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Per il “calendario laico napoletano”: Francesco Saverio Nitti, padre del Meridionalismo

Ciento 'e sti juorne | 3 Dicembre 2018

 

Per la rubrica “Ciento ‘e sti juorne”, il “Calendario laico napoletano”, oggi 3 dicembre, nel giorno dedicato a San Francesco Saverio, vi parleremo del grande padre del Meridionalismo: Francesco Saverio Nitti.

Statista, economista, ministro e Presidente del Consiglio dei ministri del neonato Regno d’Italia, ha legato il suo nome alla Questione meridionale nata negli anni del cosiddetto Risorgimento.

 

Gli anni giovanili

Francesco Saverio Vincenzo de Paola Nitti nacque a Melfi il 19 luglio del 1868.

Suo padre Vincenzo, di idee repubblicane e socialiste, si arruolò nella Guardia Nazionale, fu garibaldino e aderì alla mazziniana Giovane Italia.

I suoi avi furono militanti antiborbonici e suo nonno paterno fu ucciso dala banda di Carmine Crocco negli anni dell’unificazione.

 

Il trasferimento a Napoli

Approdato a Napoli dalla Lucania nel 1882, dopo gli anni del ginnasio, incontrò un altro grande meridionalista, lucano anch’ egli, decisivo nella formazione del suo pensiero politico: Giustino Fortunato.

Nel frattempo, cominciò a collaborare con alcune testate napoletane e pubblicò il suo primo saggio, in cui era già forte la componente meridionalista che lo accompagnerà per tutta la vita,” L’emigrazione italiana e i suoi avversari”.

Negli anni successivi, arrivarono la laurea in Giurisprudenza, l’incontro con Benedetto Croce, la collaborazione col Mattino, la fondazione della rivista “La riforma sociale” e la cattedra all’Università di Napoli in Diritto finanziario e Scienza delle finanze.

 

Il Meridionalismo di Nitti

Nitti fu attivissimo, sia come politico che come analista, in favore del Sud. La sua terra di nascita, la Basilicata, rappresentò per lui un modello importantissimo, date le grandi risorse non sfruttate o sfruttate male.

Grande analista ed osservatore delle realtà meridionali, si scaglio ferocemente contro i governi che si succedevano in quegli anni e che crearono quelle disparità territoriali di cui ancora oggi soffre l’Italia.

Pur convinto sostenitore dell’unità nazionale, denunciò il diverso trattamento tributario cui erano sottoposte le città del Nord e quelle del Sud, a discapito di quest’ultimo che soffriva di una pressione fiscale molto più gravosa.

 

L’attività saggistica

Si moltiplicarono i saggi, nei primi anni del ‘900, sulla questione meridionale.

In “Nord e Sud”  si analizzò il divario che tra Nord e Sud, in quegli anni, non accennava a diminuire sebbene fossero già trascorsi quarant’anni dalla proclamazione del Regno d’Italia.

Nel 1901 fu pubblicato un altro saggio dello stesso tenore, ” L’Italia all’alba del secolo XX”, una critica feroce al processo di unificazione, al modo in cui fu condotto e soprattutto all’origine della questione meridionale.

Secondo Nitti, il Sud Italia pagò un prezzo troppo alto nella cosiddetta unità nazionale, tutta in favore delle regioni del Nord Italia. In particolare, attaccò strenuamente la protezione doganale di cui godevano Lombardia, Piemonte e Liguria, mantenendo il suo in un’ area di sottosviluppo da realtà feudale.

 

La Scienza delle Finanze

La sua opera più famosa, vera e propria Bibbia del Meridionalismo fu sicuramente la colossale “Scienza delle finanze” pubblicata nel 1903. Fu tradotta in varie lingue e distribuita in tutto il mondo.

Pur non lesinando critiche al  governo borbonico, che definiva statico e retrogrado, fornì studi dettagliati sulle finanze e le leggi del Regno delle Due Sicilie e degli altri Stati preunitari, facendo emergere un quadro diametralmente opposto a quello attuale.

Un Sud ricco, prospero, con leggi eque, una pressione fiscale bassissima ed un debito pubblico minimo.

Al contrario degli altri Stati preunitari, a vocazione prevalentemente agricola -con particolare riferimento alla Lombardia, che di industrie non aveva neanche l’ombra- in condizione di povertà diffusa, con tassi di analfabetismo elevatissime, leggi inque e pressione fiscale fortissima.

L’attività politica

La vita politica di Nitti fu pienissima. Tanti gli incarichi nel neonato Stato italiano.

Fu Presidente del Consiglio nel 1919, Ministro degli Interni nello stesso anno. Successivamente,  Ministro del Tesoro, Ministro di Agricoltura, Industria, Commercio, Deputato del Regno d’Italia, Senatore della Repubblica.

Suo nonno fu ucciso dagli uomini di Carmine Crocco, militare borbonico che dapprima passò nelle fila dell’esercito garibaldino per poi diventare il più feroce oppositore delle truppe sabaude.

Nitti trattò il fenomeno del Brigantaggio con grande serietà, riconoscendo in esso un fenomeno complesso che traeva origine nel grande tradimento delle masse contadine da parte di Garibaldi e dei tanti intellettuali risorgimentalisti.

 

Gli anni del Fascismo, l’esilio, il ritorno in Italia.

Nitti fu un deciso antifascista.

Avversò apertamente le politiche della Germania nazista e come Presidente del Consiglio fu costretto a fronteggiare molte crisi.

Di natura marcatamente democratica, attuò importanti riforme del sistema elettorale. Le sue posizioni antimperialiste del regime fascista gli valse l’antipatia di molti, ad iniziare da Gabriele D’Annunzio ed un attentato da un gruppo di militanti fascisti.

Nel 1920 Nitti si vide votare nuovamente la fiducia al governo ma si dimise, sebbene il Re Vittorio Emanuele III lo volesse al governo.

Successivamente, messo in minoranza e caduto il governo Nitti, a seguito dei tumulti in un paese che mutava velocemente, fu rimpiazzato da Giolitti, suo acerrimo nemico.

Nel 1922 si scagliò contro il neonato governo Mussolini, rifiutandosi di riconoscerne la legittimità. Uscì dall’aula in segno di disprezzo, azione che gli valse la persecuzione, le aggressioni, la galera ed in ultimo l’esilio.

Rifugiatosi a Parigi, finanziò l’azione antinazista in terra francese.

Nel ’25 scrisse una lettera, un atto d’accusa al Re d’Italia, reo di connivenza col governo fascista di Mussolini.

Nel ’43 fu arrestato dalla Gestapo a Tolosa e deportato in Austria.

Gli ultimi anni dopo la guerra

Liberato nel ’45 dalle truppe francesi, fece ritorno in Italia, tenne un accorato discorso al San Carlo di Napoli dove apparve stanco e debilitato.

La sua attività politica continuò, pur senza ulteriori incarichi pubblici, in qualità di ispiratore, economista, pubblicista ed anche candidandosi alla guida di uno schieramento di partiti laici e di sinistra, a contrastare l’avanzata della DC.

Morì a Roma il 20 febbraio del 1953, dove riposa nel cimitero del Verano.

L’attività saggistica e politica di Nitti resta una pietra miliare del Meridionalismo storico. Pochi altri autori come lui hanno saputo fornire numeri e dati puntuali e preziosi per comprendere la Questione meridionale. Ancora oggi, Nitti resta un autore insostituibile per chi voglia comprendere il divario socio-economico tra Nord e Sud sin dalla nascita dello Stato italiano.

Drusiana Vetrano

 

Drusiana Vetrano

Indipendentista, amante di Napoli e della sua storia. Pur essendo molto legata alla sua terra, che cerca di raccontare al di là di stereotipi, luoghi comuni e  narrazioni tossiche, è appassionata di cultura orientale, con cui è venuta in contatto moltissimi anni fa, grazie allo studio ed alla pratica delle Arti Marziali. Negli ultimi anni si è avvicinata anche allo studio della cultura del vicino Oriente. Un occhio sulle realtà estere le permette di capire ancora meglio le dinamiche di cui si occupa grazie ad Identità Insorgenti, relativamente al Sud Italia ed ai Sud di tutto il  mondo. Fa parte del collettivo di Identità Insorgenti sin dalla sua fondazione.

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