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Partenope Antica: tra mito e realtà

Racconti di Partenope | 25 Novembre 2020

Phaleros, Palepolis, Partenope rodia, Neapolis. O, più semplicemente, Napoli. Tanti i nomi e le suggestioni che, nel susseguirsi dei periodi storici, sono state attribuite a questa nobilissima e remota capitale del Mediterraneo. Una città, quella del Golfo delle Sirene (Pirovine 1977) che, stando alle ricostruzioni di alcuni, vanterebbe addirittura «un’antichità di circa ventisei secoli avanti Cristo» (Gleijeses 1981). E, a dire il vero, numerose sono anche le notizie, le leggende e i miti che si intrecciano al racconto delle origini e delle evoluzioni di quella che è stata, e lo è tutt’ora, un vera e propria metropoli culturale.

Tuttavia, nell’esubero di materiale accumulato nel corso degli anni e degli studi, c’è da dire che le vicende della Napoli preellenica, quella che, per convenzione, definiamo Napoli Antica, sono tendenzialmente oscure, perché povere di fonti storiche accertate. E perdi più, quelle poche che sono riuscite a tramandarsi di generazione in generazione, a loro volta, confluiscono in una sorta di magma senza tempo, fatto di mitologia e di tradizioni orali, di fantasia e di ispirazione che, come lava in movimento, accerchiano e interrompono il filo puramente storico della ricostruzione, lasciando, così, spazio al sentimento e al resoconto mitico della narrazione.

Perché Racconti di Partenope?

L’intento nonché l’obiettivo di questa rubrica sarà, quindi, ripercorre i tratti salienti della Storia di Napoli, attraverso il recupero cronologico degli eventi più significativi delle epoche trascorse. In questo modo, tenteremo di mettere ordine, laddove è possibile, e di allentare quell’intrigo tra Mito e Storia che, per quanto fascinoso, ha anestetizzato e confuso la realtà con l’immaginazione, ciò che è realmente accaduto con il racconto.

Partiamo, allora, dalle Origini della città, dalla sua fondazione, gettando subito lo sguardo alle prime fonti storiografiche che ci sono pervenute. Faremo chiarezza su chi ha dato avvio ai racconti di Partenope dei quali, per ovvie ragioni, io che ne scrivo sono solo un’appassionata filologa e portavoce. Solo così, quindi, recuperando la prima fonte consultabile della Storia di Napoli, potremo dare effettivamente avvio al nostro viaggio.

Cronaca di Partenope: la prima storia di Napoli

La Cronaca di Partenope è il titolo con cui si è soliti ricordare la prima storiografia cronologicamente completa della città, nonché il primo testo in assoluto scritto in lingua volgare napoletana. La Cronaca narra delle vicende di Napoli, dalla sua fondazione alle prima antichità del trecento, attingendo notizie dai testi del primo Medioevo, agiografici e classici ma, anche, ad una sana dose di mitologia e leggenda. Ciononostante, l’opera vernacolare rappresenta, a tutti gli effetti, una testimonianza primaria dell’identità e della memoria partenopea nel tardo Medioevo ed è, nel presente, un importante esempio di storiografia civica dell’Italia Meridionale.

Il manoscritto ha alle spalle una storia un po’ complessa, basti pensare che l’autore (ad eccezion fatta per alcune ipotesi avanzate dagli studiosi) è ancora oggi sconosciuto. Complice, sicuramente, la problematica della letteratura medievale che prevedeva, in larga parte, l’anonimato da parte dei propri scrittori. Tenteremo, allora, di riassumerne le edizioni critiche che si sono susseguite, avvalendoci di Dalla stampa al manoscritto. La IV parte della Cronaca di Partenope trascritta dal Ferraiolo (1498), un’opera a quattro mani, nata dal lavoro congiunto di Francesco Montuori (Professore associato di Linguistica italiana presso La Federico II di Napoli) e Francesco Barbato (Professore di Filologia e Linguistica romanza presso L’Orientale di Napoli).

Ricostruzione delle edizioni

Ma partiamo dall’inizio. In realtà La Cronaca di Partenope non è il titolo originale dell’opera. La prima edizione, infatti, quella attribuibile al XIV secolo, si intitola Croniche de la inclita cita de Napule, con li bagni di Possuoli ed Ischia. Il nome con cui è passata alla storia, invece, è dovuto ad un fraintendimento avvenuto qualche secolo più tardi, era il 1526: anno in cui ne fu data una riedizione cinquecentina, che, a sua volta, non èil primo testo stampa della Cronaca.

Infatti, è negli anni tra il 1486 e il 1490 che apparve la prima stampa dell’opera attribuita al tipografo Francesco del Tuppo. E, tale stampa, conteneva proprio quella «storia di Napoli che in seguito, dall’edizione del 1526 in poi, fu nota come Cronaca di Partenope»  (Barbaro – Montuori, 2014).

Le parti compositive della Cronaca

Ad ogni modo, nonostante le varie edizioni dell’opera, e stando alla sintesi proposta da Gennaro Maria Monti e Francesco Sabatini, si è soliti concordare sul fatto che, il testo è composto da quattro parti. La prima (cap. 1 – 57 della stampa) raccoglie le leggende e le storie sull’origine di Napoli (dall’età antica e altomedievale fino al nono secolo). Questi capitoli si basano su precedenti scritture latine sintetizzate prima della metà del Trecento. La seconda parte, invece, racconta le vicende napoletane dall’età prenormanna fino all’età angioina, quella di Roberto e Giovanna  d’Angiò.

Entrambe le parti sono presenti in tutti i testimoni, vale a dire, in tutte le edizioni giunteci dell’opera. E, stando a quanto afferma la sua ultima curatrice, Samantha Kelly (Prof.ssa associata di Storia e direttore del programma in Medieval Studies alla Rutgers University del New Jersey), solo a queste due sezioni spetterebbe la denominazione di Cronaca di Partenope. La Kelly individua anche un probabile autore, Bartolomeo Caracciolo, detto Carafa (nobile e diplomatico del Regno di Napoli, 1280 – 1362) asserendo che la sua scrittura circa la storia di Napoli dovette concludersi intorno all’anno 1350.

Diversa, invece, la situazione delle ultime due parti. La terza, quella che «riporta vicende mitiche e storiche a più largo raggio, fino al 1297», si trova più difficilmente nei codici. Non è sempre presente. Così come non è sempre presente anche la cosiddetta quarta parte, la quale, conta «una serie di 1 + 54 capitoli che trattano vicende relative agli ultimi anni di Roberto d’Angiò fino all’avvento dei Durazzo, nel 1385».

Conclusioni

Comunque, tralasciando le questioni puramente filologiche (che sembrano essere intricate tanto quanto il groviglio storico e mitico delle origini della città napoletana) quello che a noi interessa sono le due questioni che desumiamo proprio dall’edizione critica di questo testo.

La prima, è che esiste una letteratura, un trascorso, di fonti storico-letterarie e di scrittori medievali che, già a partire dal XIV secolo, tentano di recuperare le origini di Partenope, avvalendosi delle scritture latine e, in assenza di testi autorevoli, del mito. La seconda, ovviamente, è che esiste un drappello di fonti latine, scritte da autori autorevoli, quali Virgilio, Erotodo, Strabone, Filostrato, Cliverio e molti altri, che per primi in assoluto hanno deciso di inserire stralci della storia e delle caratteristiche della città nelle proprie opere.

Nel prossimo appuntamento di #raccontidipartenope, quindi, partiremo proprio da questo, dalle fonti autorevoli, quelle latine, per comprendere chi furono i primi fondatori e i primi abitanti della Napoli Antica.

Flavia Salerni

 

Bibliografia

Un articolo di Flavia Salerni pubblicato il 25 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 25 Novembre 2020

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