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NIENTE DA FESTEGGIARE

Colerosi e terremotati: negli stadi italiani il razzismo è normalità

Speciale 17 marzo | 17 Marzo 2015

siete voi

“Colerosi”,”Terremotati”,”Fogna d’Italia”sono solo alcuni dei messaggi di benvenuto coi quali i nostri “fratelli”italiani sono soliti accoglierci nei loro stadi e addirittura sono temi cari ai tanti cori a noi dedicati anche quando il Napoli non è neppure in campo.

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Sempre questi “fratelli” amano esibirsi, con ottuso orgoglio, nell’immancabile “noi non siamo napoletani” ignorando la millenaria cultura partenopea apprezzata ovunque nel mondo; oppure “giocano” ad invocare lo sterminio di tutto un popolo ad opera del Vesuvio e ci accolgono col classico”Benvenuti in Italia”quando siamo ospiti nei loro civilissimi stadi.

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In poche parole ci trattano da esseri inferiori, da “diversi”, ci chiamano “africani”, ci dicono che siamo la vergogna dell’Italia intera, ci infamano con ogni mezzo possibile tra cori e striscioni e si augurano il nostro “lavaggio” fatto dalla lava, visto che “col sapone non vi siete mai lavati…”.

benvenuti

L’infamia, l’insulto becero, la discriminazione continuano però ben oltre le gradinate di uno stadio perché questi – per qualcuno – sarebbero solo sfottò, in realtà. Se quel qualcuno, poi, è un certo Tavecchio – colui il quale da neo presidente della FIGC pensò bene e subito di eliminare la dicitura “di origine territoriale” dall’elenco dei comportamenti sanzionabili – allora ci appare lampante il fatto che il “sistema Italia” non faccia altro che avallare con la sua ineffabile noncuranza quei comportamenti che altrove vengono definiti  e sanzionati semplicemente per ciò che sono: bieco, stupido, ignorante razzismo.

fogna

Ma non è finita: a completare il quadro ci sono i giudici di campo – spesso sordi e ciechi – che ignorano cori e striscioni “autorizzando” così questo schifo imperante; e poi un giudice sportivo che al Napoli chiude lo stadio per i tristi e noti fatti di Roma – in cui unica vittima è il napoletano Ciro Esposito che lì ci perde addirittura la vita – fino a vietare ai tifosi azzurri la trasferta nella “loro”capitale, ancora oggi, ma solo a chi risiede in Campania, manco questa fosse un’aggravante.

tubercolosi

E poi ancora ci tocca assistere al tentativo da parte di Federazione, Lega e tv private di salvare a tutti i costi il Parma dal fallimento quando per squadre di altre latitudini quali il Napoli o la Salernitana nessuno mosse un dito a suo tempo.

vesuvio2

Su un punto però – ci tocca ammetterlo – avete ragione voi: voi “non siete napoletani” e questa è un’evidenza più che lapalissiana, per tutti; né tanto meno noi ci teniamo ad essere italiani visto che la vostra bella italianità ce l’avete imposta a suon di massacri, ruberie, discriminazioni, vessazioni  e inciviltà. Tenetevela tutta, quindi, e festeggiatela pure se davvero credete di avere motivi per farlo. Con tanti auguri.

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Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 17 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 16 Novembre 2018

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