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ORDINE DEI GIORNALISTI

Caro Verna, invece del buonismo, fuori i razzisti dalla categoria

Battaglie | 22 Aprile 2020

E’ triste leggere che il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, nato per giunta a Napoli, non sappia fare di meglio che rispondere con buonismo e con la retorica di Bellavista e Cazzaniga all’attacco indiscriminato che una buona parte di quella stampa che definiamo “mainstream” sta riservando in questi giorni al Sud, a Napoli, ai meridionali.

Sulla pagina “Difendi la città” curata dal comune di Napoli oggi compare un suo intervento assai flebile, che non dà risposte a chi ogni giorno – come chi dirige questa testata giornalistica, registrata da 6 anni in Tribunale – viene subissato da segnalazioni di lettori furiosi per le narrazioni tossiche che Rai, Mediaset, Libero, Giornale e tanti altri riservano al Mezzogiorno quotidianamente.

Scrive Verna, rivolgendosi al sindaco, che lui è nato “in uno storico palazzo nel cuore di Napoli in via Foria dove Luciano De Crescenzo giro’ diverse scene del suo famoso “Così parlò Bellavista”. In quell’ edificio dove campeggia uno stemma in cui si legge “numquam retrorsum”, giammai indietreggeremo, non ci sono ascensori – continua Verna – Ma il Professore ne simulò scenograficamente l’esistenza per una scena sublime. La coesistenza obbligata nel buio e nel silenzio del napoletano e del milanese (interpretato dall’ impareggiabile attore meneghino Renato Scarpa) che si guardavano con sospetto e che all’ improvviso incontrandosi scoprirono reciprocamente un filo umano che li univa molto più resistente degli stereotipi divisivi, facendo scoccare la scintilla dell’amicizia. Un sentimento che deve estendersi in questi giorni di una prova difficilissima. Napoli è Milano, Milano è Napoli, Italia, Europa (nonostante le spine, mondo, umanità. Quei tanti morti lombardi per lo spirito di Bellavista sono i nostri morti. De Crescenzo è stato Napoli, Feltri non è Milano, non lasciamoci trascinare fuori da quell’ ascensore. Se non si sale si scende così come Papa Francesco sottolinea che chi non progredisce regredisce. Perchè scrivo, perché me ne occupo a costo di apparire sdolcinato? Cambio subito tono, assumendo le vesti di presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, che si ritrova tra gli iscritti questo nome noto anche per la sua capacità di essere urticante in passato pure in maniera brillante, ma negli ultimi tempi fuori dalle righe e meritevole di ampie reprimende come seminatore d’odio. In tanti scrivono per sollecitare di metterlo fuori della nostra comunità professionale. Si può fare attraverso un regolare procedimento guidato da un autonomo consiglio di disciplina. E’ competente quello del luogo dove il giornalista è iscritto, ovvero nel caso specifico quello della Lombardia, che naturalmente deve essere attento sempre nelle sue pronunce alle libertà garantite dall’art. 21 della Costituzione, anche se sottolineo il principio di non discriminazione insito nell’art.3 noto per sancire l’uguaglianza, e ai giuristi indicherei la strada della valutazione della cosiddetta legge Mancino. E’ lo stato diritto che dal 2012 ha voluto la separazione dei poteri anche nell’ambito degli ordini professionali. Con chi giudica nessuno può interferire. Sarebbe come chiedere conto a un Presidente del consiglio dell’azione, dell’omissione o della fondatezza della pronuncia di un magistrato. Non si può fare. Posso solo chiedere scusa a mio nome e a quello della stragrande maggioranza di colleghi che hanno lo stesso tesserino di Feltri per il reiterato atteggiamento di vacua ostilità. Lo trovo indegno ma mi adeguo e amo Milano come Napoli di cui sono sempre rimasto orgoglioso cittadino. Con Luciano e Renato accendiamo le due candeline nel silenzio dell’ascensore, come nel film, distanti dal rumore fastidioso di Vittorio”.

Fino a qui tutto molto commovente. Peccato che in questa letterina da uomo di libertà come direbbe De Crescenzo, più che d’amore (il primo tiene in gran conto la Forma, il Denaro e il Potere, diceva il Professore, il secondo invece pone ai primi posti l’Amore e la Poesia), Verna ometta di dire che l’esposto all’ordine della Lombardia c’è. E non ce n’è solo uno. L’ultimo è un documento firmato infatti proprio oggi dal segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, dove si elencano le azioni già intraprese da diversi colleghi vs il silenzio assordante dell’Ordine della Lombardia. Senza contare che in queste settimane c’è molto di più da dire, e non è certo solo il delirante Feltri il problema.

L’intervento dell’Usigrai a cui Verna non fa riferimento

Scrive Di Trapani nella segnalazione al Consiglio territoriale di disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia che:

1 – In data 21/4/2020, il giornalista Feltri – ospite della trasmissione di Rete 4 “Fuori dal coro” – ha detto: “Io non credo ai complessi di inferiorità, io credo che i meridionali in molti casi siano inferiori”.

2 – Questo episodio segue la pubblicazione in data 19/4/2020 sul quotidiano Libero di un editoriale, nel quale Feltri scrive: “Attenzione, manutengoli ingordi, a non tirare troppo la corda poiché correte il pericolo di rompere il giochino che fino ad ora vi ha consentito di ciucciare tanti quattrini dalle nostre tasche di instancabili lavoratori. Noi senza di voi campiamo alla grande, voi senza di noi andate a ramengo. Datevi una regolata o farete una brutta fine, per altro meritata”.

Segnalo  – scrive l’Usigrai – che il giornalista Feltri non è nuovo a espressioni offensive nei confronti delle persone che vivono nel sud Italia. A tal proposito è già presso i vostri uffici l’esposto presentato a firma Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo in merito ai seguenti episodi:

1- In data 05/09/2019, in merito alla formazione del governo guidato da Giuseppe Conte, in un editoriale pubblicato su Libero Vittorio Feltri scrive:
“Zoo di terroni ostili al Nord che li mantiene tutti”;

2- In data 19/06/2019, in merito alle condizioni di salute Andrea Camilleri, sempre sul quotidiano Libero Feltri ha scritto:
“L’unica consolazione per la sua eventuale dipartita è che finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i coglioni”.

A giudizio di chi vi scrive – conclude Di Trapani – tali episodi si configurano come violazioni delle norme deontologiche cui sono tenuti ad attenersi gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti.Nel caso, vi prego di valutare anche la circostanza della reiterazione di tali comportamenti”.

La denuncia penale per istigazione al razzismo

C’è poi l’iniziativa lanciata agli Avvocati Angelo e Sergio Pisani che con un modulo scaricabile invitano chiunque volesse a querelare Vittorio Feltri per le sue espressioni razziste e per l’istigazione all’odio di cui è “chiaramente responsabile” compilando un documento da firmare e consegnare in qualsiasi caserma dei Carabinieri o commissariato di Polizia. E Maurizio De Giovanni e di nuovo Ruotolo, infatti, lo denunciano.

Ma il punto non è solo il razzismo di Feltri

Il punto, ad avviso di chi scrive,  per altro iscritta all’ordine da quasi tre decenni, non è, infatti, solo Feltri. Il punto è che testate giornalistiche nazionali, anche pubbliche, continuano a riservarci un trattamento indegno. Potrei fare un elenco di nomi, lungo, lunghissimo… ma basta scorrere il nostro giornale: di queste narrazioni tossiche è pieno, ci occupiamo da anni, non solo in queste settimane dell’emergenza, di queste tematiche. Questo giornale è nato per questo, anzitutto: per controbattere in maniera motivata e non passatista a un certo modo di vedere il Sud. “Sputtanapoli” è una parola che è comparsa per la prima volta proprio su queste pagine…

Durante l’emergenza però si sono aperti gli occhi a molti altri e sono solo state chiare anche a tutti gli altri “non mainstream” che popolano il variegato mondo mediatico meridionale come stanno – per noi da un pezzo – le cose. Non siamo visionari nè vittimisti. E’ un dato di fatto ormai evidente anche a chi non se ne frega nulla delle tematiche di cui ci occupiamo ogni giorno.

Ragione per la quale questa retorica buonista, in questo momento, da parte di chi dovrebbe intervenire sui reiterati, immotivati e “costruiti” attacchi al Sud da parte di giornalisti iscritti all’Ordine è  fuori dalla realtà.

Un Ordine degno di questo nome, certo, dovrebbe fare di tutto per fermare chi afferma che i meridionali sono inferiori: perché non è libertà d’espressione, è razzismo.  Ma non usare Feltri come capro espiatorio per ignorare tutti gli  altri casi, molto più sottili e striscianti. 

Un ordine serio dovrebbe farlo con gli strumenti SANZIONATORI che ha a disposizione non con le letterine buoniste. Focalizzandosi su quelli che governano i media sul serio e non su un vecchio giornalista che ormai dà i numeri, con la complicità delle reti mediaset e dei giornali salviniani (che non ci pare siano citati da Verna).

Insomma, il tempo del volemose bene a tarallucci e vino, è finito. Per quanto ci riguarda, non c’è mai stato.

Ma se un presidente dell’Ordine risponde a tutto questo con Cazzaniga – che per giunta Napoli la amava a fondo – e con Bellavista, ci offende. Semplicemente.

E se questo è l’Ordine, tanto vale chiudere bottega e fare i blogger. Che tanto, oltre a pagare tasse, che cambia per chi come noi cerca di andare avanti senza editori, proprio per tutelare la propria libertà d’espressione e, sopra ogni cosa, la dignità della sua gente?

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 22 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 22 Aprile 2020

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