venerdì 17 agosto 2018
Logo Identità Insorgenti

PAY TV E CALCIO

Serie A: l’ingresso di DazN nei diritti tv un passo indietro per i tifosi

Media e new media, Sport | 6 agosto 2018

Che il mondo cambi e che la fruizione dei contenuti avvenga su molteplici piattaforme è inevitabile. I colossi dell’editoria hanno dovuto adattarsi a queste mutazioni. La gente è sempre più davanti a uno smartphone o un pc che davanti la tv.
Quello che é successo con i diritti tv della serie A è però qualcosa di diverso.
Non è l’informazione che insegue i gusti e le esigenze di un pubblico che muta e che diversifica l’offerta per intercettare fette più ampie di utenti.
No.
Siamo noi costretti a cambiare le abitudini, complicandole, per loro volontà.Pagando di più per avere quel che vogliamo in modalitá decise da altri.
Ha cominciato la Lega dividendo in 3 pacchetti i diritti della serie A e vietando ai possibili aggiudicatari di portarsene più di 2 a casa.

Un modo, a loro vedere, per fare più cassa, pur sapendo i disagi inevitabili che sarebbero arrivati all’utenza.

Ma concedendo i diritti di ritrasmissione, ovvero la possibilitá ai soggetti detentori dei diritti di rivenderli ad altri operatori, credevano si sarebbe tutto risolto. Ci penseranno loro, come facevano Sky e Mediaset.

Invece DAZN (si pronuncia “dazone” ed appartiene al gruppo Perform) che si é aggiudicata il terzo pacchetto, quello che comprende il posticipo del sabato sera, l’anticipo delle 12.30 di domenica e una gara di domenica alle 15, ha una politica diversa.

IL ceo di DZONE, Rushton, ha detto:” vogliamo che le persone vedano i nostri contenuti solo sulla nostra app. Anche tramite il loro set top box, ma devono passare dalla nostra app e avere quindi un account Dazn”.

Quindi mi devo abbonare, avere ovviamente una buona connessione internet e dovermi guardare le partite sul telefono o il tablet, con la potenza dello streaming che mentre gli altri esultano per un gol sul tuo schermo la palla é ancora a metá campo.

È questa l’innovazione? Se invece decido di restare, ad esempio, con sky, pago il doppio abbonamento che diventa triplo per avere Sky Q. Ma d’altronde Rushton l’ha spiegato al CorSera perché hanno investito in Italia e non, ad esempio, in Francia, che ha un alta penetrazione di internet a larga banda; “L’Italia è un grande mercato, dove le persone sono disposte a pagare per vedere lo sport”.

Ci conoscono davvero bene.

L’utente interessato a vedere le partite della sua squadra del cuore ci rimetterà sempre rispetto l’anno scorso, in termini economici e di fruibilità.

È un passo indietro, non in avanti.

Che ingrosserà le fila dei consumatori “pirata”, quelli col “pezzotto” per intenderci.

Che in Italia sono circa 3 milioni ben distribuiti nello stivale giusto per chiarire verso chi lo ritiene, senza dati a conforto, un fenomeno solo napoletano. Personalmente non aggiungerò nulla al mio abbonamento. Si organizzassero bar e ristoranti. È venuto il momento di scendere a vedere le partite nei locali, più di quanto già succede, pagando magari una pizza per il servizio, che quella, da queste parti, di qualità non perde mai.

Maurizio Zaccone

Articoli correlati

Sport | 13 luglio 2018

CALCIOMERCATO

Lasciateci sognare (mentre sul web impazza il solito toto-acquisti)

Sputtanapoli | 30 giugno 2018

TITOLI E PREGIUDIZI

“Torino ha paura, peggio di Napoli”: l’ossessione per Partenope del direttore di CronacaQui, Beppe Fossati

Sport | 28 giugno 2018

LA LETTERA

Caro Mentana, non si crucci per Maradona che al calcio ha dato solo lustro e magia