sabato 17 aprile 2021
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Neapolis – Il Signore dei Cavalli: tra mito e storia sulle tracce di Annibale

Neapolis Il Signore dei Cavalli
Libri | 3 Aprile 2021

Con Marino c’è stato sin dal principio un feeling spontaneo, forse perché condividiamo tante passioni oltre a un amore incondizionato per Napoli: dalla storia passando per la mitologia fino a toccare la fisica, quella scienza che studia i fenomeni della natura attraverso l’osservazione e la ricerca ossessiva e rigorosa del metodo scientifico. Attitudini necessarie, a mio avviso, per la stesura di un romanzo come Il Signore dei Cavalli. Ma cosa c’entra ora la Fisica – direte voi – con un romanzo che narra delle vicende di Neapolis, Parthenope e Annibale? C’entra eccome, rispondo io. La Fisica è ovunque, permea e influenza ogni cosa, persino nella narrazione di un romanzo storico per il quale l’attendibilità e la precisa osservazione delle fonti antiche risulta determinante nella ricostruzione di fatti accaduti oltre due millenni fa.

Ebbene Marino, fedele al metodo scientifico, nel suo Neapolis – I Signori dei Cavalli ci conduce per mano in un viaggio attraverso la Campania felix sulle orme di uno dei condottieri più audaci dell’antichità, quell’Annibale il punico capace di tenere sotto scacco Roma e il suo imperium per ben 17 anni sul suo stesso campo di battaglia. E mentre il racconto prende forma, con il punico che scivola invitto dalle Alpi a Canne umiliando a più riprese la tronfia tracotanza dell’esercito più potente dell’antichità, a Neapolis, in quella zolla di terra bagnata dal mare incastonata al centro del Krater campano, gli dèi ordiscono in gran segreto la trama del giovane Hegas, l’hipparcos dal cuore nobile che presto intreccerà il suo destino con l’abile stratega cartaginese.

Neapolis – Il Signore dei Cavalli e la piana campana

A fare da sfondo all’impresa del punico è la piana campana, con il suo caleidoscopio di nazioni, di popoli, di culture contrapposte e di alleanze di mero profitto. Ed è qui, in questa distesa lussureggiante puntellata da città arcaiche che ancora si trascinano al giorno d’oggi, che Il Signore dei Cavalli ti ghermisce definitivamente trascinandoti in un viaggio a ritroso nel tempo lungo oltre 2000 anni. Assorto nella lettura, difatti, capita sovente di perdersi in una verdeggiante radura alle porte di Capua, oppure tra le dolci e feconde vallate irpine o ancora tra i vicoli e le profonde cavità tufacee di Neapolis.

Forse perché la cruda attualità ci restituisce un’immagine irrimediabilmente compromessa di questi luoghi a noi cari, forse perché i fasti della Campania Felix giungono alle nostre orecchie da troppo lontano, ormai guastati dalla mano dell’uomo e dal sempiterno incedere del tempo. Se gli erano state raccontate meraviglie del Kampanon, Annibale vide con i propri occhi che le parole non facevano giustizia a ciò che descrivevano, e come avrebbe potuto? In che lingua, di quelle che il pheniko conosceva, poteva esprimersi la rigogliosa fertilità del suolo campano? Un passo che mi si ritorce da giorni nella mente e che i cuori più sensibili, ripensando a quanto gli uomini siano stati spudorati nel voltare le spalle alla sorte, leggeranno con un velo di afflizione e rimpianto.

Il degno erede del Richiamo della Sirena

Le pagine scorrono sotto le dita spronate dalla voracità degli occhi, e il lettore si ritrova presto sopraffatto dall’impellenza d’inseguire Annibale e il suo esercito su e giù per l’Italia, oppure di calarsi nelle viscere di Neapolis per lasciarsi cullare dalla voce di miele di Parthenope, la dea eponima della città capace di scrutare nel passato come nel futuro di ogni uomo. In questo romanzo, dove il confine tra storia e fantasia diventa talvolta labile e fuggevole, emerge infine la figura dell’hipparcos Hegas, un neapolitano dal cuore nobile e senza macchia che riuscirà con un piano folle ad arginare l’ascesa incontrastata del punico, ponendosi con tenacia e astuzia a difesa della sua amata. Proprio Hegas, colui che da bambino sognava di ricalcare le orme del leggendario Odysseus, diverrà infine l’uomo che salverà Parthenope dall’oblio alla quale era destinata.

Il romanzo è degno successore di Neapolis – Il Richiamo della Sirena, la prima intrigante opera di Marino Maiorino ambientata durante il rocambolesco patto tra Neapolis e Roma, nel 326 a.C. Entrambi i racconti si pongono come finestre sul passato dalle quali sbirciare quel reticolo di plateiai e stenopoi brulicanti di vita che ancora oggi solcano il cuore del centro storico si Napoli. Ma non solo: ne Il Signore dei Cavalli il colpo d’occhio si estende a tutta la piana campana, gettando un cono di luce su città importanti come Capua e restituendoci vizi e virtù di quel calderone variegato di popoli che infine forgeranno il nostro carattere.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 3 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 3 Aprile 2021

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