domenica 15 settembre 2019
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NEL NOME DEL CIUCCIO

93 anni di Napoli: tanti auguri alla nostra eterna passione a tinte azzurre

Identità, Sport | 1 Agosto 2019

“Pur grati a coloro che sono stati la nostra matrice, l’importanza del momento e la maggiore dignità cui il nostro sodalizio è chiamato mi suggeriscono un nome nuovo, nuovo e antico come la terra che ci tiene, un nome che racchiude in sé tutto il cuore della città alla quale siamo riconoscenti per averci dato natali, lavoro e ricchezza.

Io propongo che l’Internaples da oggi in poi, e per sempre, si chiami Associazione Calcio Napoli”.

Con queste parole, il 1°agosto di 93 anni fa, il presidente azzurro Giorgio Ascarelli sancì la nascita del nostro amato Napoli. Nella sostanza, però, si trattò di un mero cambio di denominazione imposto – più che voluto dai soci del club – dal C.O.N.I.  a guida fascista.

La Città, infatti, aveva una propria squadra già dal 1922, anno in cui l’Unione Sportiva Internazionale e il Naples Foot-ball Club si fusero tra loro per dar vita all’Internaples. Gli inglesismi, però, non erano graditi al regime di Mussolini, costringendo Ascarelli – imprenditore tessile di successo, di origini ebree – a mutare il nome della squadra nell’italianizzato “Napoli”.

In principio fu un cavallo rampante, il Corsiero del Sole, a simboleggiare la squadra cittadina. Ben presto, durante la prima stagione agonistica del 1926/27 giocata dal Napoli in Divisione Nazionale e conclusa dagli Azzurri con un solo punto conquistato, la volontà popolare sancì il passaggio dal nobile destriero al noto Ciuccio, sinonimo di fatica e di laboriosità.

Un Popolo, una Città, una Passione

Se la data del primo agosto può rappresentare una ricorrenza perlopiù convenzionale, tutt’altro che consuetudinaria è stata la storia e il racconto che la Napoli calcistica ha saputo restituirci in 93 anni – o poco più – di vita. Il gioco del calcio, esportato dai marinai inglesi sulle rive del Golfo a cavallo tra la fine del Diciannovesimo secolo e gli inizi del Novecento, attecchì nel popolo napoletano con vigore e prosperità inaudita.

Napoli e il Napoli finirono ben presto con l’identificarsi. Non a caso, ancora oggi, i tifosi azzurri e cittadini partenopei vengono chiamati nello stesso nome: Napoletani. Un unico nome, un’unica squadra a difesa, a tutela e a rappresentanza di un intero popolo, di un’intera Città e di una grande, smisurata passione.

Quello di Napoli è un caso quasi unico al Mondo. Sono poche, infatti, le realtà metropolitane che identificano la propria fede calcistica in una sola entità. Ed è particolare notare come una simile simbiosi abbia da sempre interessato scrittori e giornalisti, accecati e affascinati da quel mix esplosivo di sacralità e profanità che ha alimentato pagine intere di letteratura e narrazione sportiva.

Capire Napoli, decifrarla e fotografarla equivale ad indagare il suo legame con il Napoli. Per capire Napoli è necessario (anche) approfondire quel rito di collettiva partecipazione non propriamente riconducibile all’evento della partita. Napoli parla del Napoli ogni giorno della settimana, in ogni angolo e su ogni muro della Città. La squadra è il termometro emotivo del suo Popolo e ne racchiude il suo stato d’animo.

Viviamo in un ‘Bar dello Sport’ a cielo aperto. Lo facciamo da 93 anni (o poco più) e, con tutta certezza, continueremo a farlo per sempre. Perché l’unica forma di amore eterno, come amava dire il maestro Luciano De Crescenzo, è quella per la propria squadra del cuore.

Buon compleanno, Napoli!

Antonio Guarino

 

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 1 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 1 Agosto 2019

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