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Per il “Calendario laico napoletano”: Lucrezia d’Alagno, amata da Alfonso d’Aragona

Ciento 'e sti juorne | 23 Novembre 2018

Il nome di Lucrezio risale addirittura al tempo dei Sette Re di Roma. Si chiamò Lucrezio anche il maggior poeta in lingua latina prima di Virgilio: Tito Lucrezio Caro, l’autore del poema De rerum natura. Ancor più celebre fu il nome di Lucrezia, portato dalla virtuosa moglie di Collatino, disonorata da Sesto Tarquinio, indegno figlio dell’ultimo Re di Roma, l’etrusco Tarquinio il Superbo. Nella storia romana Lucrezia ha quasi i tratti di un’eroina romantica. Piuttosto che sopravvivere al disonore, ella infatti preferì la morte. La sua drammatica fine eccitò lo sdegno dei Romani, affrettando la cacciata dei Tarquini e la fine della monarchia. Diversa, invece, la storia della Lucrezia che vogliamo raccontarvi oggi per il nostro calendario laico. Parliamo di Lucrezia d’Alagno. Ma prima un accenno alla martire di oggi.

Lucrezia di Spagna, martire di Mérida

Il nome di Lucrezia è riportato nel Martirologio Romano una sola volta, il 23 novembre. Originaria della Spagna, di una Spagna evidentemente romanizzata quale era la penisola iberica nei secoli dell’Impero, Santa Lucrezia è tradizionalmente considerata martire, caduta al tempo della persecuzione di Diocleziano e sotto il prefetto Daciano. Sua patria e luogo della sua morte sarebbe stata la città di Mérida, città anche della più celebre martire fanciulla Santa Eulalia, festeggiata il 10 dicembre. Forse proprio la gloria di questa concittadina ha contribuito ad oscurare il ricordo di Santa Lucrezia. Sul suo conto infatti non si conosce nulla e solamente si sa che il suo culto è molto antico e radicato. Invece di Lucrezia d’Alagno, affatto santa, si sa molto di più.

Sulla facciata del Maschio Angiono

Il Maschio Angioino fu voluto originariamente da Carlo I d’Angio per segnare la vittoria finale sugli Svevi e il trasferimento della capitale da Palermo a Napoli. Alfonso I d’Aragona, nel 1443, fa introdurre la forma cilindrica delle torri, più adatte a sostenere i colpi di cannone che dominano i campi di battaglia, e l’Arco di Trionfo incastonato tra le Torri di Mezzo e di Guardia.

Sull’arco c’è l’opera di un collettivo di artisti del tempo, guidato da Francesco Laurana: sul bassorilievo dell’arco inferiore è illustrato il trionfo di Alfonso che entra in città  trasportato come un imperatore romano e circondato da dignitari e da bande di musicanti. Nel corteo di uomini, però, c’è una figura femminile, l’unica, con l’abito lungo. Chi è? E’ presto detto…

Intorno al 1448 il re aveva iniziato a frequentare un villaggio alle falde del Vesuvio, chiamato “Torre Ottava” per la presenza di una torre che difendeva il luogo e in seguito “Torre del Greco” che divenne una sorta di corte alternativa, in cui i diplomatici e i forestieri in transito si dirigevano per chiedere udienza al sovrano, assieme ai luoghi di villeggiatura a Baia e a Pozzuoli. Alfonso, in quegli anni, dava sempre più incarichi agli esponenti della famiglia degli Alagno, il cui capofamiglia, Cola, era capitano della Torre della Nunziata e possedeva delle terre a Torre del Greco.

L’attenzione per questa famiglia nobile e in decadenza, originaria di Amalfi, fu dovuta all’influsso di uno dei membri più giovani, che nel 1448 compiva 18 anni, Lucrezia.

Benedetto Croce la racconta in Storie e Leggende Napoletane come una donna nel pieno della sua giovinezza, descritta come perspicace d’intelletto, un carattere risoluto e un’eloquenza da diplomatica, che riuscì a conquistare l’amore di un re che con i suoi cinquantaquattro anni si avvicinava alla vecchiaia, da trent’anni separato, di fatto, dalla moglie Maria di Castiglia rimasta a governare in Spagna.

Figlia di Nicola, primo feudatario del Casale di “Torre dell’Annunciata” (la futura Torre Annunziata) e di Covella Toraldo, Lucrezia è infatti nota alla storia per essere stata la favorita di Alfonso V d’Aragona, re di Napoli,

Alfonso la vide casualmente in strada a Torre, mentre Lucrezia attendeva a una consuetudine tradizionale per la festa di San Giovanni, offrire una pianta d’orzo al proprio innamorato: sfacciatamente la ragazza la offrì al re, che – come in una fiaba – se ne innamorò. In quel periodo Lucrezia prese dimora nel quartiere Borgo dell’odierna città di Torre Del Greco, in una zona che ad oggi si chiama “Orti della Contessa”.

Le cronache del tempo su Lucrezia d’Alagno

I rapporti tra i due sembra rimasero esclusivamente platonici, ma la giovane Lucrezia riuscì a raggiungere una tale influenza sul sovrano che, stando ai Ricordi di Loise De Rosa, cronista dell’epoca, «…chi voleva alcuna grazia da lo re andava da Madama Lucrezia». Queste “grazie” non dovevano però essere del tutto gratuite, se è vero che Lucrezia si arricchì considerevolmente per suo conto. Col crescere della sua fama aumentavano anche prestigio personale, potenza politica, ricchezze e incarichi di rango per sé e per la sua famiglia. Lucrezia partecipava a tempo pieno alla vita politica e privata del re.

L’unico ostacolo al pieno coronamento delle ambizioni matrimoniali di Lucrezia, e ai non troppo segreti desideri di Alfonso, era la moglie di quest’ultimo, Maria di Castiglia, la legittima, pia e paziente regina che, però, viveva in Spagna.

Lo stato di separazione dei coniugi, la sterilità del loro matrimonio e, soprattutto, la circostanza che nel 1455 era stato eletto al soglio papale Callisto III, zio di un cognato di Lucrezia, la convinsero a tentare il passo dell’annullamento del matrimonio del re.

Quando Lucrezia andò dal Papa

Con il convinto benestare di Alfonso, l’11 ottobre 1457 Lucrezia, giunta a Roma con uno sfarzoso corteo di dame e gentiluomini comprendente cinquecento cavalli, fu ricevuta dal papa Alfonso Borgia, cortigiano di re Alfonso ma soprattutto imparentato con Lucrezia che, pur avendola accolta con gli onori e la magnanimità normalmente riservati a una regina, non volle accondiscendere alla richiesta: le doti di saggezza e di eloquenza sfoggiate da Lucrezia non riuscirono ad avere il sopravvento sulla fedeltà e lealtà del Pontefice nei confronti della regina. Allora Alfonso, amareggiato, lasciò Capua il 27 ottobre successivo, e s’incamminò verso Roma per incontrarla.

Alfonso tenterà di consolare con affetto, dedizione, e tangibili riconoscimenti la sua favorita, ma il 27 giugno 1458, alla morte del re, Lucrezia si trovò non solo senza il regno desiderato, ma senza essere nominata nel testamento e, per di più, invisa al successore al trono, Ferrante e a sua moglie Isabella.

Abbandonata Napoli, trascorse alcuni anni tra la Dalmazia e Ravenna, prima di trasferirsi definitivamente a Roma, dove vivrà i suoi ultimi anni tra le agiatezze e la fama nel frattempo acquistate.

Morì il 19 febbraio 1479, e il suo patrimonio fu diviso tra la famiglia e il monastero di San Domenico maggiore a Napoli. Fu sepolta nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, a Roma, dove però non resta più né la tomba né la lapide. La memoria di Lucrezia rimase però nel sentimento popolare romano, che attribuì il nome di Madama Lucrezia al busto anonimo di epoca romana, alto circa 3 metri, attualmente posto su un basamento all’angolo tra il Palazzo Venezia e la chiesa di S. Marco, in piazza Venezia, nei pressi del luogo in cui Lucrezia visse i suoi anni di

Una relazione pubblica

Questa relazione comunque non aveva un carattere segreto, fatta di pettegolezzi e movimenti sotterranei. Nei comportamenti sia del re, della corte, del principe ereditario Ferrante e dei sovrani forestieri, il ruolo assunto dalla ragazza era a tutti gli effetti quella di una consorte. Il re infatti soleva allestire un largo seguito, sotto la vista di tutti, quando da Napoli si recava a Torre del Greco per andare incontro a Lucrezia, dedicarle banchetti e feste in giro per la città. La giovane donna divenne pure la musa dei poeti che frequentavano la corte aragonese:

Chi vol videre in terra paradiso,
la gloria e la felice vita eterna,
riguardi pur a quell’angelico riso:
l’airo se allegra e l’uccelletto verna.
Quando fora esec, fa sì adorno viso,
che chi l’ascolta è gloria superna.
Digna è questa perla
esser signora de l’antica Grecia:
non so se dico Dea over Lucrecia;

Quando nel 1452 vennero in visita Federico III e sua moglie Eleonora di Portogallo, una nipote di Alfonso, vollero conoscere madama Lucrezia: la dama fu la prima ad accogliere Ferrante dalla sua prima impresa militare, a capo della folla in festa. Il Re le regalò il Terrazzo degli ulivi del Castello Aragonese d’Ischia.

Ma la relazione era talmente pubblica che a Napoli c’è un monumento che la ricorda, nella facciata di uno dei principali castelli cittadini… allungate l’occhio per riconoscerla ora che sapete la sua storia.

Lucilla Parlato

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