mercoledì 21 novembre 2018
Logo Identità Insorgenti

Parrucconi special edition: storie sul regno dei Due Pezzotti

Rubrica Identità Insorgenti Parrucconi
Parrucconi | 21 ottobre 2018

Ripristiniamo in via eccezionale e per un’unica puntata la rubrica Parrucconi. 

Tommaso Pica, duca della Stadera, è senza alcun dubbio un mito: solo Gianni Telodice della «Settimana Enigmistica» gli può essere paragonato per vastità di cultura, nonché ispido e vivace ingegno.

Più sapiente di Salomone, più avventuroso di Odisseo, stavolta il Nostro ha fatto una delle sue mirabolanti scoperte mentre si trovava a varcare i mari. Tale circostanza si è verificata per un puro e imprevedibile caso: era infatti morto da poco il pappagallo Burubbù, mascotte dello sciabecco Vahiàss, gioiello e primato della cantieristica navale del grandioso e glorioso Regno dei Due Pezzotti. Il Pica, così, è stato ammesso a bordo per sostituire il volatile, allo scopo di intrattenere i privilegiati passeggeri con il suo one-man-show intitolato “Orgoglio, rabbia, riscatto… e pure ’na cusarella ‘e sorde (capisce a mme…)”.
Ma a questo punto si è verificato l’imprevisto: gli ingrati naviganti, indegni di cotanto segnalato onore, hanno preso d’assalto la plancia della Vahiàss, ordinando al capitano di sbarcare immediatamente nel porto più vicino, quello di una ridente località catalana, sotto minaccia di leggergli la versione integrale di “Noio, voio: i Neopronomi” senza interruzione.
Non appena attraccati, i manigoldi si sono dati a una precipitosa fuga, seguiti peraltro a ruota dallo stesso capitano e da tutto l’equipaggio. Eppure il nostro Eroe non si è perso d’animo. Uomo dai contatti internazionali e dalle amplissime reti di conoscenze, il Pica si è fatto accompagnare dalla badante in un piccolissimo mercato antiquario, noto solo a lui e a pochi altri eruditi di levatura europea, sito nel Pasèo del Jijòn, all’incrocio tra la Rambla de las Tontarìas e il Barrio del Gilipollas.
Qui lo studioso, mediante il suo solito strabiliante fiuto, ha messo le mani su un cimelio prezioso: nientedimeno che un episodio inedito della saga di “Don Brescenzo Dammi-La-Mancia e il fido scudiero Salvopanza”!
Non basta: il magnifico Tommaso, filologo sommo, si è avveduto subito che le caratteristiche della lingua e dello stile di questo inestimabile tesoro cartaceo non corrispondono a quelle del narratore del “Don Brescenzo” così come lo conosciamo attraverso gli scritti editi. Sicché il Pica, nel fornire la trascrizione integrale del racconto, ha attribuito quest’ultimo allo “Pseudo autore del Don Brescenzo”.
Ebbene: possiamo annunciare con orgoglio che il duca della Stadera ha affidato a noi, in esclusiva, la pubblicazione del documento, dietro il compenso simbolico di una scatola di cialde di Caffè Aragona.

Il fido scudiero Salvopanza stava sulle spine: da diversi giorni, ormai, Don Brescenzo Dammi-La-Mancia appariva pensieroso e triste. Il nobile cavaliere si asteneva addirittura dal toccare cibo, rischiando così di compromettere la solenne ampiezza dell’epa.
– Mio signore: a cosa è dovuto il vostro umore tetro e malinconico? Quali pensieri vi angosciano? Forse avete visto circolare in queste amene contrade l’orrido mago Garibaldone oppure – Dio non voglia! – il perfido stregone piemontese Nebbiolo?
– Magari, mio fedele: ben altro mi angustia! Pensa: sono lustri e lustri che meno il can per l’aia nel grandioso e glorioso Regno dei Due Pezzotti, ma nessuno se ne cura! Non c’è un’anima che si sia avveduta della fausta ricorrenza!
– Tutto qui, cavaliere? Che problema c’è?! Andiamo a deporre un’accorata supplica ai piedi dei nostri sovrani: l’ineguagliabile Fernando El Loco e la sua distintissima sposa, Nannì Tirabusciò de Kangy!
Il suggerimento di Salvopanza parve assai provvido all’inclito Don Brescenzo. Fu così che il paladino e il fido scudiero, si recarono al cospetto dei sovrani, presso il casino di delizie che costoro possedevano in qualità di Baglivi del Sovrano Consesso di San Gaetano al Beccaccione.
I due furono accolti con la consueta amabilità dal re, il quale li squadrò distrattamente e sibilò sbilenco: “Distinti saluti”.
La regina Nannì, come al solito piena di verve, ballava il flamenco agitando le nacchere, in mezzo alla folla dei cortigiani che esclamava estasiata: “Bersagliè: facce ’a mossa!”. Il talento per il ballo era, forse, una caratteristica ereditaria. Si dice infatti che la nonna della sovrana, Juanita Juàrez, abbia partecipato, per l’appunto nella parte di “flamenguera”, alla storica pièce “Pasqualino Cammarata capitano di fregata”.
Don Brescenzo Dammi-La Mancia decise subito di rivolgersi alla regina per esporle le proprie necessità, avendo già ricevuto in passato luminose e non equivoche prove della sua benevolenza.
– Ehm, ehm: scusate, Maestà…
– Olè, olè, vamos!
– Maestà…
– Olè, olè! Primma a tte e doppo a mme!
– Vostra Maestà…
– Uè, Brescè: staie ccà?! Fatte ’nu ballo, oì! Olè, olè!
– Ma Vostra Maestà: vorrei parlarvi!
– Uh, Dammamà: comme si’ pesante! Iamme: che vuò?
– Maestà: sono lustri e lustri…
– Aggio capito: vaie truvanno ’na cosa ’e sorde.
– Ma l’intelletto della Maestà Vostra è prodigioso! La sua antiveggenza…
– Qua’ antiveggenza e cazz’, Brescè? Ccà veneno tutti quanti a bussà a denare!
– Posso giurare a Vostra Maestà che lo spettacolo sarà superbo! Cantori, comici, carrozze, pulzelle agghindate…
– Uè, Dammamà: ma staie parlanno ’e ’nu spettacolo? Vabbuò, ma allora voglio abballa pur’io! Ca si no nun te dongo manco ’nu sfaccimma ’e centesimo!
– Ma certamente, Maestà! Sarete, anzi, l’ospi[…]

A questo punto, purtroppo, il manoscritto presenta vistosissime lacune, che rendono pressoché impossibile ricostruire il seguito del racconto.
Il Pica, usando tutta la sua acribia di filologo testuale, è riuscito tuttavia a ripristinare almeno in parte le tre righe finali, redatte – chissà perché – in stampatello:

TU SCRIVERE MEZZO LI[..]O, IO SCRIV[…] TRE LIBRI! AUGH!
TANTI, FELICI, FIERI!
POCHI, TRISTI E CON POCHI[..]IMI LIKE!

E chest’è…

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

Articoli correlati

Parrucconi | 15 novembre 2018

LA POLEMICA

Quando i giacobini “moderni” sono più parrucconi dei Neoborbonici

Parrucconi | 14 novembre 2016

Bruciano più i cervelli che i vessilli

Parrucconi | 12 settembre 2016

Su De Crescenzo che si intervista da solo…