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NEL NOME DEL CIUCCIO

Buon compleanno a Ruud Krol, il Divino d’Olanda che incantò Napoli

Identità, Sport | 24 Marzo 2019

Pochi giorni fa, la nota rivista France Football – ideatrice ed assegnatrice dal 1956 del Pallone d’Oro – ha pubblicato la classifica dei 50 migliori allenatori della storia del calcio. In cima a questa speciale graduatoria, stilata tenendo conto soprattutto dell’eredità tattica lasciata in dote al mondo del pallone, c’era Rinus Michels.

Michels è considerato per antonomasia il padre di quel calcio totale all’olandese che, nel corso degli anni ’70, stregó e rivoluzionó l’intero universo calcistico europeo, grazie al contributo di una generazione di campioni i cui nomi sono eternamente scolpiti nella testa e nell’immaginario di ogni calciofilo che si rispetti.

Di quella generazione d’oro faceva parte anche Ruud Krol, il baronetto venuto dall’Olanda che, con la sua classe e con la sua eleganza, conquistò e stregò il cuore della Napoli calcistica (e non solo) per quattro intese stagioni, dal 1980 al 1984.

L’olandese volante

Oltre ad uno straordinario bagaglio tecnico, Krol portò alle pendici del Vesuvio una bacheca di trionfi, vittorie e riconoscimenti internazionali mai ammirati prima, contemporaneamente, in un solo calciatore con indosso la maglia del Napoli.

Nel decennio precedente, infatti, Ruud aveva completamente riscritto la storia del calcio con l’Ajax e la sua meravigliosa Olanda, riuscendo nell’impresa – da leader indiscusso e con la fascia da capitano al braccio – di vincere tre Coppe dei Campioni di fila, tra il 1971 e il 1973, e di sfiorare il titolo mondiale nel 1974 e nel 1978.

Krol sbarcó a Napoli all’età di 31 anni, nel settembre del 1980. Un paio di mesi prima del suo arrivo, la F.I.G.C. aveva riaperto le frontiere all’arrivo degli stranieri in Serie A, per cui le porte del nostro campionato erano chiuse addirittura dal 1966, all’indomani della disfatta iridata contro la Corea del Nord.

L’intuizione di portare l’olandese volante a Napoli fu dell’allora direttore generale Antonio Juliano.

Krol, lasciata la sua Ajax al termine della stagione precedente, si era trasferito nella lega calcistica nordamericana con il Vancouver Whitecaps. Juliano si mosse in prima persona, convincendo Ruud ad accettare l’avventura partenopea.

L’eleganza del campione

Si sarebbe dovuto trattare di un trasferimento in prestito per un solo anno. Si trasformò ben presto in un approdo definitivo, capace di scatenare l’entusiasmo e le fantasie di un’intera Città come solo, e in misura ancor maggiore, riuscirà a fare qualche anno più tardi un riccioluto omino argentino.

Ad accogliere Krol, a Capodichino, nel giorno del suo arrivo in Italia ci furono migliaia di tifosi azzurri. Gli abbonamenti fioccarono alle stelle e quel Napoli, diretto e orchestrato da Rino Marchesi, sfiorò subito la conquista del Scudetto, sfumato – dopo un’emozionante spalla a spalla con Roma e Juventus – nel letale testa-coda del 26 aprile 1981, al San Paolo, contro il già retrocesso Perugia.

Provate a chiedere di Krol a quei tifosi, o semplici appassionati, che lo han visto giocare. Vi restituiranno un ritratto fatto di eleganza e di tecnica sopraffina insoliti per un difensore. Nato, cresciuto e affermatosi in un mondo calcistico innovativo e futuristico, in azzurro Krol reinventò il modo di concepire e interpretare il ruolo di libero.

Seppur dotato di una prestanza fisica di prim’ordine, l’olandese non era mai irruente nei suoi interventi. La sua spiccata intelligenza tattica gli consentiva di leggere in anticipo l’evoluzione delle azioni e le giocate degli avversari. Sul rettangolo verde, la sua immagine si muoveva agile, leggera e veloce. Col pallone tra i piedi, avviava e dirigeva tutte le azioni della squadra, deliziando la platea con dei lanci di 60/70 metri che, come per magia, finivano la loro corsa sul piede degli estasiati attaccanti azzurri.

Krol era un difensore, lo ripetiamo. Ma sapeva trattare così bene il pallone da rappresentare il primo cruccio per gli allenatori avversari. In un Roma-Napoli, Niels Liedholm incaricò addirittura Pruzzo di marcarlo ad uomo ogni qualvolta entrasse in possesso della sfera.

Un attaccante che marcava un difensore. E’ anche così che si fanno le Rivoluzioni.

Il fascino dell’icona

Nei suoi quattro anni di Napoli, Krol ha letteralmente dominato e stravolto l’immaginario collettivo di una Città piegata dal dramma del terremoto. Nella primavera del 1981, con l’Italia chiamata alle urne per il noto referendum sull’aborto, le posizioni anti-abortiste a Napoli s’ispirarono a lui per ideare uno slogan decisamente particolare: “Tifoso che voti per l’aborto, pensaci. E se la mamma di Krol avesse abortito?”

D’altronde Ruud era figlio di una filosofia diversa, per cui il talento calcistico doveva liberamente coniugarsi col senso di responsabilità del professionismo. I ritiri estivi lunghi sei settimane senza mogli e fidanzate al seguito erano ritenuti un’atrocità, giacché il successo, e i suoi piaceri, potevano serenamente coesistere con i doveri dell’essere atleti.

La sua folta chioma bionda spopolò nei cuori delle donne e delle ragazze di Napoli, che facevano la fila per un suo autografo o per un giro in lungomare a bordo della sua BMW. Divenne ben presto lo scapolo d’oro più desiderato e ricercato, letteralmente abbracciato e conquistato dalla “città più pazza del paese europeo più folle”.

A confermare questo legame intenso e speciale è stato lo stesso Krol, intervistato pochi giorni fa dal Corriere della Sera in vista dell’imminente duello in Champions League tra il suo Ajax e la Juventus:

“Quei quattro anni sono stati i più belli della mia carriera, più di quelli all’Ajax, del calcio totale. La passione e l’ambiente che ho trovato in Italia erano del tutto nuovi per me. Sono rimasto folgorato. Avevo parlato con Bearzot prima di arrivare. E anche con Tardelli, Rossi e Cabrini. Credevo di sapere cosa aspettarmi, ma Napoli era qualcosa di ancora più grande”.

“Do ut des”, dicevano i latini.

Napoli è da sempre così: ripaga con tutta sé stesso chi, anche solo dando calci ad un pallone, è capace di dispensare il nettare della gioia, dell’allegria e della passione incondizionata, rendendolo immortale.

Buon 70°compleanno, Ruud.

Antonio Guarino

L’illustrazione che accompagna l’articolo è stata realizzata da Maura Messina.

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 24 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Marzo 2019

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