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PALLANUOTO

Il giorno in cui mi innamorai di Franco Porzio

Sport | 10 Settembre 2020

Quando si parla di pallanuoto, il pensiero generalmente va alla finale olimpica del ’92 con la Spagna, a quella vittoria strappata agli ultimi secondi di una estenuante ed infinita partita e sbattuta in faccia ai padroni di casa già pronti a festeggiare. Personalmente, però, ho sempre preferito lo scontro che le medesime compagini misero in scena due anni più tardi, il 10 settembre 1994, ai campionati del mondo di Roma.

Avevo dodici anni, al mio primo anno da pallanuotista dopo aver sempre nuotato. Durante la rassegna iridata capitolina mi innamorai tre volte. La prima volta di Alexandr Popov, dominatore assoluto della gara principe del nuoto per quasi un decennio e probabilmente il più elegante dei nuotatori. Poi della sedicenne tedesca Franziska Van Almsick, bellissima ma controversa nuotatrice che vinse – con tanto di record del mondo – una finale alla quale non avrebbe neanche dovuto partecipare.

Soprattutto, però, mi innamorai di Franco Porzio.

Il Settebello si avvicinò alla manifestazione con tutti i favori del pronostico, paese ospitante, sì, ma principalmente campione olimpico ed europeo in carica, fresco vincitore della coppa del mondo FINA e anche dei giochi del Mediterraneo, ovvero tutte le competizioni internazionali svoltesi negli ultimi due anni. La più grande squadra che l’acqua avesse mai visto, dominammo anche i campionati del mondo, vincendo tutte le partite.

In finale, nuovamente contro la Spagna, non ci fu storia. Avversari letteralmente annichiliti, partita chiusa a metà gara ed in controllo fino al fischio finale. Una dimostrazione di superiorità quasi imbarazzante contro i futuri campioni olimpici, con il Maradona della pallanuoto Manuel Estiarte reso inoffensivo.

Un Settebello composto da giocatori di livello assoluto che meriterebbero ciascuno un discorso a parte e personalizzato, ma ai miei occhi tra loro spiccava nettamente il mancino con il numero 8 sulla calottina. Un concentrato di estro, fantasia, imprevedibilità. Non appena pareggiato l’iniziale svantaggio, Franco Porzio si esibì in un uno-due micidiale. Assist geniale ed imprevedibile che colse di sorpresa la difesa iberica per il gol di Calcaterra, poi botta da fuori. 3 a 1, partita in discesa e tanti saluti alla Spagna.

Finì 10 a 5, per la cronaca. Risultato che ci starebbe persino stretto.

Nella mia breve carriera, passata interamente a difendere i pali delle giovanili della Canottieri Napoli, ho avuto due certezze. La prima, odiavo la palomba. La meravigliosa finzione del tiro di potenza, l’allocco in porta che abbocca e la parabola che morbida e beffarda si infilava in rete. Tutto stupendo, se non sei l’allocco in porta. E io lo ero.

La seconda, odiavo il Posillipo, rivale cittadino in piena ascesa mentre il mio adorato circolo iniziava la sua epoca più buia. Franco Porzio era all’epoca la personificazione della gloria dei cugini rossoverdi (recentemente riconosciuto dai propri ex tifosi come il più amato posillipino di sempre), ed era il maestro assoluto della palomba. Avrei dovuto logicamente odiarlo, eppure nessuno in acqua è mai riuscito ad emozionarmi come lui. Unica eccezione un mio vecchio compagno di squadra, anche lui mancino ma col numero 2: dominante tra i giovani, fu penalizzato da una pallanuoto che entrava in un’era di eccessiva fisicità e non ha avuto la carriera che meritava la sua classe.

A distanza di quattordici anni, l’Italia della pallanuoto è nuovamente campione del mondo in carica.

Non molto più di un anno fa i nostri ragazzi trionfarono battendo di nuovo la Spagna e con il medesimo punteggio. Ma il quarto titolo mondiale non è stato sufficiente a fare breccia nella gente, come riuscì invece quella generazione di campioni che, oltre a conquistare trofei su trofei, ebbe anche il merito di insinuarsi nelle persone, trascendendo il mondo chiuso della pallanuoto.

Tuttavia, il patrimonio di popolarità che quel Settebello ottenne fu velocemente riassorbito e lo spazio garantito dai media andò presto ad esaurirsi. A volte penso che se all’epoca ci fossero stati i social, gente come Franco Porzio avrebbe potuto capitalizzare meglio quel breve periodo di notorietà e la pallanuoto italiana ne avrebbe giovato.

Chissà che adesso che i social li abbiamo qualche fuoriclasse – che pure continuiamo a sfornarli – non riesca ad approfittarne. Qui, una vetrina per la pallanuoto sarà sempre garantita.

Claudio Starita

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Settembre 2020

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