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OMICIDIO DI CIRO

De Santis fece sparire il suo cellulare e altre prove, grazie a un complice

Attualità, Giustizia, Italia, Sport | 6 Aprile 2015

La sparizione dei cellulare di Daniele De Santis. Voluta, studiata, con tanto di complici citati nei verbali dell’inchiesta. Perché qualcosa c’era da nascondere, evidentemente. E anche di grosso se in quei momenti concitati subito dopo gli spari e gli scontri fuori all’Olimpico, c’è chi si è preoccupato di far sparire occhiali, borsone, telefono dell’assassino di Ciro Esposito. E’ un altro particolare che emerge nella ricostruzione della giornata del 3 maggio in cui l’ultras romanista sparò a Ciro Esposito in viale di Tor di Quinto poco prima della finale di Coppa Italia Napoli – Fiorentina.

 

Un cellulare che aveva in tasca che un amico si affrettò a far sparire insieme a un paio di occhiali (e anche un borsone, appena citato). Gli investigatori però hanno ricostruito – negli atti dell’inchiesta – il destino del Galaxy S5 appartenente a De Santis: fu sfilato all’ultrà della Roma, già ferito, da un amico, tal Vincenzo, – uno dei suoi complici? – e consegnato a una delle due prostitute rumene con cui entrambi avevano trascorso la notte precedente in un festino a base di sesso e coca. Non l’unico telefono di De Santis sparito: anche il piccolo Nokia – che pare avesse lasciato a casa – che pure gli apparteneva, non si è trovato più. Una delle due prostitute, tal Ruxanda Andrei,  rumena di 31 anni, dunque, avrebbe preso questo telefono, lo avrebbe usato per una decina di giorni e poi lo avrebbe spedito in Romania, dove il telefono sarebbe addirittura stato venduto. Ed è stata la trentenne rumena a raccontare i destini dei due cellulari: «Il telefonino piccolino era in casa e io non l’ho toccato, gli occhiali li ho lasciati su un mobile, mentre con il Galaxy ho effettuato alcune telefonate a casa mia in Romania, poi, dopo essermi confrontata con la mia amica, ho deciso di tenerlo in quanto Daniele mi aveva dato 400 euro e doveva ancora darmene 600 per le prestazioni, così come pattuito in precedenza. Poi ho gettato la scheda che era nel telefonino e inserito la mia».

La trentenne rumena racconta poi: «Quando l’amico di Daniele mi ha consegnato il telefonino e gli occhiali ho notato che aveva anche la borsa con la quale Daniele era uscito di casa. Dopo dieci minuti è tornato verso di me e Natasha e ci ha detto di andare via da lì in quanto era “successo un macello”. Poi ci ha detto di allontanarci subito ma visto che c’era un elicottero della polizia che controllava l’area ha scartato l’ipotesi di uscire dal retro per non destare sospetti e allora siamo usciti tutti e tre su viale Tor di Quinto dove c’era la polizia e l’ambulanza».

Sempre dai verbali: “Verso le 15 Daniele ci disse che doveva uscire. Era molto strano, agitato. Ha prelevato da un cassetto di biancheria un oggetto che non sono riuscita a vedere, presumo fosse un coltello che usava per tagliare droga, dicendomi che andava a comprare cibo e sigarette, senza specificarmi. “Tesoro stai tranquilla che è tutto a posto, torno subito”, mi disse. Ero preoccupata perché aveva litigato per telefono con un ragazzo al quale aveva detto che “gliela avrebbe fatta pagare”».

Inga Dumitru, 38enne moldava, conferma il racconto dell’amica e aggiunge: «Dopo tre ore Daniele non era ancora rientrato. Dalla finestra ho visto un signore a alto circa due metri capelli corti grigi, circa 60 anni, che conoscevo di vista e sapevo che era una persona molto cattiva. Si è allontanato con altre quattro o cinque persone, sui 40/50 anni a bordo di due macchine piccole». Potrebbero essere i co-autori dell’assalto ai bus dei napoletani che innescò il loro contro inseguimento. Ed è la prima volta che se ne sente parlare in modo un po’ più chiaro.

Minimizza, al solito, Tommaso Politi, difensore di De Santis:  «Dai tabulati non è emerso nessun contatto sospetto, nessun giallo quindi sui telefonini. Piuttosto c’è un dato cruciale rilevato dagli atti: il coltello con il quale De Santis è stato ferito dai napoletani è stata trovato davanti al pullman, su viale di Tor di Quinto. Significa è stato accoltellato lì, e come ormai emerge dall’esame del Ris, lui ha fatto fuoco solo per difendersi».
Abbiamo però sentito gli avvocati Sergio Pisani e Damiano de Rosa, in merito alla dinamica ipotizzata dai legali di De Santis: “Preferiamo rispondere alle ipotesi con i dati oggettivi che già fanno parte del compendio probatorio già cristallizzato in sede di incidente probatorio. A proposito del “coltello a serramanico” su cui tanto si è parlato, ci limitiamo ad evidenziare: 1) lo stesso è  stato rinvenuto lontano dal luogo dell’agguato ed in circostanze alquanto anomale. 2) sullo stesso non è stata rilevata NESSUNA impronta digitale dei tifosi napoletani. 3) su tutto il coltello (lama e manico) sono state rilevati “solo aloni di sangue” riconducibili al De Santis, ma non le macchie tipiche di un accoltellamento, nè frammenti di tessuto da penetrazione. Sulla provenienza e sul materiale detentore di tale coltello abbiamo sempre avanzato dei seri dubbi; se in questo quadro probatorio, poi, si inseriscono le dichiarazioni rese dalle due donne – e da noi apprese dalla stampa – con cui l’indagato (è certo) si e intrattenuto fino a pochi minuti prima dell’agguato e la circostanza che il RIS ha accertato che i guanti di pelle nera sequestrati (su cui è stata accertata la presenza di particelle di polvere da sparo ed all’interno tracce biologiche del principale indagato) sono sicuramente stati indossati dal DE SANTIS, allora sembra ulteriormente confermato quanto da noi ipotizzato dall’inizio e cioè che si è trattato di un vero e proprio agguato ai tifosi napoletani con finalità ancora da accertare”.

“Molti quotidiani – proseguono – hanno infatti riportato le dichiarazioni delle donne in compagnia dell’indagato di omicidio aggravato secondo le quali “Daniele molto agitato dopo la telefonata, prima di uscire aveva preso qualcosa da un cassetto di biancheria, presumo fosse un coltello!”.

Le circostanze sopra evidenziate, proseguono i legali, aggiungono ulteriori dettagli ad una dinamica che, per quanto ci riguarda, è stata chiara sin dal primo momento e che conferma come la reazione dei tifosi napoletani (tra cui il povero Ciro) Nell’immediatezza dell’aggressione violenta ed armata portata dall’indagato insieme ad altre persone ai danni dell’autobus era finalizzata a bloccare ed a rendere inoffensivo chi per prima aveva letteralmente terrorizzato con minacce e bombe carta gruppi inermi di famiglie e bambini”.

E concludono: “Sarebbe interessante a questo punto capire se gli investigatori – in merito alle ferite di De Santis da ipotizzato accoltellamento – abbiano ritenuto di dover sentire i medici del pronto soccorso che per primi lo hanno avuto in cura”.

Lucilla Parlato
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 7 Aprile 2015

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