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NARRAZIONI TOSSICHE

Proteste violente a Milano e Torino: la camorra e gli ultras spariscono dai titoli

Attualità | 27 Ottobre 2020

Napule è tutto nu suonno
E a’ sape tutto o’ munno
Ma nun sanno a’ verità

(Pino Daniele)

 

Et voilà… tra ieri e oggi è accaduto un miracolo, non di San Gennaro, non voglia mai. Perché se qualcosa succede a Napoli c’entra sempre anche lui, in buona compagnia di camorra, ultras, fasci di Forza Nuova, Centri sociali cattivoni, Belzebù, gli alieni e il Nuovo ordine mondiale (addirittura l’Agi ha imputato a questo giornale di essere tra gli organizzatori del caos: notizia che ovviamente abbiamo fatto rettificare subito).

Ci siamo sorbiti, da venerdì scorso – ma lo facciamo da decenni – la solita narrazione tossica sul corteo di Napoli finito con uno paio di arresti. Dove sia chiaro, la violenza c’è stata. Solo che non era identitaria. Ovvero gli scontri e le mazzate non avevano la regia, come scritto da tanti, nè della camorra nè degli ultras nè dei fasci: avevano la firma della fame e dell’esasperazione. Una firma, quella sì, nazionale.

Non ci sorprende nemmeno che le migliaia di persone che ieri al Plebiscito, in modo incazzato ma civilissimo, hanno dato vita a una bella e partecipata manifestazione che ha visto varie realtà della città fare rete, non siano notizia d’apertura tg, Morale inedita: con le forze dell’ordine, dal canto loro, in assetto pacifico e civile si è passati dalla piazza alla sede della Regione in modo composto ma fermo, come dimostra la bella foto dall’alto che ci ha inviato la nostra lettrice Natalia Ciardulli.

Di questo corteo oggi sulla stampa nazionale ovviamente non c’è traccia sulle prime pagine perché Napoli fa notizia  solo se si può scrivere assecondando la narrazione coatta, quella dove siamo i peggiori, sempre, infiltrati e infarciti di camorra, comunque e dovunque. Roba che pure Saviano l’altra sera, da Fazio, ha dovuto ammettere che la camorra no, stavolta non c’entrava nulla. Saviano.

Ma i guru della narrazione 2020, i qualunquisti alla Lorenzo Tosa, che ne sanno? “Non capirete mai Napoli” diceva qualcuno che un po’ invece la capiva. Triste che proprio da questa stessa città, i giornali nati qui, il Mattino di Torino, ormai slegato dal cuore di Napoli, e altrettanto il buon Fanpage,  siano stati tra i primi a parlare di camorra quando nemmeno la Digos aveva iniziato le indagini sui fatti. Così come, tornando fuori confine, i Parenzo di turno per cui le proteste di Napoli “puzzano di camorra” o gli Open mentaniani che ci hanno proposto la dicotomia eterna tra i buoni e i cattivi del corteo, dove i cattivi, a Napoli, sono sempre boss di paranza, che addirittura si riciclano in improvvisati registi di scontri.

Beati voi che subissate di like soggetti simili diffondendo tutti soddisfatti il loro qualunquismo acchiappaclick e senza sostanza. Tre giorni fa a Napoli, gli scontri sono stati “un atto di violenza e dichiarazione di guerra allo Stato”. Oggi che ci svegliamo con disordini e ribellioni a Milano, Torino messe a ferro e fuoco, per guru del nulla come Tosa “è ingeneroso dire che sono tutti criminali”.

Ma, ripeto, alle narrazioni tossiche siamo abituati, ce ne occupiamo da oltre un decennio e non ci sorprendono più, anzi in certi casi per noi è diventato addirittura superfluo “contro-narrare”.

Peccato però che tutti, successivamente, si siano attaccati anche alle parole di pezzi dello Stato che andavano nella stessa direzione. Come ad esempio il procuratore nazionale Antimafia. Ieri infatti Federico Cafiero De Raho  è intervenuto al Gr1 di Radio Rai a proposito degli scontri avvenuti venerdì scorso a Napoli per ribadire che dietro ai disordini c’è “la regia di clan camorristici e di gruppi estremisti di destra e sinistra”.

Qual è la prova, la spiegazione di ciò, secondo Cafiero De Raho?

Eccola, riportiamo le sue parole: “perché la violenza è stata tale in alcuni momenti da dimostrare che coloro che hanno partecipato certamente non erano ristoratori” e perché “sostenere manifestazioni pubbliche è certamente di grande importanza per la camorra perché lega a sé quelle parti sociali che più di altre risentono delle conseguenze delle chiusure”.

Oggi però che a Torino spaccano le vetrine di Gucci, oggi che scopriamo della guerriglia nel capoluogo piemontese così come a Milano,  con lanci di bottiglie, pietre, bombe carta contro le forze dell’ordine, una decina di feriti tra i poliziotti, un fotoreporter colpito alla testa da una bottiglia, e di una decina di manifestanti fermati per accertamenti (a Torino sette sarebbero stati arrestati e due denunciati per accuse che vanno dalla resistenza aggravata a pubblico ufficiale in corso, al travisamento e al danno di oggetti) la camorra non c’entra più evidentemente.

Eppure durante i disordini, i manifestanti hanno devastato dehors di locali chiusi per effetto dell’ordinanza che impone di abbassare le serrande alle 18, divelto e dato alle fiamme cassonetti dei rifiuti e alcuni materiali prelevati da un cantiere, preso di mira le vetrine di numerosi negozi, che sono state colpite da pietre…. non sono “modalità insolitamente violente” anche queste, caro Procuratore?

E le scene analoghe di Milano? O quelle nel resto d’Italia? A Catania hanno tirato bombe carta davanti alla prefettura, a Viareggio giovani hanno bloccato il traffico e lanciato fumogeni e petardi, a Trieste altre devastazioni e caos.

Allora: ai magistrati e tuttologi suggeriamo di approfondire un po’ meglio il momento che attraversa il Paese perché certi atti – pur se ingiustificabili – sono frutto di un’esasperazione generale.

E poi, parliamoci chiaramente: se fosse vero che c’era la camorra quale “regista” della manifestazione di Venerdì a Napoli, lo Stato non ci fa una bella figura: perché uno Stato che accusa la camorra con tanta certezza e non la ferma, evidentemente blatera.

E anche perché se Napoli è stata capofila delle proteste, come nella sua storia del resto, che almeno le si riconosca questo primato di città ribelle e incazzata. Ma non di città dove la camorra muove i fili di chi non ce la fa più ad andare avanti. Che, ve lo assicuriamo, finché ce la farà, si muoverà sulle proprie gambe per andare avanti e protestare, per rivendicare il diritto a vivere. Senza bisogno di regie.

Lucilla Parlato

Ph Ciro Giso dalla manifestazione di ieri a Napoli

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 27 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Ottobre 2020

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