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“Opera San Leonardo”, ad Aversa l’impresa sociale della Caritas gestita da senzatetto

Opera San Leonardo
Diritti e sociale | 9 Aprile 2021

Di Rocco Pezzullo

San Leonardo è il santo protettore di coloro che sono ingiustamente imprigionati o incarcerati. Affonda le radici in questo racconto agiografico il progetto realizzato dalla Caritas di Aversa. L’ente diocesano ha infatti scelto di “liberare” dalla schiavitù dell’emarginazione sociale numerose persone senza fissa dimora e di farlo attraverso il migliore tra gli strumenti capaci di consegnare senso e dignità all’essere umano: il lavoro.

Si tratta di una fattoria sociale che sta prendendo forma nel cuore dell’antica città di Aversa. In via Roma, tra il Parco Pozzi e il Carcere intitolato a Filippo Saporito, sorge un polmone verde. Mezzo ettaro di terra finora lasciato all’incuria del tempo che la Caritas ha scelto di curare e valorizzare.

Un sogno condiviso durante il lockdown

Nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria, quando siamo stati tutti costretti a richiuderci in casa, gli operatori e i volontari della Caritas si sono confrontati con un importante dilemma: come potranno affrontare l’emergenza le persone più deboli, in particolare coloro che non hanno nemmeno una piccola abitazione nella quale rifugiarsi?

Così, a pochi giorni dall’inizio del lockdown, donne e uomini con le divise della Caritas diocesana hanno scelto di spalancare le porte della “Casa dei Figli” per accogliere quelle persone che, altrimenti, avrebbero continuato a restare in strada.
Una scelta condivisa che ha costretto alcuni operatori e volontari a vivere il tempo di restrizioni stabilendosi, insieme agli ospiti accolti, nella casa di accoglienza. “Era questo l’unico modo per poter garantire un servizio stabile senza costringere i volontari a violare le norme dei Dpcm di marzo 2020“, ci racconta il direttore della struttura, don Carmine Schiavone.

Da questa convivenza “forzata” sono nati interessanti cammini di riabilitazione per molte persone senza fissa dimora, alcuni dei quali incatenati da particolari dipendenze o da cattivi stili di vita.

Al termine del lockdown, continua ancora don Carmine, “non ce la siamo sentita di rimettere in strada le persone che avevamo accolto. Era necessario trovare una strada che desse loro una nuova possibilità. Bisognava letteralmente costruire un nuovo sentiero di speranza“.

In questo modo e con questi sentimenti, comincia a fiorire l’idea di una piccola impresa sociale: un Opera San Leonardo. A benedire l’iniziativa, giunge il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana. Per sostenere le opere diocesane durante il periodo dell’emergenza, infatti, la CEI sceglie di destinare una parte dei fondi del cosiddetto 8×1000.

Nasce l’opera San Leonardo

L’idea, le risorse e l’area verde individuata nella città hanno dato immediatamente una concerta forma a quello che sembrava essere solo un sogno lontano.

Così, Nordin, Aldo, Mouhamed e tante altre persone, ormai, “ex-senzatetto“, hanno imbracciato gli strumenti da lavoro per dedicare la loro energia e le loro competenze alla terra. Intanto si comincia a pulire l’area verde. Si rigira il terreno per la semina e si adeguano gli spazi e le strutture per accogliere questo nuovo progetto. Tra qualche tempo si spera di poter consegnare alla cittadinanza uno spazio aperto, una fattoria sociale dove poter trascorre, nel cuore della città, un po’ di tempo a contatto con la natura.

Un incredibile gioco di metafore, allora, sostiene l’equilibrio di questa storia. Il nome scelto per l’opera, intuizione del vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, racconta il desiderio di restituire dignità ai più poveri tra i poveri e consegnare loro un ampio respiro di libertà. E poi c’è il lavoro della terra: la necessità di estirpare l’erba cattiva, come la definisce Nordin, di scavare e piantare semi di vita nuova apre alla bellezza che solo alcune storie sanno consegnare.

Alla fine – e questo vale veramente per tutti – accanto ad un tetto fisico e a mura robuste capaci di accogliere, un uomo si sente davvero a casa quando ha un sogno da coltivare e un progetto di cui prendersi cura.

Non si tratta di semplice retorica. Ad Aversa, in via Roma, tra palazzi, strade e cemento, c’è uno spazio verde che profuma di riscatto e dignità. E questo è un fatto concreto. Una bella notizia.

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 9 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 9 Aprile 2021

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