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NUOVO DPCM

Franceschini: “Si lavora per riaprire musei nei giorni feriali dal 18 gennaio”

Beni Culturali | 14 Gennaio 2021

C’è grande attesa per il prossimo DPCM previsto per il 15 gennaio, data in cui decorreranno i termini del decreto varato il 3 dicembre scorso, che stabiliva la chiusura – a distanza di una settimana da quella di cinema e teatri – di tutti i luoghi di cultura. Nel nuovo dpcm è intenzione del governo riaprire i musei nelle regioni in area gialla. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nell’informativa alla Camera sulle misure anti-Covid. E oggi lo ha confermato anche il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, spiegando che il governo sta valutando la possibilità di riaprire i musei e le mostre dal 18 gennaio nelle regioni ‘gialle’ e durante i giorni feriali.

“Nel Dpcm che chiuderemo nella giornata di oggi – ha detto Franceschini, sottolineando che la sua proposta è ancora un’ipotesi – proporrò che sia introdotta la riapertura dei musei e delle mostre nelle zone gialle almeno nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì. Naturalmente – ha proseguito il Ministro – tutto dovrà avvenire in modalità di sicurezza, come quest’estate, con gli obblighi di indossare le mascherine, mantenere il distanziamento, il contingentamento e con prenotazioni e bigliettazione elettronica per evitare le file. È un primo passo, un piccolo passo verso la ripartenza” ha concluso il Ministro.

La chiusura dei musei annunciata il 1 dicembre scorso

L’annuncio della chiusura era stato anticipato il 1 dicembre dal ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini in diretta alla trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, gettando nello sconforto più totale non solo i lavoratori del settore già in cassa integrazione da mesi, ma soprattutto i precari: partite iva e collaboratori a chiamata (ricordiamo che per quest’ultimi non è stato varato nessun sussidio economico né durante il primo lockdown, né tantomeno nel secondo). Il ministro, convinto sostenitore del “Netflix della cultura”, ha ribadito per tutto il 2020 la necessità di una massiccia campagna di digitalizzazione dei beni culturali, celebrando le potenzialità del web.

La scarsa digitalizzazione dei piccoli musei li penalizza fortemente

Ma, ancora una volta sono state penalizzate, dalle chiusure stabilite nel mese di novembre, soprattutto le piccole realtà culturali, non dotate di un sito internet e di canali social (le indagini ISTAT parlano di più del 50% di musei non “in rete”). Se da un lato in questi giorni si sta parlando molto del lancio della nuova piattaforma online itsart.tv, una sorta di “Netflix” che offrirà contenuti culturali a pagamento, dall’altro ci si interroga su quando saranno riaperti al pubblico i luoghi della cultura.

Il Museo Archeologico di Napoli, per esempio, ha in programma interessanti mostre già dallo scorso anno, che si spera vengano inaugurate nel corso del 2021. Certo, la crisi di questo settore è un dato di fatto: l’assenza di turisti che altrove in Italia ha comportato una chiusura a tempo determinato e, in alcuni casi, addirittura indeterminato di alcuni musei evidenzia le profonde contraddizioni di un Paese che, come spesso si dice banalmente, “potrebbe vivere di arte e cultura”.

La conferma della riapertura dei musei in zona gialla

Con la decadenza nei prossimi giorni del DPCM del 3 novembre, come confermato da Speranza, fa decadere di conseguenza anche il vincolo di chiusura dei luoghi di cultura. In zona gialla è dunque certa l’apertura di musei e mostre già dal 16 gennaio – giorno in cui presumibilmente entreranno in vigore le nuove disposizioni.  E dall’11 gennaio anche la Campania è di colore giallo. Considerando che le regioni hanno una certa autonomia rispetto alle direttive centrali, bisognerà capire anche quali saranno le intenzioni del presidente della regione Campania.

Gli interrogativi che accompagnano la riapertura dei musei

Ma se da una parte c’è chi esulta per la possibilità di iniziare nuovamente a lavorare, o, quantomeno, a frequentare i posti che fino ad adesso ci sono ancora celati, dall’altra c’è grande paura: quanto dureranno queste aperture? Sarà garantita la continuità, anche in vista della grande campagna vaccinale che vede la Campania prima per somministrazione dei vaccini tra le regioni in Italia? Questi sono i grandi interrogativi che soprattutto nel mondo della cultura si fanno avanti più che mai e in maniera pressante.

Seppur è certo che un museo comporti dei costi anche da chiuso, è anche vero che adattare ogni volta la propria offerta culturale alle esigenze di contenimento del virus determina ulteriori costi. Negli scorsi mesi le domande che sono state poste al governo da parte degli operatori del settore non hanno ricevuto grandi risposte, né tantomeno sono valsi a nulla gli studi che dimostravano – come nel caso della scuola – che l’aumento dei contagi non dipendeva da questi luoghi. Ciononostante, la cultura si è dovuta arrestare nuovamente, nel rispetto delle decisioni prese dal Consiglio dei ministri. Per quanto si possa gioire dell’“esplosione di creatività” – per citare le parole del ministro rilasciate lo scorso aprile alla trasmissione “Aspettando le parole” – avutasi online lo scorso anno, si sono innescati una complessità di problemi sociali ed economici che hanno travolto totalmente il settore culturale.

La digitalizzazione dei musei e della cultura aumenta l’inclusione ed è da favorire

Si auspica, ovviamente, a una maggiore incidenza dell’Italia nel mondo digitale ma senza, per questo, mortificare le esperienze culturali collettive e di presenza. Iniziative come quella promossa al San Carlo, con la trasmissione in rete di spettacoli teatrali, sono sicuramente da favorire per permettere una maggiore inclusione e accessibilità alle proposte culturali diffuse a costi certamente contenuti, ma non possiamo favorire queste pratiche a discapito delle altre: il digitale deve essere un rafforzamento e non un sostituto alla partecipazione attiva dei cittadini alla vita culturale.

 

Martina Di Domenico

Ph: Carlo Hermann 

Un articolo di Martina Di Domenico pubblicato il 14 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 14 Gennaio 2021
#musei  

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