L’Amore ha bisogno di entrambi, ma senza spazio smania, suda, e tanto altro, ma resiste. Forse. E invece quando non ha più tempo, quando non è più il suo tempo, allora finisce, sfiorisce, muore. E tutto il resto poco importa.

Anche lo spazio, quello che per me ha sempre avuto un’importanza smisurata. Anzi, più che lo spazio, i luoghi, la terra, le case, le stanze, tutti i singoli posti in cui ho vissuto, disperato e sognato, ognuno dei recinti in cui ho affrontato o amato i miei demoni.

E più di ogni altro la mia città, quella “tra l’inferno e il cielo”, quella in cui ho deciso di scontare la mia pena, quella che spesso chiamano “Africa”, ma chi lo dice? Ma che importa? Ma che ne sanno?

E comunque l’Africa mi piace.

…ma io ho sete
ho sete ancora…

(L’acqua e l’aria. La vita)

Non tutte, ma quasi ogni canzone di Pino Daniele è stata la mia preferita per un qualche periodo, ognuna ha occupato il suo spazio e segnato il suo tempo, ancorando alle sue note le emozioni e i dolori della vita che accompagnavano, della mia vita.

…non guardarmi adesso amore
sono stanco
perché penso al futuro.

E poi arrivò questa, in cui lo spazio e il tempo erano l’acqua e l’aria dell’amore, le sue lacrime e i suoi sospiri. Arrivò questa e si prese lo spazio e il tempo di un per-sempre.

E vivrò, sì vivrò
tutto il giorno per vederti andar via…

(Un solo giorno? Ogni singolo giorno? Fino a quando? Un andirivieni del cazzo? )

L’altra sera ho deciso che nel mio futuro amerò ancora di più questa città e la sua gente, anche quando mi sembrerà di stringere un calesse.

…ho bisogno di te almeno un’ora
per dirti che ti odio ancora…

(Magari con gli occhi lucidi d’amore, di quello che ti toglie la dignità, che ti sottrae al suo supplizio).

E proverò ad amarla e a rispettarla camminando nel solco di una tradizione di cui sono fiero e orgoglioso prima ancora che innamorato, una storia e una cultura in cui la libertà incontra l’amore e diventa religione dello stare insieme, l’unico modo in cui “sott’ ‘o sole” ci si può disperare, bestemmiare ma mai arrendere: “Insieme”.

…fra i ricordi e questa strana pazzia
e il paradiso, che non esiste…

Un po’ perché mi sento sempre più Michele Giuffrida.

Un po’ perché #Napoliammoremio.

E poi perché ho sete, ho sete ancora.

Francesco Paolo Oreste

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 4 Agosto 2015 e modificato l'ultima volta il 4 Agosto 2015

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