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Pedagogia – La sofferenza della discriminazione

Pedagogia, Rubriche | 23 Aprile 2015

download1“Immagina non ci siano nazioni. Non è difficile da fare. Niente per cui uccidere e morire e nessuna religione. Immagina tutta la gente che vive in pace……… Immagina un mondo senza la proprietà. Mi chiedo se ci riesci. Senza bisogno di avidità o fame Una fratellanza tra gli uomini. Immagina tutta le gente che condivide il mondo. Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono il solo. Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno……e il mondo vivrà in armonia.”

“Imagine” è il titolo del brano da cui sono tratti questi versi cantati da John Lennon nel 1971, uno dei singoli più celebri scritti dall’artista. Il significato di questo memorabile testo è di facile interpretazione e la sua profondità introduce il delicato argomento che andremo a trattare.

Il razzismo è una delle forme di discriminazione più violenta e umiliante.

In uno stato sociale le minoranze nazionali sono gruppi di persone che si distinguono per etnia, lingua e religione. In questi contesti, ciò che più spaventa è la diffusa intolleranza, anche mediatica, nei confronti di queste minoranze, con consequenziali atteggiamenti di indifferenza, esclusione, paura, discriminazione e appunto razzismo. In questa situazione di convivenza le svariate problematiche che si vengono a creare vengono  regolarizzate da iniziative giuridiche che trovano soluzioni attraverso diritti e doveri reciproci. Tuttavia sul piano del vissuto c’è molto da lavorare.

Il pregiudizio è un opinione che nasce dalla conoscenza non diretta del fatto o della persona, ma piuttosto da voci e opinioni comuni. Questa forma mentis colpisce proprio quelle minoranze che troppo spesso vengono emarginate e crudelmente etichettate dalla società. Un processo molto comune che termina con l’identificare l’estraneo come “diverso”.

L’individuo che sviluppa tale pregiudizio avverte un senso di paura che lo spinge a percepire “l’altro” come una minaccia. L’estraneo in questione è visto come colui al quale è possibile attribuire comodamente tutte le colpe e le frustrazioni sociali. Le teorie razziste hanno radici profonde che affondano nel fertile terreno del medioevo, per poi svilupparsi definitivamente nei secoli successivi.

Il razzismo genera gravi conseguenze, uccide con l’arma dell’individualismo e dell’intolleranza l’onore e la dignità dell’uomo. La lotta al razzismo necessita di interventi embrionali, educando fin dall’infanzia al rispetto e all’integrazione poiché, durante la crescita, il bambino è accompagnato da una guida che ha il potere di trasmettere valori morali attraverso l’esempio e l’azione diretta. Nessun bambino nasce razzista.

Il “dialogo” conduce verso l’apertura all’altro e si fonda sulla volontà e sull’intenzionalità di riconoscere e accogliere pluralismi e differenze. Confrontarsi rende l’obiettivo raggiungibile, partendo dal presupposto che tutte le culture hanno pari dignità. La conoscenza, l’esperienza, il dialogo e la collaborazione arricchiscono l’uomo abbattendo le convinzioni stagne. Quindi non si tratta solo di tollerare e accettare ma di interagire con volontà e comprendere perché egli pensa e agisce in un certo modo. L’individuo viene prima della sua cultura.

Per il filosofo tedesco Emmanuel  Kant “l’umanità è essa stessa dignità”, ossia: “l’uomo non può mai ridursi ad essere trattato dall’uomo stesso come un semplice “mezzo”, bensì deve essere trattato sempre anche come un “fine”. Dunque la dignità dell’uomo è un valore che impone il rispetto sia della propria persona che della persona altrui.

Nessuno vorrebbe trovarsi in una situazione di disagio, essere odiato, disprezzato e allontanato da tutti. Liberare l’uomo da questi stereotipi è un lavoro duro poiché bisognerebbe lasciarsi andare all’ignoto, un’esperienza che può rivelarsi istruttiva e ci permetterebbe di scoprire che, in fondo, il diverso può semplicemente essere speciale. Senza dimenticare che un giorno potremmo ritrovarci dall’altra parte.

“Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno”.

-GEORGE DAVID AIKEN-

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 23 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 23 Aprile 2015
#Kant   #Pedagogia   #razzismo  

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