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PALERMO

La Cattedrale devastata diventa virale. Ma è così da 60 anni

Beni Culturali | 26 Settembre 2020

Da alcuni giorni la maggior chiesa palermitana è assurta agli onori della cronaca per un singolo scatto che nulla ha a che vedere con le sue preziose opere d’arte. L’immagine in oggetto, divenuta virale grazie al potere dei social, documenta un grosso groviglio di cavi che dal soffitto si fa impietosamente strada in un angolo dell’architettura interna della cattedrale.

La foto ha fatto gridare allo scandalo. “Una polemica stupida” commenta monsignor Filippo Sarullo, segretario aggiunto della Conferenza episcopale siciliana, da pochi mesi nuovo direttore del Museo diocesano di Palermo nonchè parroco della stessa Cattedrale. “Quel cablaggio c’è dai tempi del cardinale Ruffini – aggiunge subito – I cavi sono lì in una zona nascosta della chiesa e saranno presto rimossi con alcuni lavori che saranno eseguiti nella cattedrale”.

Per intenderci:  il cardinal Ruffini, insigne prelato della chiesa palermitana, ordinato nel 1946, è passato a miglior vita nel lontano 1967. Dunque il contestatissimo, orribile impianto è lì, a pochi centimetri dalla solenne figura del San Paolo – opera insigne di Antonio Gagini – da almeno sessant’anni.

“Si va a guardare quei cavi e non si dice nulla sul lavoro che ho svolto in questi anni per far rinascere una delle chiese più belle di Palermo con importanti interventi per salvaguardare il prezioso bene architettonico – aggiunge amareggiato Padre Sarullo – Anche per me quei cavi sono una ferita. Chi ha fatto i lavori avrà pensato più all’efficienza che al decoro del monumento. Fortunatamente questa ferita scomparirà, grazie ai lavori conservativi che partiranno a breve. Spero tanto che la grande condivisione mediatica delle pagine social di questa fotografia, sia seguita da altrettanta partecipazione alle tante attività della nostra parrocchia”.

All’interno della Cattedrale, oltre all’ormai celebre cablaggio, uno sguardo attento e disincantato riesce facilmente a cogliere una più che numerosa serie di impianti che fanno troppo spesso goffamente capolino tra statue, affreschi, cornici, stucchi e modanature. Abbiamo visto fili e cavi sin troppo in evidenza, prese e pannelli elettrici, casse acustiche e faretti ma anche una serie di fori e sbreccature che speriamo siano al più presto riparate.

Abbiamo fotografato solo i “casi” a parer nostro più evidenti, quelli che meriterebbero di esser meglio celati alla vista, per preservare decoro e solennità alla monumentale cattedrale, nella speranza che anche questi impianti, necessari per la migliore fruizione della chiesa ma decisamente troppo appariscenti, vengano presto rifatti con modalità più conformi ai canoni contemporanei del restauro e più rispettosi della sacralità del luogo.

Anna Maria Alaimo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2020

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