martedì 10 dicembre 2019
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PATTINAGGIO ARTISTICO CAMPANO

Monterusciello mondiale: incontriamo il puteolano Vincenzo Sarnataro, medaglia di bronzo ai World Roller Games 2017

Identità, Periferie, Sport | 22 Gennaio 2018

Il triste marasma mediatico di cui spesso Napoli sembra essere l’unica protagonista, tende a gettare un velo sulle innumerevoli bellezze che, invece, quotidianamente, genera questa città. Così, anche le più gradevoli notizie faticano a circolare, al punto, da non riuscire a fare più rumore dell’ennesimo caso di presunta aggressione avvenuta in centro…

Napoli e la paranza dei bambini, Napoli e le baby gang. Napoli senza spazio per i giovani, Napoli senza futuro, Napoli che cresce i propri figli a pane e camorra: il cumulo di luoghi comuni, estenuanti ed offensivi, si spreca, e potrebbe continuare all’infinito, restituendo un’immagine della città monocromatica e senza distinzioni.

Ma, se vi dicessimo che non è così? Che non è solo così? Se vi raccontassimo, per esempio, che anche qui, sì, proprio qui, in Campania, esistono realtà ben diverse da quelle che solitamente tentano di propinarci?
E se vi dicessimo che, addirittura, a Monterusciello, lembo di terra semisconosciuto dell’hinterland puteolano, è nato è cresciuto e vive un ragazzo che a soli 19 anni, è riuscito a portare l’Italia e, diciamolo – anche con un certo orgoglio – la Campania, sul terzo gradino di un podio mondiale?

Sì, perché è proprio così: nello stesso anno in cui l’Italia non ha superato il turno per la qualificazione ai mondiali di calcio, – esclusione che lo scorso novembre generò lo sconforto e l’indignazione di molti – quella del Pattinaggio artistico a rotelle, invece, l’accesso ai mondiali se l’è guadagnato. Eppure, nessuno ne ha gioito.
Strano, perché non solo i pattinatori azzurri hanno preso parte alla competizione, ma, come di consueto, hanno portato a casa la maggior parte delle medaglie. 36 per la precisione: 11 Ori, 12 argenti e 13 Bronzi.
E, tra queste, brillando d’onore e di vanto nostrano, spicca proprio quella di Vincenzo Sarnataro, classe 1998: uno di quei ragazzi campani di cui non si parla mai, o si parla poco, perché non fa notizia, o almeno, non quel tipo di notizia che lo spettatore medio ha il piacere di vedere spiattellata ai vari Tg Nazionali o sulle prime pagine dei giornali… e, credeteci: non essere raggiunti da una notizia del genere, oggi, è davvero svilente.

Proprio per questo noi la storia di Vincenzo, la perseveranza del pattinaggio campano e, più nello specifico, la realtà creata da zero, con fatica e passione, della società sportiva in cui il giovane si allena, le abbiamo volute conoscere e raccontare, per fare in modo che una bellezza di questo tipo non restasse (ingiustamente) inesplorata.

Così, sabato 20 gennaio, abbiamo raggiunto la Real Lions, scuola di pattinaggio artistico a rotelle nata, ormai, dieci anni fa, a pochi passi dal centro di Monterusciello, in via Giuseppe Marotta n°3.
Subito, sulla porta d’ingresso, è impossibile non notare Vincenzo: alto, serioso, attento. Sta seguendo scrupolosamente le atlete più piccole alle prese con i loro esercizi di riscaldamento. Non vorremmo disturbare, ma la volontà di conoscere qualcosa in più della vita di questo campione, dall’aria umile e gentile, è forte. Ci avviciniamo, allora, e con enorme sorpresa, scopriamo un Vincenzo palesemente emozionato: “non sono abituato a rilasciare interviste”, dice. Ci chiediamo, allora, come sia possibile, com’è che nessuno prima d’ora si sia interessato alla storia di questo atleta campano, una storia fatta d’amore per lo sport e per la propria terra, ricca di sacrificio, sudore e determinazione. Rompiamo gli indugi, quindi, e dopo un sorriso rubato e un nuovo pattino da misurare, Vincenzo ci racconta gli esordi della sua tanto precoce quanto brillante carriera:

“Ho iniziato a pattinare non molto tempo fa, era il 2010. Prima giocavo a calcio, facevo il terzino destro nella squadra della mia zona. Ma poi, un giorno, dopo tre anni trascorsi a rincorrere un pallone, grazie a Ludovica, la mia allenatrice di sempre, ho messo per la prima volta i pattini. Ero qui, proprio qui, in questa pista all’aperto dove tuttora mi alleno. Da quel momento si può dire che è iniziata la mia carriera di pattinatore… e non ho più smesso”.

Che sia una giornata di pioggia, di sole, o che s’avverta nell’aria il più temibile dei temporali, non ha importanza. Vincenzo e Ludovica, coppia inossidabile, sono sempre qui: l’uno dentro, l’altra fuori dalla pista, 6 giorni su 7 e, prima delle competizioni, anche l’intera settimana, con una doppia seduta d’allenamento, qualora fosse necessario.

Sì, perché un atleta meridionale ha più difficoltà nel mandare avanti un programma d’allenamento, questo va detto e anche sottolineato “al Sud non ci sono impianti attrezzati, dotati di coperture che garantiscano mesi d’allenamento continuo. Certo quando piove non restiamo con le mani in mano, è ovvio, ma vuoi mettere la preparazione di un pattinatore che può provare al caldo quand’è inverno e al fresco quand’è estate? Noi facciamo il doppio della fatica, pattiniamo la metà, eppure, tutto questo, non smuove d’un passo la nostra voglia di andare avanti e di migliorare, per ottenere sempre il massimo dalle nostre potenzialità”.

Ed è vero quando si dice che la vita è tutta questione di volontà: quando s’incrocia lo sguardo pulito di Vincenzo non solo si percepisce quanta fatica si celi dietro il raggiungimento dei suoi risultati ma, quasi nell’immediato, ci si rende conto di essere di fronte ad uno dei pochi rappresentati del pattinaggio artistico meridionale, forse l’unico, che, di competizione in competizione, riesce a sbarcare oltre i confini territoriali e a gareggiare contro chi, a differenza sua, può allenarsi 365 giorni l’anno… E non di certo all’aperto. E certamente non a Monterusciello, dove a distanza di chilometri dalla pista di pattinaggio non c’è nessun altro luogo di ritrovo, se non quella colata di cemento a quarzo che è riuscita a farsi prepotentemente spazio nella vita di Vincenzo e in quella di molti altri giovani pattinatori puteolani.

“Qua c’è poco da fare: la nostra è una realtà ai confini” spiega Luigi Renna, presidente della Real Lions e pietra angolare del pattinaggio artistico campano: “Monterusciello, quando abbiamo deciso di dare vita alla nostra associazione, era un territorio in cui lo sport esisteva appena. E noi proprio per questo l’abbiamo scelta: riattivare un centro sportivo, completamente abbandonato, e dedicarlo al pattinaggio artistico – che già di per sé, almeno in Campania, gode di pochissime attenzioni – rappresentava per noi una scommessa… e oggi, dopo dieci anni di sacrifici e di lotta controcorrente, quella scommessa, anche grazie ai risultati ottenuti con Vincenzo, possiamo ritenerla vinta”.

E nel silenzio che sembra avvolgere la piccola frazione di Monterusciello, lì dove i giovani non hanno mai avuto un punto di ritrovo e dove sembrava impossibile scorgere un’opportunità, una qualsiasi opportunità, che fosse in grado di spronarli e di aiutarli ad emergere, Luigi, Annamaria, Ludovica e tutti i componenti della grande famiglia che rappresenta oggi la Real Lions, hanno deciso di rimboccarsi le maniche, hanno lavorato sodo (tuttora lo fanno) contribuendo al riscatto sociale di un territorio troppe volte bistrattato e che, invece, quest’anno, nell’elegante figura di Vincenzo, è riuscito a volare fino in Cina, portando un po’ di Campania ai massimi vertici del pattinaggio artistico tradizionale.
Eppure la meraviglia di questo ragazzo, per quanto un bronzo ai mondiali e, prima ancora, un titolo di campione nazionale, siano difficili da dimenticare, la vera meraviglia di Vincenzo, dicevamo, è proprio quella sua capacità di resistere, quel suo ostinato desiderio di restare, e di continuare a pattinare a Monterusciello, nella sua pista di sempre, che sarà pure sprovvista di tetto, certo, ma che, agli affetti, c’appare piena zeppa di amore e di occasioni da donare.

Salutiamo Vincenzo e lo staff che lo supporta. Sul muro, alle nostre spalle, campeggia una scritta eloquente: il cuore oltre l’ostacolo. Questo è il motto della Real Lions, l’emblema della carriera di Vincenzo, il segno identitario proprio di questa associazione e di tanti altri giovani campani di cui certamente non v’avevano raccontato e che, invece, ci sembra doveroso tenere a mente, tutte le volte che qualcuno, forse distratto (o forse no) tenterà, ancora una volta, di fare di tutta l’erba un fascio…

Flavia Salerni

Un articolo di Flavia Salerni pubblicato il 22 Gennaio 2018 e modificato l'ultima volta il 30 Gennaio 2018

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