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30 Aprile 2006: l’ultima volta della ’10’ al San Paolo in una gara di campionato

Sport | 30 Aprile 2019

30 Aprile 2006.

Dopo l’onta del fallimento e il primo tentativo di risalita in B fallito nella finale play-off persa contro l’Avellino, il Napoli saluta finalmente la Serie C.

La matematica promozione in Cadetteria è arrivata due settimane prima, col successo al San Paolo per 2-0 contro il Perugia, firmato da Calaió e Capparella.

A Fuorigrotta, va in scena l’ultimo atto stagionale contro il Frosinone, secondo in graduatoria e unico, credibile inseguitore degli Azzurri per ampi tratti della stagione.

Quella contro i Ciociari non è solo un semplice congedo di alta classifica dall’inferno della terza serie. Ripartire dalla C, infatti, ha imposto il ritorno alla classica numerazione delle maglie, “costringendo” ad assegnare nuovamente la ’10’, ritirata dal club nell’estate del 2000.

Per due stagioni, la maglia che fu di Maradona trovò così un nuovo proprietario. Quell’anno, in particolare, fu Mariano Bogliacino, trequartista uruguaiano di straordinario talento e invidiabile bagaglio tecnico, a indossare  la maglia del ‘Diez’ sulle proprie spalle.

Quel giorno di fine aprile, però, la ’10’ non fu sua. La indossó Roberto Sosa, meglio noto al pubblico partenopeo come El Pampa.

Argentino e maradoniano devoto, Sosa ottenne dal compagno di squadra la possibilità di indossare la maglia del suo idolo per l’ultima partita casalinga del campionato, prima che il ritorno in Serie B e alla numerazione libera riportasse la ‘camiseta’ di Diego nuovamente lontano dai campi di gioco.

Si trattava di un giorno di festa e la sceneggiatura non poteva di certo esaurirsi con un argentino, che aveva rinunciato alla Serie A per giocare alle pendici del Vesuvio, indossare la maglia dell’argentino che rese grande e vincente Napoli.

Dopo tre minuti di gioco, il Frosinone provó a recitare la parte del guastafeste, portandosi in vantaggio con Mastronunzio.

Nulla, però, avrebbe potuto rompere l’incantesimo.

E così, dieci minuti più tardi, Sosa si inventa una giocata più unica che rara per il repertorio balistico a cui ci aveva abituati, scavalcando il portiere ospite con un pallonetto chirurgico da fuori area realizzato, tra l’altro, in condizioni di precario equilibrio.

L’apoteosi si impossessó degli spalti del San Paolo. Sosa corse a braccia aperte sotto la Curva A, riuscendo a stento a trattenere le lacrime di gioia e di emozione.

Aveva appena segnato un gol di rara bellezza. E lo aveva fatto con indosso la maglia del suo idolo, del campione che aveva animato i suoi sogni da bambino e da adolescente. E aveva fatto impazzire di gioia il pubblico e il popolo che, con quel genio del calcio mondiale, avevano condiviso gli anni più belli della propria vita sportiva.

E non solo.

La partita non regalò particolari emozioni e si concluse sul risultato di 1-1. Quello di Sosa, al netto della fortissima carica simbolica ed emotiva, fu sì l’ultimo gol in campionato di un giocatore del Napoli con la ’10’ azzurra, ma non l’ultimo in assoluto con quella maglia al San Paolo.

Poche settimane più tardi, nella gara di ritorno della finale di Supercoppa di Serie C contro lo Spezia, sarà Bogliacino a riprendersi la titolarità stagionale di quel numero, realizzando su calcio di rigore la rete del definitivo 1-1.

Antonio Guarino 

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 30 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2019

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