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PD NEI GUAI

Dopo il caso De Luca in Campania si apre il caso Basilicata: Pittella potrebbe decadere?

Giustizia, Politica | 15 Giugno 2015

marcello pittella

L’ipotesi la lancia Arnaldo Capezzuto sul Fatto quotidiano: non solo la Campania, con Vincenzo De Luca, ma anche la Basilicata, con Marcello Pittella, indagato per rimborsopoli, potrebbe rischiare di decadere.

Il governatore lucano rischia grosso – scrive infatti Capezzuto – Come il suo predecessore e attuale sottosegretario alla Sanità, il renziano Vito De Filippo e in compagnia con altri 28 politici potrebbe essere condannato per peculato. La vicenda è quella di rimborsopoli. La prima udienza del processo si è celebrata il 31 ottobre e il procedimento corre veloce. L’accusa è aver ottenuto rimborsi non dovuti. Lo scandalo travolse il precedente consiglio regionale e la Giunta presieduta appunto da Vito De Filippo dove Marcello Pittella, ricopriva oltre alla carica di vicepresidente anche quella di potente assessore regionale alle Attività produttive e lavoro.

Senza dimenticare che di recente la Corte dei Conti ha chiesto la restituzione dei soldi spesi dai gruppi consiliari nel 2013 in modo ritenuto non corretto. In sintesi, in pieno scandalo di rimborsopoli, la classe politica lucana ha continuato a far finta di nulla e impiegare il denaro pubblico in modo poco trasparente e per usi non attinenti alla politica. Una bufera giudiziaria che indusse il presidente e il consiglio a rassegnare le dimissioni. Ne seguirono riunioni, conciliaboli, tavoli tecnici per far emergere e accompagnare – sulla carta – una nuova classe politica a conquistare la Regione Basilicata, storicamente dominata dal Pd in stile consociativo. A “gestire” la transizione accorse da Roma l’ex capogruppo del Pd alla Camera dei Deputati, il potentino Roberto Speranza.

Le parole d’ordine, le solite: rinnovamento, responsabilità e coerenza. Alla fine l’indagato Marcello Pittella rovescia il tavolo, si candida alle primarie di coalizione e vince. Le consultazioni di novembre sono solo una pura formalità. Nell’ipotesi di condanna in primo grado, il governatore Pittella sarebbe sospeso dalla carica e rischierebbe la decadenza.

Insomma, il Pd potrebbe rischiare di perdere Basilicata e Campania provocando un caos istituzionale in due fondamentali regioni dell’ignorato meridione d’Italia. Ecco perché gli occhi sono puntati tutti su Vincenzo De Luca, l’ariete. Nella sua arca, un poco alla volta, stanno salendo proprio tutti appassionatamente in cerca di una polizza assicurativa e più che altro dell’impunità”.


Pittella al solito invece se ne frega del tutto e contina a far finta di nulla, portando avanti le politiche di devastazione della Lucaania e poco gli importa della condanna dalla Corte dei Conti a risarcire € 6.300,00 di soldi pubblici spesi allegramente. Anzi, recentemente, in tandem con l’assessore all’ambiente Aldo Berlinguer, nel corso di una conferenza stampa, ha sbandierato una presunta “operazione verità ” sulle ricadute sanitarie e ambientali delle estrazioni petrolifere che quest’inverno hanno generato una massiccia mobilitazione contro le sue politiche ammanigliate alle lobby. Pittella ovviamente anche in questa occasione non ha fatto nessun riferimento alle sempre più frequenti “anomalie” nel Centro Oli di Viggiano nè nessun cenno al divieto di utilizzo delle acque per qualsiasi scopo imposto dall’ordinanza sindacale del Comune di Corleto Perticara. Insomma, totale “black out” informativo sui veleni che l’oro nero disseminerebbe sul territorio e nelle falde acquifere.

Il condannato Pittella ha avuto la faccia bronzea di elencare i suoi presunti “successi”. Successo sarebbe l’approvazione del vergognoso Sblocca Trivelle (art. 38 dello Sblocca Italia), cui viene accostato da Pittella il successo di “Matera2019”, quasi una involontaria conferma del valore di contropartita della designazione a città capitale della cultura  Europea per il 2019 di Matera a fronte dell’esponenziale aumento del territorio lucano interessato dalle trivellazioni (oltre il 70%!). Successo, secondo Pittella, sarebbe il rilancio dell’automotive a Melfi dove, in quanto a diritti dei lavoratori, sembra esser tornati indietro almeno al 1800.

Sordo al grido di dolore dei lucani, lo sarà forse meno nel caso dovesse arrivare, come ipotizza Capezzuto, la sospensione per legge. Vedremo.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 15 Giugno 2015 e modificato l'ultima volta il 15 Giugno 2015

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