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NARRAZIONI TOSSICHE E REALTA’

Matrimonio trash e camurria: come servire l’assist ai media mainstream italici

Attualità | 29 Marzo 2019

Partiamo con una premessa: questo articolo non vuole soffermarsi sulla critica al “trash” di una cerimonia, ai vestiti e a tutto il seguito circense che ha circondato il matrimonio tra il cantante palermitano Tony Colombo e la vedova di un boss ucciso sei anni fa, tal Tina detta il Boxer.

Anzi vi invitiamo a riguardarvi Reality di Matteo Garrone  – da cui è tratta la foto in alto – che racconta di certi matrimoni molto meglio del “Boss delle Cerimonie”. E le cui prime scene (la carrozza che cammina sulla tangenziale, verso – ovviamente – la Sonrisa) non sono altro che un’anticipazione della realtà che alcuni pare abbiano scoperto in queste ultime 48 ore.

Il trash  al limite ha  scandalizzato la “napolibbene” che con tanta prosopopea guarda a certe cose. Quelle cose che, a parer nostro invece,  attengono ai gusti personali di una coppia e il trash, in generale, non può essere un nostro problema nè tantomeno quello  di una metropoli come Napoli, immersa nel suo tempo e nelle sue contraddizioni, e dove tanti scelgono di sposarsi in maniera poco sobria, con le carrozze e i cavalli bianchi… Anche questo è il nostro Sud, per il quale convolare a nozze in un certo modo resta uno status symbol, piaccia o meno. Piuttosto andrebbe indagato sul perché, andrebbero scandagliate le ragioni di chi fa certe scelte, almeno a chi osserva senza comprendere… ma non è questa la sede.

Se scriviamo, infatti, è solo per fare chiarezza su alcuni aspetti, in materia di vigilanza e di responsabilità non accertate per questa storiella di scarso rilievo cronicistico-mondano che purtroppo – come al solito – è diventata subito un assist straordinario per giornaloni e giornalai di tutta Italia, con Barbara D’Urso capofila della narrazione a senso unico su Napoli: quella che ci vuole tutti barocchi – nell’accezione negativa del termine – e sguaiati nel nostro quotidiano, nelle nostre scelte di vita, nel nostro stare al mondo.

La manifestazione «100 Passi per il 21 marzo»  spostata dal Comune per evitare “indelicatezze”

Anzitutto va detto, a differenza di quanto sostengono una serie di soggetti “a mezzo stampa”, che non è vero che la manifestazione «100 Passi per il 21 marzo»  dedicata alle  vittime della camorra è stata spostata perché l’amministrazione ha ceduto a ricatti (si è arrivato a scrivere anche questo!).  Inizialmente l’incontro per la giornata della legalità era prevista al Maschio Angioino  in una sala diversa da quella del matrimonio. E dunque i due eventi avrebbero potuto benissimo svolgersi in contemporanea, come accade ogni giorno in quello spazio.  Però onde evitare clamore e brutte – quelle si – contemporaneità fra una festa gioiosa e una commemorazione di ben altro profilo, l’assessore  Clemente, anche per l’afflusso previsto per il matrimonio – e, siamo certi, non immaginando che addirittura nel cortile del castello sarebbero arrivate le fanfare e le trombettelle – ha preferito spostare la manifestazione a Palazzo San Giacomo. Lo ha spiegato anche il sindaco:  “Appena abbiamo appreso dell’attività abusiva in piazza del Plebiscito sono state svolte indagini e nel momento in cui ci si è resi conto che tante persone stavano affluendo al Maschio Angioino per le nozze del cantante neomelodico, abbiamo ritenuto opportuno trasferire il convegno sui cento Passi nella sala Giunta. Pertanto – ha affermato – non c’è stato alcuno sfratto né occupazione. È stata una decisione presa per evitare che potessero trovarsi nello stesso castello vittime di criminalità o istituzionale e persone così diverse”. Parole ripetute anche da Alessandra Clemente.  A nostro avviso una scelta giusta, l’unica che ci sentiamo di difendere senza titubanze.

Il matrimonio non è un problema per la sua forma, ma per la sostanza

Il matrimonio di Tony Colombo e della vedova  – comunque incensurata – di un camorrista non è un problema per la sua forma, insomma, ma per la sostanza sì. La sostanza è fatta  soprattutto da quella festa privata, di addio al nubilato, mascherata da flash mob a Piazza Plebiscito. La sostanza è fatta di intrecci pericolosi, tra parenti, amici ed invitati che portano il corteo nuziale in Corso Secondigliano ad essere non solo una sfilata di dubbio gusto, ma qualcosa di più serio. Non solo e facilmente una cafonata, come ama definirla una certa borghesia parassitaria napoletana chiusa mentalmente e fisicamente nei propri eremi, ma una cosa a nostro avviso molto più grave: una vergognosa dimostrazione di “potere”, perché si inserisce nello stesso solco di cui sopra e sta a significare “facciamo il cazzo che ci pare”. Da qui al punto terzo, chi doveva vigilare? Il comune dice che c’era autorizzazione al flash mob. La prefettura non prende posizione. Ma il palco là sotto è stato montato e qualcuno ne dovrà rispondere. Cosa che al momento – a parte la multa inflitta agli sposi – non ci sembra sia in discussione. A noi sorprende che 3000 persone possano invadere una piazza impunemente, senza che nessuno intervenga. Chi è il responsabile di questo?

Il nostro flash mob e i dubbi sulla mancata vigilanza

Se io e qualche amico una sera andassimo in piazza Plebiscito con un palchetto e due casse per fare pure un semplice karaoke presumibilmente saremmo portati in questura dopo qualche minuto.

Giustamente, aggiungo.

Questo giornale ha organizzato un flash mob – quello  sì reale- in onore di Pino Daniele quasi tre anni fa, muovendosi in perfetta legalità nel comunicare e concordare, proprio col comune, orari e spostamenti.

Facemmo quel flash mob a due anni dalla scomparsa di Pino, nella piazza principale della città, la stessa dell’altra sera. Abbiamo cantato, ovviamente, anche noi, ma con la chitarra di Mario Romano, sopra la scalinata della chiesa di San Francesco di Paola. Se avessimo montato un palco ci avrebbero bastonati, mi sa…

E infatti in quell’occasione venne a trovarci, subito, la polizia municipale. Che nel caso della festa con palco non autorizzato pare non si sia vista, nonostante il baraccone fosse un  “live” sotto la finestra del Prefetto. Ci domandiamo come mai la Polizia che sta lì 24 ore su 24 non è intervenuta? E come mai nessuno ha controllato quanto accadeva in piazza, come invece successo a chiunque di noi (soprattutto in prossimità della Prefettura, dove spesso come collettivo ci siamo beccati qualche botta o richieste di verifica dei documenti: l’ultimo episodio qualche settimana fa, per Friday for Future e la contemporanea presenza di Salvini a Napoli)?. Chi è responsabile di questo? Aspettiamo ancora una risposta. E forse aspetteremo a lungo.

La solita narrazione di  Napoli

Per chi si occupa di comunicazione la questione pesante, però, è un’altra: lo storytelling di Napoli. La stampa  nazionale ha dato ampio  risalto con pagine e pagine intere di giornale su un matrimonio trash.

Nel frattempo però  Stefano Maria Capocelli – consigliere della  IV municipalità – fa notare che nella stessa notte in via Bellini, via Mezzocannone e in via Sant’Anna dei Lombardi, tutte strade del centro storico della città, soggetti ignoti hanno dato fuoco ad una decina di campane della differenziata, un’automobile e almeno cinque scooter “ma  nessuno ne parla. Nessuno”.

Tutti indignati per Tony Colombo: e il flusso di notizie, oramai di livello nazionale, segue questo andazzo.

Solita narrazione di una Napoli  abusiva, stereotipata, solo oleografia “pizza, mandolino, Gomorra e neomelodici” contro la quale combattiamo  e combatteremo sempre raccontando come giornale di quella Napoli diversa, bella e che lotta per distinguersi da certi racconti.

È stata una brutta giornata per la città

Napoli, sia chiaro, è senza dubbio anche questo ma, in conclusione, troviamo stupidi i sentimenti di sorpresa successivi, gli indignati speciali – come se questa fosse una città svizzera dove tutti rispettano le regole h 24 – o chi addirittura dice che la città non ha speranze solo per questo episodio di dubbio gusto che, appunto, rappresenta una parte di cittadini, crediamo – fermamente – minoritaria. Fa ridere proprio la sorpresa, visto che era noto da giorni che si sarebbe celebrato questo matrimonio, al punto che dall’entourage di Tony Colombo sono addirittura partiti comunicati stampa per un breafing con i giornalisti alla Sonrisa. E mentre troviamo imbarazzante che tutti scarichino responsabilità qua e là senza assumersene nessuna,  resta ancora da capire come mai quelle 3000 persone stavano al Plebiscito senza alcuna vigilanza.

Quanto alla stampa nazionale e locale, ormai è carta conosciuta. Ci indigna molto di più che si parli da 48 ore solo di questa roba e poi non si sia visto una servizio dei tg nazionali per la venuta  di Jeff Kinney a Scampia, per il conferimento della cittadinanza a Ozpetek al Maschio Angioino, per l’inaugurazione della Mostra su Canova al Mann, per il Murale di Jorit su Antonio Cardarelli o su Pasolini,  o per quella – che ci riguarda – della targa da poco dedicata a Matilde Serao in Galleria Umberto per ricordare i suoi 30 anni al giorno (dove non si è visto manco il tg regionale) alla presenza degli eredi Scarfoglio venuti anche da altre parti d’Italia.

Evidentemente per i media mainstrem tutte queste notizie non sono così interessanti rispetto agli abusi di bassa lega di un neomelodico e della brutta copia di Pupetta Maresca. Evidentemente raccontare altro non fa comodo alle narrazioni infami che tanto piacciono al resto del Paese. Evidentemente si prepara il terreno per l’ennesima serie di Gomorra che debutta in queste ore per cui è bello far passare l’idea che siamo tutti camorristi o beffardi uè uè che disprezziamo ogni regola e giriamo in carrozze dorate con la banda….  e la cosa triste è che più ne si parla, più la stiamo dando vinta a loro.

Per questo, per quanto ci riguarda, ci limitiamo a questo pezzo,  giusto perché ritenevamo importante prendere posizione ma soprattutto fare un po’ di chiarezza.

Napoli non è solo questo, inutile ripetervelo. Però è anche questo. Purtroppo.

Aniello Napolano

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 29 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Marzo 2019

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