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OMICIDI MEDIATICI

Gennaro Cesarano, ucciso due volte da giornalisti irresponsabili

Attualità, Criminalità | 7 Settembre 2015

Gennaro-Cesarano

Da una settimana a questa parte Napoli sta vivendo un momento difficile. Scontri allo stadio, voci di faide tra clan, omicidi che non lasciano presagire niente di buono. La città respira odore di sangue e lacrime a causa di gente che crede di poterla mettere a ferro e fuoco per capriccio. E tanto per cambiare chi paga il prezzo più alto sono gli innocenti, la cui unica colpa è trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. È accaduto questo anche a Gennaro Cesarano, morto poco più di 24 ore fa per un agguato della camorra. Un agguato non destinato a lui, che non c’entrava niente. Ma questo poco importava a chi doveva fare il titolone e vendere il proprio giornale, anche a costo di diffondere notizie sbagliate.

Perché Gennaro Cesarano, ammazzato dalla camorra, è stato ucciso una seconda volta da chi non ha esitato un istante a definirlo un pregiudicato e a diffondere i suoi precedenti senza documentarsi un minimo, senza chiedersi se c’entrasse qualcosa in quell’agguato, se per caso non fosse stato una vittima collaterale di una scorribanda che non lo riguardava, di una guerra che non era la sua. No, la cosa importante è presentare l’immagine di una Napoli che affoga nel sangue delle proprie lotte intestine. Senza pensare a quello versato dagli innocenti che si trovavano lì solo per caso.

Infatti, come volevasi dimostrare, ieri la verità sull’omicidio di Gennaro è finalmente emersa. Gennaro non era un pregiudicato, né tantomeno la vittima predestinata dell’agguato: è stato ucciso da una pallottola vagante. Era un ragazzo che aveva commesso qualche errore, ma che aveva voltato pagina e che stava affrontando la sua vita. Frequentava l’istituto alberghiero, il suo sogno era di diventare un pizzaiolo. Nel tempo libero faceva volontariato in un doposcuola per i più piccoli. Aveva solo 17 anni. Ma tutto questo non era abbastanza importante, a quanto pare. Era necessario prima diffondere menzogne. Altrimenti come si fa il titolone?

Napoli è la perenne città dei due pesi e delle due misure. Gennaro è stato ucciso nel bel mezzo del Rione Sanità. Per i giornali e per chiunque voglia lucrare sull’ennesima tragedia, tanto basta per bollarlo come un pregiudicato. Tanto basta per cercare di far passare Napoli come preda inerme dei giochetti della camorra. Tanto basta per mettere a tacere ancora una volta la parte sana della città, che cerca di ribellarsi a tutto questo. Come il movimento dei Disoccupati, di cui fa parte anche Antonio Cesarano, il papà di Genny. Che non ha perso tempo e ha indetto per oggi alle 17 un’assemblea nel centro sociale Carlo Giuliani per “rimettere al centro il riscatto e la dignità dei quartieri popolari”.

La verità è che la gente è stanca. La verità è che la gente vuole trovare una soluzione a tutto questo ed è pronto a fare qualsiasi cosa pur di trovarla. La verità è che a Napoli esiste da sempre chi combatte una guerra senza quartiere contro la camorra. Ma ogni battaglia diventa vana fin quando è uno solo a lanciarsi contro i mulini a vento, fin quando non è la città intera a ribellarsi contro il suo maggior cancro. E soprattutto ogni battaglia diventa vana se le vittime innocenti vengono fatte passare per colpevoli tanto alla leggera e fatte morire così due volte. L’unico modo per risolvere il problema è una reazione unitaria da parte di tutta la comunità. Ma questo chi deve fare il titolone non lo capisce.

Lorenzo Pierleoni

 

Un articolo di Lorenzo Pierleoni pubblicato il 7 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 8 Settembre 2015

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