venerdì 14 maggio 2021
Logo Identità Insorgenti

Naufragata la Superlega, puniamo i dissidenti e riavviciniamo il calcio alla gente

La battaglia contro la Superlega racchiusa nel motto "Football is for t
Sport | 22 Aprile 2021

Da Superlega a Superfuga, il passo è stato decisamente breve.

Nel giro di sole 48 ore, il progetto oligarchico-accentratore, messo in piedi da dodici grandi dissidenti del calcio europeo, ha cessato di esistere.

Doveva essere un golpe nato, per bocca dei suoi stessi Fondatori, per dare alla gente ciò che voleva. Si è rivelato, invece, una messinscena arrogante, orchestrata da un branco di lupi solitari senza né arte, né parte, interessati esclusivamente al proprio tornaconto personale.

Un manipolo di sciacalli sabotatori, fuori dal mondo e dalle stesse società che guidano, così spocchiosi da tentare di rovesciare il tavolo senza consultare i propri dirigenti, allenatori e, perfino, i loro stessi giocatori.

La pressione popolare inglese e il doppiogiochismo italico

Sul dietrofront, brusco e repentino, hanno giocato un ruolo decisivo la pressione esercitata dall’opinione pubblica e le proteste levatasi direttamente dai tifosi.

In particolare in Inghilterra, dove il profondo radicamento territoriale della fan base delle squadre ha contribuito a generare una levata di scudi collettiva e di enorme partecipazione. Non a caso, i primi club ad abbandonare la Superlega sono stati proprio quelli inglesi.

In Italia – Napoli incluso – è andato in scena il solito teatrino ‘cerchiobottista’ di matrice democristiana. Né prese di posizione, né minacce di ammutinamento.

L’ha fatta da padrone un atteggiamento guardingo, fatto di ammiccamenti sotto traccia e di una rasentata neutralità divenuta, poi, convinta opposizione a progetto già ampiamente sfumato.

Solo la Roma aveva anzitempo manifestato il suo no alla Superlega.

Tra i tifosi, la situazione è stata di poco differente. Sigle ultras di Milan e Juventus, con comunicati e striscioni, hanno manifestato il proprio dissenso per la nuova competizione.

Secondo un sondaggio condotto dal noto portale ‘Forza Football’ su oltre diecimila tifosi, l’unico club coinvolto la cui tifoseria si è espressa in maggioranza a favore della Superlega è stato proprio quello juventino.

Il campione preso in esame è ridotto, ma non ci meraviglieremmo se, su più ampia scala, i risultati non cambiassero più di tanto.

UEFA e Superlega: due facce della stessa (sporca) medaglia

Chiariamo un aspetto.

Quella tra UEFA e Superlega è stata una mera battaglia intestina tra concentrazioni capitalistiche e neoliberiste di potere e danaro. Perché i golpisti saranno pur marci fino al midollo, ma a Nyon hanno ampiamente tradito i principi solidali e mutualistici di cui sono andati riempiendosi la bocca nelle ultime ore.

Aver allontanato, dal calcio, quella minaccia che intendeva rivedere in chiave elitaria e antidemocratica i suoi canoni di accesso e di partecipazione, è stato solo un primo e imprescindibile passo.

Necessario, più che voluto. Reazionario, ma tutt’altro che riformista.

Ancor prima che si palesasse lo spauracchio Superlega, il sistema calcistico europeo aveva già abbondantemente manifestato tutti i suoi limiti.

E la responsabilità principale, in tal senso, è ascrivibile in gran parte alla stessa UEFA. Che ha senza dubbio rinsaldato la propria leadership governativa, ma che è adesso chiamata a incidere, in modo netto e deciso, sul futuro del calcio continentale.

‘Football is for the fans’ è molto più di un motto

L’occasione è unica. Enorme.

Ai ricchi e blasonati, che blaterano di voler ancora più soldi, gli si sbatti in faccia la mostruosità dei debiti accumulati in un decennio di vacche grasse.

Si puniscano i dissidenti. Si estromettano dal gioco gli interessi miliardari delle multinazionali che gli gravitano intorno.

Il calcio è anche business, senz’altro. La si smetta, però, di strizzare l’occhio ai potenti di turno.

Perché il PSG non ha detto ‘no’ alla Superlega per amore del calcio, ma per tutelare i tornaconti personali del patron Al-Khelaifi, fatti di Mondiali conquistati a colpi di tangenti, lavoratori morti nei cantieri e di corposi contratti televisivi già messi in cascina.

I tifosi, veri custodi del gioco, hanno già atteso fin troppo. E non hanno nessuna voglia di perdonare ancora.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 22 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 12 Maggio 2021

Articoli correlati

Sport | 11 Maggio 2021

Troppo Napoli, gli Azzurri fanno 100 e travolgono l’Udinese

Altri Sud | 10 Maggio 2021

L’imperialismo non è mai finito: così i Paesi ricchi hanno prosciugato i Sud del Mondo

Sport | 8 Maggio 2021

Il Napoli annienta lo Spezia, continua la corsa Champions