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LA NUOVA BELLA NAPOLI

L’isola Ferdinandea, “per sempre del popolo siciliano”

NapoliCapitale, Storia | 14 Gennaio 2015

ferdinandea due

Giorni fa ho aiutato mio figlio con l’assegno di storia contemporanea e ci siamo imbattuti negli avvenimenti storici di fine ‘900 … in particolare delle piccole dispute che comunque hanno segnato delle vite umane. E così ha studiato cosa successe nel 1982 tra Argentina ed Inghilterra circa l’arcipelago delle isole Falkland. Subito mi è venuto in mente quello che successe ai Borbone ed ancora una volta ecco che si scopre (o riscopre) un loro primato! Infatti ora Vi chiedo … Vi scatta in testa una lucina se mensiono l’Isola Ferdinandea?

Era il 1831 quando uno sciame sismico investì la zona tra Sciacca e Pantelleria. Le scosse si avvertirono fino a Palermo ed in seguito ad alcuni forti scosse, causate anche da un’eruzione vulcanica al largo di Sciacca, ecco che apparve dal mare quello che inizialmente era un piccolo scoglio … poi man mano crebbe nei giorni successivi fino a diventare un vero e proprio isolotto … proprio come riferisce il capitano della Nave Gustavo, F. Trifiletti che data l’episodio nella notte tra il 10 e 11 Luglio.

Questo era di forma conica, proprio per il vulcano da cui usciva la lava, di circa 4 kmq con tanto di colline; le cronache dell’epoca raccontano che era caratterizzato da due piccoli laghi sulfurei. Era infatti il 12 Luglio 1831 quando Carlo Averna, Primo Ministro di Ferdinando II, entrò nella sua camera da letto e lo svegliò dicendo: “ Maestà … da oggi il Vostro Regno è più grande!”.

Da tutto il mondo accorsero vulcanologi per studiarne il fenomeno … per conto dei Borbone fu mandato il fisico Domenico Scinà, il quale relazionò con un piccolo trattato intitolato “Breve ragguaglio al novello vulcano apparso nel mare di Sciacca”. Anche il professor Carlo Gemmellaro, docente di Storia Naturale presso l’Università degli Studi di Catania, scrisse da canto suo un particolareggiato trattato che fu studiato da scinziati dell’epoca.

ferdinandea uno

Altri importanti studiosi furono gli inglesi Warington Wilkinson Smyth e Edward Davy. Purtroppo però, come accade spesso in queste circostanze, accorsero anche le potenze militari interessate invece a nuovi approdi da trasformare in avamposti militari. Oltre ai Borbone, accorsero gli inglesi, i francesi, gli olandesi, i tedeschi … ma furono gli inglesi, con un blitz, a sbarcare per primi sull’isola precisamente il 2 Agosto di quello stesso anno battezzandola “Isola di Graham”, oggi giorno sulle carte nautiche è segnalato appunto “Banco di Graham”; dopo qualche giorno fu la volta dei Francesi che la ribattezzarono “Iulia”.

Ferdinando quando lo seppe andò su tutte le furie e ritenendo che l’isola, essendo al largo della Sicilia, di fatto fosse parte del suo Regno … mandò il Capitano Corrao il quale, una volta arrivato, tolse le bandiere precedentemente poste dalle altre potenze e piantò la Bandiera Borbonica chiamando l’Isola col nome di “Ferdinandea” in onore del Re. Ferdinando poi, nella seduta del 17 Agosto, con regio decreto annesse al regno la neo isola.

Ed ecco allora che iniziò una sorte di bagarre tra Regno delle Due Sicilie ( badate bene … non ho detto Italia ), Francia ed Inghilterra. Questa diatriba però fini quasi subito perché nell’estate del 1832 l’isola iniziò, in seguito ad un’ennesima intensa attività vulcanica, ad inabissarsi nuovamente fino a scomparire del tutto a dicembre di quello stesso anno.

Ancora una volta era accaduto quello che si era ripetuto nel corso dei secoli, già nei resoconti delle “Guerre Puniche” si parlava di un’isola che ogni tanto riaffiorava dalle acque mentre in altri resoconti di marinai, nel corso dei secoli, si decantava la leggenda di un’isola che appariva di notte per sparire di giorno; altre notizie sull’argomento si hanno nel XVII secolo.

Oggi comunque “l’isola” si trova ad una profondità di circa sette metri ed è segnalata sulle carte nautiche come un “banco o secca”. Ma recenti studi di oceanografia hanno specificato che l’isola Ferdinandea è parte di una triade di banchi; infatti insieme a “Terribile” e “Nerita” costituisce uno dei coni del vulcano sottomarino Empedocle, vulcano del tutto simile, anche per grandezza, al suo vicino “cugino” Etna.

Ma Voi direte … è finita qua? No! … e questo perché nel 2001 un’altra attività vulcanica in quegli stessi luoghi fece pensare nuovamente al ritorno dell’isola. Subito si mobilitarono Francia ed Inghilterra … e questa volta anche la marina statunitense … ed allora la Regione Sicilia, a nome degli Italiani, forte anche dei diritti internazionali a cui faceva riferimento lo stesso Ferdinando II, fece porre una lapide con scritto sopra: “Questo Lembo di terra / Una volta Isola Ferdinandea / Era e sarà sempre / Del Popolo Siciliano”.

Gino Campolongo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Gennaio 2015 e modificato l'ultima volta il 14 Gennaio 2015

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