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Nel 1600 c’era il carcere per i giocatori d’azzardo: il banno di Donnaromita

epigrafe di donnaromita
Epigrafi di Napoli | 6 Marzo 2020

Un’antica lapide senza data vieta di giocare in strada, proprio a ridosso dell’ex convento di Santa Maria di Donnaromita (più propriamente Donna romita, in quanto in origine era monastero delle donne di Romania, monache basiliane giunte da Grecia e Romania in quella zona, come ricorda il Celano nel suo Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli). Donnaromita è nota anche per uno dei più celebri racconti di Matilde Serao pubblicati nel suo leggende napoletane, quello legato alla leggenda delle tre sorelle Donna Romita, Donn’Albina e Donna Regina.

Carcere per chi giocava d’azzardo nei vicoli dietro Donnaromita

Sei ducati e carcerazione arbitraria per chi fosse stato colto in flagranza. Ovviamente oggetto del banno non era chi si dilettava in giochi per ragazzi ma il riferimento era al gioco d’azzardo. Il vicolo che unisce il largo del Nilo all’attuale via Palladino è sempre stato, infatti, affollato di giocatori. Era così ancora a inizio ‘900, al punto che Giovanni de Muralt, nel descrivere le epigrafi di Napoli per Napoli Nobilissima (volume 13 del 1904) evidenziava che “oggi dopo due secoli dal suddetto banno si giuoca più che mai e propriamente sotto la lapide in questione, poiché non v’è luogo più propizio per evitare le sorprese della polizia”. Era così anche nella Napoli del 1600. Il vicolo, da sempre poco abitato, essendo confinante con il monastero, era luogo prescelto per bische e giocatori di carte di ogni tipo. Il banno, pieno di errori di ortografia, a partire dal gocare al posto di giocare, è fra i più antichi scritti in italiano fra quelli arrivati fino a noi. Ancora il de Muralt, facendo riferimento alla “carcerazione arbitraria” sosteneva che l’epigrafe fosse antecedente al 1700.

L’epigrafe di Donnaromita risale al XVII secolo

Andando ancora più a fondo, partendo dalla figura del consigliere Andrea Provenzale, che risulta delegato del monastero di Santa Maria di Donnaromita, costui potrebbe essere lo stesso Andrea Provenzale che risulta consigliere regio morto nel 1645, presente sia nelle memorie istoriche degli scrittori legali del regno di Napoli, tomo 3, del 1788 di Lorenzo Giustiniani, sia indirettamente in un testo di Bartolommeo Capasso (memorie storiche della chiesa sorrentina). L’epigrafe dovrebbe pertanto risalire al XVII secolo.

Il testo completo del banno di Donnaromita:

Banno et comandamento p ordine
dell sig.r consegliero andrea
provenzale comissario delegato
dell monasterio de S.ta Maria d.
romita che nessuno ardischi gocare
in queste due strade intorno
all monasterio sotto pena de ducati
sei et carceratione arbitrario

Fabrizio Reale

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 6 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Marzo 2020

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