sabato 23 marzo 2019
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NON SOLO BATTISTI

Matteo Messina Danaro e gli altri mafiosi e camorristi latitanti che lo Stato cerca invano

Giustizia, Italia | 14 Gennaio 2019

La lista nera del Ministero dell’Interno con l’elenco delle primule rosse da catturare è lunga e dolorosa. Assassini sparsi per il pianeta sia tra ex terroristi che tra mafiosi, camorristi e ndranghetisti. Insomma non esiste certo solo Cesare Battisti – catturato e estradato in Italia, dove sconterà la sua pena, con tanto di accoglienza di ministri e conferenza stampa addirittura a Palazzo Chigi .

Marco Di Lauro, camorrista figlio di Ciruzzo ‘o milionario

Lo Stato sta braccando da tempo altri superlatitanti: Marco Di Lauro, 38 anni, ricercato dal 2005 per associazione di tipo mafioso. Latitante di Camorra, è sfuggito quando aveva 24 anni ad un blitz delle forze dell’ordine. Secondo le dichiarazioni di un pentito Di Lauro sarebbe il mandante di 4 omicidi. Sul figlio di Paolo detto “Ciruzzo ‘o milionario”, girano molte leggende fra cui l’amore per una donna legata ad un clan, il debole per le scarpe griffate e la capacità di mimetizzarsi travestendosi da donna.

Giovanni Motisi ‘u pacchiuni

La caccia prosegue anche per Giovanni Motisi “u pacchiuni”, “il grasso”, 59 anni, palermitano doc, ricercato dal ’98 per omicidio, dal 2001 per associazione di tipo mafioso e dal 2002 per strage. Ha l’ergastolo da scontare, il killer di fiducia di Totò Riina. La sua ultima apparizione risale al ’99. Poi più nulla tanto da far ipotizzare che sia morto.

Attilio Cubeddu, da 22 anni in fuga

Si è invece convinti che si nasconda dietro una rete di protezioni in Sardegna, la sua terra, Attilio Cubeddu, che nel ’97 non è più rientrato nel carcere di Badu ‘e Carros da uno dei permessi che gli erano stati concessi per la sua condotta modello. Custode dell’ostaggio Giuseppe Soffiantini, Cubeddu, nato nel nuorese, è storico esponente dell’Anonima Sequestri sarda. Fu arrestato nel 1984 con l’accusa di sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime e venne condannato a 30 anni di reclusione.

Matteo Messina Denaro resta in cima alla lista

Ma in cima alla lista c’è sempre Matteo Messina Denaro. Lo scorso anno lo Stato ha catturando Rocco Morabito, secondo criminale con la latitanza più lunga dopo quella di Messina Denaro e definito re della cocaina (durante il governo precedente). E pochi mesi prima Giuseppe Giorgi, altro ‘ndranghetista di spicco di San Luca, nella Locride. Gli investigatori sono sempre stati convinti che abbia avuto un ruolo nell’affondare, a largo delle coste calabresi, navi cariche di rifiuti radioattivi. Nei giorni scorsi ne ha parlato il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, ospite del programma ‘Siamo noi’ su Tv2000. “I latitanti godono di coperture e reti di sostegno non potrebbero esistere i latitanti se non ci fossero reti che consentono le latitanze. Le reti via via sono state tagliate e si assottiglia sempre più quel sostegno che ha consentito al latitante di restare ancora oggi impunito. Questo mi fa pensare che Matteo Messina Denaro sarà sicuramente arrestato. Di latitanti ne abbiamo arrestati tantissimi – ha aggiunto De Raho – sia quando ero Procuratore aggiunto a Napoli sia da Procuratore della Repubblica a Reggio Calabria. E a Reggio Calabria non ci sono più latitanti, anche se erano in latitanza da 20-30 anni. Sono stati arrestati tutti. Via via che si tagliano le reti i latitanti vengono necessariamente raggiunti e arrestati”.

Alessio Casimirri, latitante in Nicaragua: era nel commando che sequestrò Moro

Personaggi di spicco delle Brigate Rosse, di Prima Linea, di Lotta Continua, dei Nuclei Terroristi combattenti di Potere Operaio: sono una cinquantina le persone condannate in via definitiva che si sono sottratte alla giustizia italiana e hanno trovato riparo in Francia, Nicaragua, Argentina, Cuba, Algeria, Libia, Angola.

Tra gli ex brigatisti rossi spicca per importanza Alessio Casimirri, condannato con sentenza definitiva per il sequestro Moro, latitante secondo le ultime notizie in Nicaragua. Casimirri, indicato come componente del commando che sequestrò Aldo Moro e uccise i cinque uomini di scorta nel 1978, è stato condannato in contumacia a sei ergastoli. Nella sua latitanza è diventato cittadino nicaraguense e gestisce un ristorante sulla costa. All’estero anche Alvaro Lojacono, a sua volta coinvolto nei fatti di via Fani: dopo esser passato per vari Paesi (Nord-Africa e Sud America) ne avrebbe anche acquisito la cittadinanza (con il nome di Alvaro Baragiola).

Per Casimirri e altri è scattata la prescrizione

Nel frattempo, dopo tanti anni trascorsi dal momento del reato, per alcuni latitanti è scattata la prescrizione. Come è accaduto per Manlio Grillo: ricercato per il rogo di Primavalle, nel quale morirono i fratelli Mattei, ha trovato rifugio, come Casimirri, in Nicaragua. È stato latitante anche il suo ex compagno di Potere Operaio Achille Lollo, per la precisione in Brasile, in cui nel 1993 il Tribunale supremo federale ha rigettato la richiesta di estradizione presentata dall’Italia. Per entrambi le condanne a 18 anni di reclusione per i fatti di Primavalle sono cadute in prescrizione. In prescrizione anche i reati commessi dall’ex leader di Potere Operaio Oreste Scalzone, condannato a 16 anni, rifugiato in Francia e tornato in libertà nel 2007.

La Francia è stata la meta di 500 eversivi grazie a Mitterand

Proprio la Francia, tra il 1978 e il 1982, è diventata la meta di una vera e propria migrazione, con 400-500 esponenti della galassia eversiva italiana riversatisi Oltralpe. Tra i rifugiati a Parigi fino al 2004 figurava anche Cesare Battisti: dopo quella data, quando si stava avvicinando la sua estradizione per una condanna all’ergastolo, aveva però fatto perdere le sue tracce, per poi riapparire a Rio de Janeiro, in Brasile, dove nel 2007 è stato arrestato una prima volta e detenuto in carcere a Brasilia fino al giugno 2011. Il Paese d’Oltralpe è diventato nel corso degli anni un simbolo per i latitanti legati al terrorismo rosso, anche in virtù della protezione giuridica dovuta alla cosiddetta dottrina Mitterrand: “La Francia valuterà la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili”, nel caso di richieste avanzate da Paesi “il cui sistema giudiziario non corrisponda all’idea che Parigi ha delle libertà”. Tra questi Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi e Enrico Villimburgo, altro brigatista condannato all’ergastolo nel processo Moro-ter; la primula rossa Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, sospettate di contatti con le nuove Brigate Rosse; Sergio Tornaghi, legato alla colonna milanese delle Br ‘Walter Alasia’, Roberta Cappelli, oggi architetto, della colonna romana.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 14 Gennaio 2019

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