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NEAPOLITAN REPUBLIC

Il San Gennaro di Gabriele Rollin: “Ora sono io che prego voi”

Arte, Senza categoria | 25 Ottobre 2020

Neapolitan Republic nasce da un disagio, dalla voglia di raccontare un’altra Napoli, lontana dai luoghi comuni e dalle narrazioni tossiche che vedono la nostra città sempre più spesso coinvolta. E oggi, questo racconto, fatto di nuove visioni, di arte, di cultura  sembra avere ancora più senso, ora che la città è ripiombata nell’incertezza e nel buio più intenso.

Resistere grazie a nuove visioni dunque, grazie alla bellezza, ribaltare le prospettive, sentire di avere obiettivi e fronti comuni. Questo è l’obiettivo del progetto che vede coinvolti tanti artisti che abbiamo deciso di incontrare e di raccontarvi anche attraverso la descrizione delle loro opere.

Gabriele Rollin

Graphic designer, illustratore e art director per aziende, artisti, associazioni culturali e musei, Gabriele Rollin dal 2014 collabora costantemente con le realtà del terzo settore presenti al Rione Sanità, riunite poi nella Fondazione San Gennaro, e altre come Altra Napoli Onlus, Fondazione con il Sud.

Da due anni ha sposato il progetto di Dante Faletto e si è impegnato insieme all’imprenditore napoletano in questo racconto alternativo della città, lasciandosi ispirare dai vicoli, dalla vita quotidiana e dalla grinta e la perseveranza del popolo napoletano.

“C’è una comunione di intenti con Dante – ci spiega Rollin – vedere in giro le mie creazioni grazie a Neapolitan Republic mi dà l’idea di quanto l’arte possa essere uno strumento per veicolare messaggi positivi e bellezza anche nel quotidiano. Noi creativi abbiamo un compito importante per la nostra città: quella di rappresentare la Napoli vera, quella viva, quella che combatte ogni giorno. Una Napoli che non è solo cartolina, ma è un movimento continuo fatto di forza e contraddizioni”

Il nuovo San Gennaro

Una nuova immagine del nostro patrono, una visione ribaltata rispetto all’iconografia classica a cui siamo abituati. Questo è il San Gennaro di Gabriele Rollin che Neapolitan Republic ha trasfigurato su t-shirt, su borse e segnalibri, per far girare quanto più possibile un messaggio importante quello di un San Gennaro che chiama in causa i napoletani, li richiama per attivarsi, per far sì che il miracolo stavolta venga compiuto da loro stessi.

Come lo zio Sam americano con il dito puntato verso chi lo guarda, il San Gennaro di Rollin dice: “Ora io prego voi” e i ruoli si ribaltano.

“Questo San Gennaro, che fa anche parte  del mio progetto “Creativi Tee Shirt”, nasce dall’esigenza di veicolare dei messaggi positivi per Napoli – dice Rollin  – e di sollecitare lo spirito napoletano in una maniera nuova. San Gennaro è una risorsa alla quale i napoletani si rivolgono per la risoluzione dei loro problemi. Il racconto nuovo che noi speriamo è che finalmente si possano invertire i ruoli, la preghiera adesso è San Gennaro che la fa al napoletano dicendo “Io ci metto la mano mia, ma voi metteteci la vostra”

Vico Esclamativo

“Vico Esclamativo” nasce camminando. Semplicemente camminando una vita tra i vicoli di Napoli.

Al riguardo si è detto tutto e si dirà ancora. Si dirà sempre qualcosa su questi canali di storie se si vuole parlare di Napoli. Imprescindibili fili che tessono la trama della città. Testimoni dell’identità, da secoli vengono percorsi da fiumi di generazioni che si sedimentano sulle pareti e tra i vasoli. In queste vene circolano tanto le velenose tossine quanto il vitale ossigeno. Tutte le tradizioni con i loro profumi, tutti gli errori, tutte le risate, i motorini, le albe, le note. Tutte le illuminazioni. Per riportare questo racconto non serve alcuna dote particolare. E’ tutto lì dentro a portata di sensi. Basta camminarci un giorno. “Questa è Napoli” è l’affermazione più comune che un vicolo suggerisce. E nella grammatica napoletana un’affermazione così non è seguita da un punto normale, ma da uno esclamativo.

Ed è qui che nasce l’idea di Rollin per quest’altra visione.

“Un punto esclamativo per affermare un’identità. Ecco cosa volevo comunicare – ci racconta – E dove si trova un punto esclamativo in un vicolo? Per me la visione è stata lì: ‘o Canalone, che nasce a Via S. Teresa per immergersi nella Sanità. Finestre, balconi, il bucato steso tra una parete e l’altra, grondaie. E ho cercato di capire se il tutto, visto dall’alto, rendesse questo vicolo più esemplificativo: dall’alto si individua bene il percorso della strada. La strada è una striscia, una linea che può essere curva o dritta. Un punto esclamativo è una linea dritta che si interrompe e si chiude con un punto. Proviamo con un vicolo dritto e alziamo lo sguardo! Magari la soluzione è sulla nostra testa: una striscia azzurra ritagliata tra le sagome dei tetti. Si chiama cielo e nei vicoli prende la forma che essi gli vogliono conferire. Se ci si concentra, può diventare un orgoglioso punto esclamativo, la luminosa affermazione di un’identità.”

Ed ecco che l’arte diventa ispirazione per ogni forma di resistenza. Ce lo auguriamo davvero.

https://www.facebook.com/identitainsorgenti/videos/1496817993839381/

Valentina Castellano 

 

 

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 25 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Ottobre 2020

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