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Il parco dei Murales: non solo “street art” a Ponticelli

Arte | 5 Dicembre 2017

In che rapporto stanno l’arte e la città? Si tratta di campi d’azione inconciliabili? Oppure, forse, la dimensione estetica e l’organizzazione sociale e urbana costituiscono territori capaci di co-evolvere, dando vita a dinamiche di sviluppo positive? É proprio nella direzione di un possibile dialogo fra tali ambiti di esperienza che si colloca la mirabile iniziativa di riqualificazione del territorio avviata nel quartiere Ponticelli di Napoli su iniziativa e a cura di INWARD, l’osservatorio sulla creatività urbana nato nel 2006 da esperienze pregresse.

Nel desolato scenario di Napoli Est, precisamente a Ponticelli, nel 1980 è stato costruito il Parco Merola, un complesso residenziale ospitante ben 160 famiglie, per un totale di circa un migliaio di persone. A partire dal 2015, una rete di organizzazioni sociali, culturali e volontariali guidate da INWARD ha deciso di “adottare” il Parco, avviando un progetto di riqualificazione degli ambienti per mezzo di opere di street art. L’idea che muove l’impresa, dunque, è quella che una graduale conquista del “bello” possa effettivamente innescare dinamiche di sviluppo virtuose invertendo la tendenza involutiva di un quartiere consegnato alla criminalità e al degrado. Ponticelli, infatti, è tra i dieci territori della conurbazione partenopea quello con il più alto tasso di dispersione scolastica e disoccupazione, non solo giovanile.

Dall’avvio dell’iniziativa ad oggi, sono stati portati a termine ben sei murales degli otto previsti, collocati sulle facciate cieche degli edifici del Parco. La realizzazione di ciascuna opera ha visto un preliminare lavoro di pianificazione che ha coinvolto artisti e residenti: affinché ogni parte della cittadinanza, anche i più piccoli, potessero sentirsi protagonisti di un cambiamento che deve necessariamente partire dal basso, la scelta dei temi dei murales è avvenuta in sintonia con le esigenze del quartiere. Le prime opere prodotte si sono avvalse di elevatori forniti dall’Assessorato Arredo e Decoro Urbano del Comune di Napoli; mentre i fondi utili alla loro produzione sono stati ricercati da INWARD presso enti pubblici, privati profit e no-profit.

Il primo murale realizzato è stato quello dell’artista napoletano Jorit AGOch, “Ael. Tutt’egual songo ’e criature”, il cui titolo, ispirato ad una canzone di Enzo Avitabile, evoca la necessità di una lucida e coerente politica di integrazione. Sono poi stati dipinti “’A pazziella ‘n mano ‘e criature” di ZED1, che sottolinea l’importanza della qualità delle attività ludiche attraverso la rappresentazione di un gioco tradizionale schiacciato da un videogame; “Lo trattenimento de’ peccerille” di Mattia Campo Dall’Orto, che invece riflette sulla funzione della lettura come dispositivo per stimolare la fantasia e la creatività; “Chi è vuluto bene nun s’ ‘o scorda” di Rosk&Loste, un omaggio al gioco del calcio che bambini e ragazzi del Parco praticano quotidianamente sullo spiazzale in cemento del cortile, in attesa di un campetto. La Fille Bertha ha poi realizzato “’A mamm’ ‘e tutt’ ‘e mamm’”, una rivisitazione della “Madonna della Misericordia” dipinta da Piero della Francesca, che celebra il miracolo della maternità. In ultimo, l’opera “Je sto vicino a te” di Daniele Hope Nitti è incentrata sul tema della solidarietà: su uno sfondo blu, un insieme di case collegate fra loro da piccoli ponti (“ponticelli”) evocano l’idea antica di comunità, richiamando quel sentimento di solidarietà di cui si sente grande bisogno anzitutto in periferia.

Per portare a termine l’obiettivo, però, è necessaria la realizzazione di ancora due opere. A questo proposito, sul sito “Meridonare” è attiva da due mesi circa la campagna di social crowdfunding “Ultima Opera” per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione di uno dei due murales del Parco, quello finale, che porterà la firma dello street artist napoletano Zeus40.

Una tappa importante del progetto di riqualificazione e rigenerazione è stata segnata il giorno 16 aprile dello scorso anno, quando, in collaborazione con l’associazione culturale Econote INWARD, ha curato il primo street art tour di Napoli Est con un gruppo organizzato di visitatori. Per l’occasione, la maggior parte dei partecipanti ha utilizzato la Circumvesuviana per spostarsi da Napoli a Ponticelli: si tratta di un “dettaglio” non da poco, considerando che lo sviluppo culturale passa anzitutto per lo sviluppo “materiale” di un territorio, di cui trasporti e viabilità costituiscono certamente una dimensione non trascurabile. Al tour hanno preso parte anche Umberto De Gregorio, presidente EAV – Ente Autonomo Volturno, e Ciro Borriello, assessore allo Sport, e al tempo anche al Decoro urbano e alle Aree degradate del Comune di Napoli. La seconda visita guidata al Parco Merola si è tenuta il giorno 11 giugno e ha visto la partecipazione di Serena, giovanissima allieva dell’Istituto superiore Archimede presso il quale INWARD ha realizzato un modulo formativo intitolato “Ponticelli Street Art Tour”. La studentessa, insieme ad altri frequentanti del corso, affascinata dalle tecniche di questa particolare forma artistica, si è detta intenzionata ad apprendere i modi di realizzazione e svolgimento del tour per poter diventare guida turistica del Parco. Sono stati poi organizzati tanti altri tour con successo sempre crescente. L’Aeroporto Internazionale di Napoli, inoltre, in base ad un accordo con INWARD, sta segnalando all’Incoming Internazionale il Parco dei Murales tra i must da visitare ed è ora abilitato a vendere sul proprio e-commerce i biglietti dei tour. Il ricavato delle visite va alla cooperativa sociale Arginalia nata, anche grazie alla Fondazione Vodafone Italia, per favorire la creazione di occasioni di lavoro per i giovani di Napoli Est.

Un vero e proprio Street Art District, dunque, quello di Ponticelli, dove la realizzazione dei murales è servita da stimolo per l’avvio di un cambiamento di natura strutturale. I colori vivaci delle opere hanno attirato giornalisti, produzioni televisive e cinematografiche (da Rai Fiction a Cattleya), con varie forme di vantaggio per i residenti, dalla notorietà alla piccola economia correlata. Il progetto si connota per un forte orientamento pedagogico che si traduce nella capacità di fornire non solo modelli d’azione alternativi, ma autentiche opportunità di miglioramento nell’ottica di un’emancipazione del soggetto, troppo spesso in questi contesti schiacciato dalla percezione di un futuro percepito come segnato e irreversibile: non si tratta solo di abbellire la città, ma di attivare processi di empowerment identitario volti a stimolare quella resilienza che costituisce un dispositivo formativo imprescindibile per superare situazioni problematiche, momenti d’empasse ed eventi critici, traendo vantaggio e forza dalle difficoltà.

In questo senso, quindi, l’arte assurge a strumento di denuncia e riscatto. Del resto, proprio le aree di degrado e di emarginazione si possono configurare quali laboratori privilegiati di creatività, spazi utili all’emergenza di possibili strategie di innovazione sociale, oltre che di affermazione personale. La street art, in particolare, che conferisce nuovi e più complessi significati alla primigenia pratica del graffitismo, nasce come arte “militante”, attenta alle questioni d’interesse sociale e politico, rappresentando un congegno efficace per la realizzazione di obiettivi di sviluppo ed emancipazione.

In accordo con un’idea decisamente anti-elitaria di arte, il Parco dei Murales ha trasformato un quartiere periferico e degradato in un museo vivo, dinamico e sempre aperto. L’imponenza delle immagini, coniugata alla maestria tecnica dell’esecuzione, produce un effetto di sicuro impatto emotivo: colorate, audaci e provocatorie le sei opere del Parco, fieramente stagliate sulle pareti dei palazzi, esigono di essere guardate, pretendono l’attenzione dello spettatore, anche del passante più distratto, e non lasciano scampo. La coscienza civica non può abbassare lo sguardo fingendo di non vedere. I murales sono lì a ricordare che tanto è stato fatto, ma tanto ancora c’è da fare per un territorio che non è ancora perduto. Attraverso politiche di riqualificazione coerenti e sistematiche, il lavoro congiunto delle istituzioni e di varie parti della cittadinanza può portare infatti al conseguimento di traguardi significativi.

“Lo sviluppo è libertà” recita il titolo di un celebre saggio di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia 1998, secondo cui la sfida dello sviluppo consiste nell’eliminare i vari tipi di “illibertà”- la fame, la miseria materiale, la precarietà economica, l’intolleranza – che limitano o negano all’uomo l’opportunità di costruire la vita che preferisce. In questo senso, nella consapevolezza che solo attraverso il progresso economico e sociale è possibile garantire una qualità della vita dignitosa e soddisfacente, il Parco dei Murales si colloca nell’ambito di un progetto complesso, d’ispirazione sistemica, volto alla riqualificazione urbana e culturale della zona orientale di Napoli, un territorio difficile, ma allo stesso tempo ricco di risorse e possibilità.

 

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 5 Dicembre 2017 e modificato l'ultima volta il 5 Dicembre 2017

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