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NIENTE DA FESTEGGIARE

Energia e concorrenza sleale del nord

Speciale 17 marzo | 17 Marzo 2015

niente da festeggiare 2

Centocinquantaquattro da colonia interna significano anche questo: produrre più energia elettrica rispetto alle necessità del proprio territorio, smistarne l’eccesso al nord e in cambio e in segno di riconoscenza pagare bollette della luce più salate: un danno per le famiglie meridionali, che pagano anche per quelle del nord, e soprattutto l’ennesima forma di concorrenza sleale e subdola delle aziende padane nei confronti delle nostre.

Sono gli effetto del decreto legge 185 del 2008, meglio noto come federalismo energetico: in sostanza si tratta della suddivisione della rete di distribuzione di gas ed energia elettrica in tre macroaree – nord, centro e sud – in conseguenza della quale anche il prezzo delle bollette non è più lo stesso in tutto il paese, ma viene calcolato su base “locale”. All’articolo 3 del decreto si afferma infatti che “entro 24 mesi dall’entrata in vigore del presente decreto-legge, l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, su proposta del gestore della rete di trasmissione nazionale, suddivide la rete rilevante in tre macro-zone”. E proseguendo la lettura dello stesso articolo si precisa che “il prezzo dell’energia verrà calcolato non più a livello nazionale (Authority Nazionale dell’energia elettrica, che stabilisce il prezzo unico in bolletta) ma indipendentemente nelle tre macro-aree, e non più sulla base dei costi di generazione bensì sulla base dei prezzi di vendita offerti dalle diverse aziende”.

A distanza di poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge, le conseguenze per la nostra terra sono le seguenti: in base a dati Terna, gestore della rete di trasposto dell’energia, relativi all’anno 2010, le due “macro-zone” del centro e del nord complessivamente hanno prodotto 190,5 terawatt, il 20% in meno rispetto ai consumi (228,7), situazione opposta al Sud, che ne ha prodotti 111,6 e consumati 81,2, il 34,7% in meno. L’eccesso di energia prodotta nella nostra terra viene smistata al nord.
A fronte di tale situazione Terna registra per lo stesso anno i seguenti prezzi: rispetto ad un costo medio “nazionale” di 115 euro a Megawatt, il nord ne paga 107 e il sud 123, ovvero il 15% in più, con punte di 171 euro in Sicilia, il 60% in più rispetto al nord. Interrogato sulle ragioni della disparità di trattamento, la risposta del gestore è laconica: “Nel Mezzogiorno il costo di energia e gas è più alto a causa della mancanza di efficaci infrastrutture energetiche di sostegno: molte zone non sono collegate alla rete nazionale mentre le perdite e le disfunzioni nella distribuzione di energia e gas sono all’ordine del giorno”.
Dunque la soluzione è semplice, potreste pensare: è sufficiente investire per ammodernare la rete di distribuzione nelle regioni meridionali per abbassare il costo dell’energia. Ed infatti il 14 Maggio 2010 si riunisce il CIPE, comitato interministeriale per la programmazione economica, e sblocca investimenti pubblici e privati in infrastrutture per un importo di 11 miliardi di euro, di cui oltre il 99% va al nord mentre per la nostra terra vengono investiti appena 107 milioni, meno dell’1%. Un’elemosina.

In tale contesto di distribuzione iniqua delle risorse energetiche si inseriscono alcuni casi eclatanti, come la Basilicata, dove si trova circa l’80% del petrolio della penisola con una copertura del 10% del fabbisogno del paese, e che in cambio riceve le royalties più basse del globo insieme alle ulteriori devastazioni imposte con lo sblocca italia, e la Sicilia, dove si raffina circa il 40% della benzina, le cui accise finiscono direttamente a Roma. Ad entrambe le regioni resta solo l’inquinamento, assieme alle accuse razzistiche, Giletti docet, di essere dei mangiapane a tradimento mantenuti dalla “locomotiva padana”.
Ora noi viviamo nell’era del culto idolatrico del libero mercato e della concorrenza dalla cui propaganda siamo quotidianamente bombardati, in realtà una truffa globalizzata che consiste nel tutelare per legge gli interessi dei gruppi economici più grandi a discapito dei più piccoli, e nel concentrare slealmente condizioni di vantaggio nelle aree ricche del pianeta a discapito di quelle più povere.
Provate pertanto a mettervi nei panni di un imprenditore meridionale che deve “liberamente” competere con un’azienda padana, e spiegateci come fate a concorrere se l’energia necessaria per produrre vi costa di più, se l’accesso al credito bancario è più difficile e gli interessi più alti dato che tutte le banche sono del nord, e se le infrastrutture – autostrade, porti ed aeroporti – necessari per commercializzare i vostri prodotti sono carenti perché il 99% delle risorse di tutto il paese viene costantemente investito nella sola padania.
Sleali ed oggettive condizioni di svantaggio per i nostri imprenditori, vere e proprie infamie detto fuori dai denti, frutto di oculate scelte politiche mirate a far campare il nord sfruttando il sud, ed il tutto vigliaccamente ignorato dalla propaganda “nazional-italiota”. Quando si tratta di spiegare i differenti tassi di crescita tra nord e sud, la colpa razzisticamente è sempre del meridionale, che nel suo Dna non ha i “geni” per intraprendere. 17 Marzo 2015: 154 anni da colonia interna e nulla da festeggiare.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 17 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 17 Marzo 2015

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