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È NU JUORNO BUONO

Manolas come Maradona: il 30 giugno proietta ancora il Napoli verso una nuova dimensione

Sport | 1 Luglio 2019

Da 35 anni a questa parte, nella storia della Napoli calcistica, il 30 giugno ha un valore particolare: quello dell’annuncio di Diego Armando Maradona in maglia azzurra, nell’estate del 1984.

35 anni più tardi, con l’arrivo di Manolas dalla Roma, il 30 giugno si ripresenta con prepotenza, ai tifosi partenopei, con il suo carico di simbolismi e di buone novelle.

No, non abbiamo comprato il nuovo Maradona, a patto che un altro Diego potrà mai esistere davvero. Che, seppur ci fosse in giro un calciatore anche solo potenzialmente avvicinabile al Pibe de Oro, state certi che non è a Napoli e per il Napoli che, a 24 anni, sceglierebbe di giocare.

I due acquisti, però, hanno con sé parallelismi e accostamenti che esulano assolutamente dall’aspetto tecnico, ma che riguardano significati più ampi.

Trentacinque anni fa, Maradona rappresentò – da solo – il primo tassello di una squadra che, di lì a pochi anni, divenne tra le più forti e complete della storia del calcio italiano. Un affare fatto di inventiva, condito da direttori di banche e da politici scesi in campo per garantire al Napoli – a quel Napoli – le risorse necessarie a compiere un investimento altrimenti impossibile e fuori dalla sua portata.

Ci verrebbe da dire “altri tempi, bei tempi”, in cui i sogni sembravano davvero realizzabili e i calciatori, al pari di dirigenti ed allenatori, sembravano un po’ più umani e meno professionisti di quel che appaiono – e sono – oggi.

Trentacinque anni dopo, invece, Manolas non è il campione venuto a predicare nel deserto. Il nazionale greco, con un trascorso in patria con le maglie di AEK Atene ed Olympiakos, non è solo uno dei difensori centrali più forti in circolazione, bensì un tassello di prim’ordine in un mosaico di per sé già di pregevole fattura.

Il Napoli lo ha acquistato da una sua diretta concorrente, dettando le condizioni economiche della trattativa in virtù di una solidità aziendale con cui, anno dopo anno, è fin qui riuscito a mettersi puntualmente alle spalle società e squadre più ricche e blasonate.

Abbiamo preso per la giacchetta la Roma, stretta nella morsa di un bilancio sofferente, e le abbiamo strappato uno dei suoi migliori giocatori. Uno di quelli che, neanche un anno fa, realizzava la storica rete con cui i giallorossi eliminarono il Barcellona e approdavano in semifinale di Champions League.

Lo abbiamo convinto a giocare da noi, a sposare la nostra causa.

Più di un semplice salto di qualità

Con l’arrivo di Manolas, il Napoli si proietta in una dimensione tecnica superiore, che certifica al contempo la validità della strategia societaria adottata dal club partenopeo nell’ultimo decennio.

Un modus operandi in virtù del quale veste l’azzurro un calciatore del calibro di Fabian Ruiz, campione d’Europa Under 21 con la sua Spagna e miglior giocatore della competizione. Il Napoli lo ha osservato e monitorato a lungo, per poi strapparlo alla concorrenza di Real Madrid e Barcellona, che quel “cammellone” oggi lo vorrebbero per sé, dopo averlo visto giocare per anni nel loro campionato per poi farselo sfuggire sotto al naso.

Una strategia grazie alla quale Manolas andrà a giocare in coppia con Kalidou Koulibaly, uno dei difensori più forti e richiesti al mondo che il Napoli non cede e non cederà. Almeno per quest’altro anno ancora.

Perché non è nelle condizioni di farsi dettare le condizioni dagli altri, di farsi prendere per la giacchetta. E perché ha la forza di trattenere i suoi migliori giocatori il più a lungo possibile.

Napoli, 30 giugno.

È (stato) nu juorno buono!

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 1 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 1 Luglio 2019

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