fbpx
domenica 25 ottobre 2020
Logo Identità Insorgenti

NON SOLO COVID

Edit, salone del design tra San Domenico, il Museo Filangieri e il San Carlo: a Napoli la cultura non si ferma

Cultura | 18 Ottobre 2020

Apro i giornali. Scorro le notizie. Covid. Non c’è altro. Non c’è da mesi. Il mondo si è fermato, ha accostato per farci scendere, come Gino Paoli delicatamente aveva già scritto in una delle sue più tenere canzoni. Non c’è più il passato, più il futuro, solo presente, tempo che non siamo mai stati abituati a vivere. ‘Covid’, è aggettivo e sostantivo, è il non-tempo, ciò che (non) stiamo vivendo. Questo 2020 si dovrebbe togliere dai calendari, così l’economia e forse anche la psiche sarebbero salve. La salute invece, almeno stavolta, la lascerei a chi ha studiato davvero. A gennaio ri-iniziamo: non è giusto che la vita conti un anno che non è stato vissuto. Mi viene in mente quell’aneddoto storico per cui nel 1582, per allineare le stagioni ormai sfalsate al meteo, si arrivò alla conclusione di saltare dei giorni e così dopo il 4 ottobre fu il 15 ottobre, nessun 5 nessun 6… il tempo fu plasmato nuovamente, non più fermo dogma, visse sotto un nuovo schema. Ecco, facciamo così, saltiamo quest’anno, riproviamoci in giornate che non abbiano un unico tema che mentre impaurisce ci atrofizza la mente.

Ci penso davvero mentre scruto il giornale, ma poi mi ritrovo immerso tra argomenti nuovi in cui la parola Covid non compare se non per rassicurare che gli eventi rispettano le misure per limitarne i rischi. È aria nuova, di nuovo. Una flebile speranza di poter tornare a sognare dopo mesi di agonia. È un urlo di richiesta di riprenderci i giorni, di essere vivi seppur in maniera consapevole e responsabile. È Napoli che ancora una volta mi regala una lezione nel mentre che io la guardo con pregiudizio. Si inseguono così trafiletti e articoli su una rivoluzione silenziosa delle menti più frizzanti, iniziative che si sono date appuntamento in città: c’è Edit, fervido salone del design voluto dalle caparbie Emilia Petruccelli e Domitilla Dardi, alla loro seconda edizione ripopolano il chiostro di San Domenico Maggiore di vispe intelligenze che ridisegnano l’utile e spiegano l’inutile tra colori accesi e materiali sani, credono in un mondo che sarà, di nuovo. Accoglie Allegra Hicks, sempre discreta ed elegante, e tutto intorno si immaginano case arredate e tavole imbandite nelle stanze che erano i refettori dei frati. Eterei inviti a cena per ricevere gli amici, bere insieme con la libertà, oggi delusa, di poter scambiarsi i bicchieri con superficialità e noncuranza, socialità. È un ritrovo silenzioso di chi vuole tornare a parlare di futuro in maniera chiassosa. Si inciampa, a voler essere sinceri, in qualche scelta kitsch: inevitabile qualche confusione di gusto dei più inesperti, ma comunque, ovunque, resta la costante di voler tornare a dire la propria; le sale si aprono su corridoi illuminati da originali lampade targate Servomuto, indicano la via di dove tutto scorre con leggerezza tra lo stupore di ciò che c’è e il riscontro, quasi inaspettato, di un perenne rispetto delle normative.

Il distanziamento è assicurato, gli scrutatori attenti, gli espositori, trincerati tra opere e mascherine, raccontano nei fatti il loro pensiero. Mi perdo io tra i fiori e le foglie quasi ancestrali di una sempreverde Victoria Episcopo: Adamo ed Eva che si rincontrano nelle applique di una parete, è luce, un nuovo inizio ancora.

Speranza torna ad essere un sentimento di attesa e non un Ministro dai funerei annunci.

Sul giornale è ancora Edit qualche articolo più in là, in versione Cult, nei suoi fuorisalone di milanese memoria, in cui si ricercano per la città luoghi noti per reinventarne la fruibilità, mostri sacri della cultura si prestano a questa violenza: saggi ne scrutano la ventata di fiducia. C’è il Teatro San Carlo, il Museo Nazionale, il Museo Filangieri.

La borghesia polverosa e stantìa che lotta per la ferma e inutile musealizzione per principio ha perso un’altra volta.

Vado al Filangieri, scambio uno sguardo di intesa a quel Gaetano ritratto che ride soddisfatto sotto i baffi nel dipinto da cui osserva l’imponente torre di ceramica sorta al centro della Sala Agata per mano di Jaime Hayon, il pensiero di rinnovamento di quel Principe illuminato detta ancora le regole delle sue stanze, stupisce, lascia attoniti i benpensanti, soliti perbenisti inerti che sussurrano le loro grida allo scempio dal loro punto di vista perennemente vuoto. La mascherina limita il diffondersi dei loro pensieri, le voci solite e noiose restano imprigionate nelle FFP2 che ci proteggono dal Covid e ci salvano dalla piatta borghesia.

Concludo il mio giro di lettura e passeggiate con Villa di Donato, casa aperta dei sempre attenti De Mennato che, anche nella nuova generazione, dimostrano sensibili capacità. È Benedetta, stavolta, la padrona di casa che, in questo weekend in cui Napoli si dedica al design, sotto un beneaugurante eucalipto, presenta il suo vetro curvo dipinto, ricerca non banale di una designer giovane e determinata, dalle già importanti esperienze.

A Matter of Balance il nome dell’esposizione: una questione di equilibrio. Equilibrio necessario per consentire ai tavoli appoggio su basi curve e ondulari; equilibrio di colori nei tavoli come nei quadri che la stessa Benedetta dipinge imitando tramonti utopici dai colori non reali. Equilibrio che serve, sempre. Sopratutto in tempi di Covid.

Francesco Francavilla

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 18 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 18 Ottobre 2020

Articoli correlati

Cultura | 15 Ottobre 2020

LA MEMORIA

Pio Monte di Misericordia: non solo Caravaggio ma secoli di solidarietà nella sua storia

Cultura | 14 Ottobre 2020

LA MOSTRA

Luca “fa presto” Giordano ospite del Museo di Capodimonte

Cultura | 23 Settembre 2020

San Giovanni a Carbonara, l’emblema della mutevolezza di Napoli

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi