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Per il “Calendario laico napoletano”: Madre Flora e la “Casa del Volto Santo” ai Ponti Rossi

Ciento 'e sti juorne | 24 Novembre 2018

Per la rubrica “Ciento ‘e sti juorne”, il “Calendario laico napoletano”, vi raccontiamo oggi, 24 novembre, nel giorno in cui si festeggia Santa Flora, la storia di Florinda Romano, meglio nota come “Madre Flora”.

In molti ricorderanno che fino agli anni ’80 a Napoli era facile imbattersi nel “santino” di questa donna dal volto austero e dai capelli raccolti, vestita di nero con un grande crocifisso in petto, che campeggiava nelle chiese, sui comò delle nonne o attaccato ai parabrezza delle auto, spesso accompagnato da quello raffigurante un’immagine di Gesù.

E non a caso, perchè la devozione al “Volto Santo di Gesù” nella città di Napoli e nell’intero meridione, si è sviluppata proprio per opera di Madre Flora, che dedicò tutta la sua vita alla costruzione di una “Casa del Volto Santo”, trasformando la sua villa ai Ponti Rossi in un vero e proprio tempio che ancora oggi, a quasi 50 anni dalla sua morte, è meta di migliaia di pellegrini.

La devozione di Madre Flora al “Volto Santo di Gesù”

Florinda Romano nacque il 17 gennaio del 1899 a Napoli, nel popolare quartiere di Sant’Antonio Abate. A soli 18 anni, dopo un’adolescenza difficile funestata da lutti in famiglia, decise di sposarsi con Erberto De Santis, un uomo benestante molto più grande di lei.

Entrambi erano accomunati dalla grande fede cattolica e dall’amore per l’infanzia abbandonata; in particolare De Santis era promotore di diverse missioni e finanziatore di periodici a carattere religioso, tra cui “Crociata Missionaria”. E proprio sulla copertina di questo periodico fu pubblicata l’immagine di un “Volto Santo di Gesù”, riproduzione di un’opera realizzata dalla pittrice Rina Maluta, ispirata ad un antichissimo crocifisso custodito nella cattedrale di Lucca, che i coniugi Romano ritagliarono dal giornale e fecero incorniciare.

Da questa immagine, che secondo il racconto di Florinda le avrebbe parlato il 10 febbraio del 1932, scaturì la sua “missione” da portare avanti in ogni modo, ovvero diffondere la devozione nei confronti del “Volto Santo di Gesù” e dedicarsi alle opere di beneficenza, in particolare nei confronti dei bambini orfani.

La costruzione della “Casa del Volto Santo” e il suo impegno per l’infanzia abbandonata

Dopo aver abitato a Meta di Sorrento e a Casoria, i coniugi De Santis nel 1946 acquistarono sulla collina di Capodimonte, in via Ponti Rossi, una villa da cui si godeva un bellissimo panorama sulla città di Napoli.

Con l’aiuto del marito, Florinda Romano trasformò in cappella alcune stanze della casa che da allora divenne per tutti i napoletani la “Casa del Volto Santo”.

Accanto alla cappella fu realizzata per Florinda una piccola stanzetta, dove incontrava i fedeli che sempre più numerosi cominciavano ad arrivare anche da fuori Napoli per pregare con lei davanti a quell’immagine di Cristo e per chiedere grazie.

In quel periodo storico, funestato dalla guerra, che aveva lasciato la città devastata dai bombardamenti e ridotta alla miseria, Madre Flora divenne un punto di riferimento per i napoletani bisognosi e gli ammalati, mettendo a loro disposizione aiuti spirituali e materiali che provenivano dalle donazioni.

Da quel momento per tutti Florinda Romano in De Santis divenne “Madre Flora”.

Alla morte del marito, nel 1948, Madre Flora trasformò la sua villa ai Ponti Rossi in un orfanotrofio e per gestirlo chiese aiuto alle suore “Piccole Ancelle di Cristo Re”.  Nel frattempo apre altri due orfanotrofi per  i figli delle vittime della guerra e i poveri ad Aversa e Brusciano.

Successivamente, nel 1965, il Cardinale Alfonso Castaldo autorizzò la celebrazione eucaristica quotidiana nella piccola Cappella della “Casa del Volto Santo” di Capodimonte.

La grande commozione del popolo napoletano alla notizia della morte di Madre Flora

Il 31 maggio del 1969 Madre Florà morì all’età di 70 anni, povera così come era vissuta e da molti considerata una “santa” dotata del dono della profezia.

Alla notizia della sua morte si radunarono migliaia di fedeli e di “figli” spirituali davanti alla “Casa del Volto Santo” per salutarla un’ultima volta, in un continuo pellegrinaggio durato per ben 10 giorni senza che nessuno riuscisse a interromperlo per poter portare il suo corpo al cimitero.

Finchè il 10 giugno, i fedeli presenti, con un atto di forza, la tumularono all’interno della cappella e cosi, per volontà popolare e con l’assenso delle autorità, Madre Flora è rimasta nella casa da lei fondata, accanto a quell’immagine del Volto Santo a cui aveva dedicato la sua intera esistenza.

Nel suo testamento aveva indicato la Chiesa di Napoli come erede delle sue opere e del culto da propagare in onore del “Volto Santo”, e in alternativa indicò la Congregazione delle “Piccole Ancelle di Cristo Re”.

La Curia Arcivescovile, in considerazione dell’impegno spirituale, educativo e sociale svolto dalle Piccole Ancelle, preferì che queste accettassero l’eredità con l’impegno di diffondere il culto al Volto Santo e di edificargli un Santuario.

L’inaugurazione del “Tempio del Volto Santo”

Il Tempio del Volto Santo, luogo di culto tra i più amati dai napoletani, si erge su uno dei versanti della collina di Capodimonte. La prima pietra del nascente edificio fu posta nel febbraio del 1990 e, dopo 6 anni, il 10 marzo del 1996 ne venne solennemente celebrata l’apertura.

L’immagine del “Volto Santo di Gesù” troneggia sulla parete di fondo, dietro l’altare. I giorni di particolare devozione che vedono un enorme afflusso di pellegrini sono il 10 febbraio, data in cui ricorre l’anniversario del “prodigio” avvenuto nel 1932, e il 6 agosto, giorno nel quale la Chiesa festeggia la trasfigurazione di Gesù sul Tabor.

Sul lato destro del Santuario vi è una piccola cappella dove è stata sistemata, definitivamente, la tomba di Madre Flora, esattamente dove si trovava la sua stanzetta in cui incontrava i fedeli. Gli innumerevoli ex-voto giunti da ogni parte d’Italia, testimoniano le grazie ottenute attribuite alle preghiere a Madre Flora e al “Volto Santo di Gesù”.

Una parte della struttura è destinata ad attività educative per i ragazzi del quartiere, con aule attrezzate, e per organizzare altre iniziative sociali, dove sia bambini che adulti usufruiscono gratuitamente dei servizi messi a disposizione. Inoltre un moderno edificio a se stante ospita bambini e appartenenti a famiglie provate dalle difficoltà economiche.

Ancora oggi tantissimi pellegrini appoggiano nei fori delle mura della cappella i loro messaggi per Madre Flora, le richieste d’aiuto, o confidano i problemi che li affliggono, proprio come facevano durante i momenti di incontro.

Segno che la devozione per Madre Flora è sopravvissuta nei napoletani anche alla sua morte.

Sabrina Cozzolino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FANPAGE

Madre Flora nacque a Napoli nel 1899 nel popoloso borgo di Sant’Antonio Abate, in una modestissima famiglia, ancora ragazzina visse diversi lutti e sofferenze. Ancora giovanissima si unì in matrimonio con il commendatore Ernesto De Santis. La differenza di età tra i due era notevole: lui aveva 45 anni e lei 19. De Santis, che lavorava in banca a Meta di Sorrento, dove per un periodo la coppia visse, e amava immensamente la Chiesa e l’infanzia abbandonata. I coniugi vissero una perfetta intesa, soprattutto spirituale. In un giorno come tanti, mentre la vita scorreva monotona nella casa di Meta di Sorrento, il 10 febbraio del 1932, in un Mercoledì delle Ceneri, Flora era in preghiera nella sua camera, con il rosario tra le mani pregava e fissava l’immagine da lei ritagliata, del Volto Sacro di Gesù pubblicato sul frontespizio di “Crociata Missionaria”, disegnato dalla pittrice Rina Maluta. Aveva da poco ultimato di preparare il pranzo per i bisognosi che si recavano a casa sua, quando il Signore le dimostrò di averla scelta. Improvvisamente una luce intensa illuminò quel quadro e il Signore si umanizzò. Nel silenzio di quegli istanti Egli le rivolse queste parole: “Flora, guarda questo volto tanto offeso ed ingiuriato; amalo e fallo amare”.

Da quel momento la sua vita si trasformò totalmente e l’unica preoccupazione fu aderire alla volontà del Signore. Il suo unico costante pensiero fu la diffusione nel mondo dell’immagine sacra del Volto di Cristo, il Volto Santo, la diffusione del Vangelo, e portare Cristo nel mondo che per lei significava incontrare i fratelli toccati da dolore, dalla sofferenza. Nel periodo storico in cui incombeva nel mondo la guerra con le sue difficoltà e restrizioni di cui la città di Napoli non ne fu esonerata, Madre Flora si sforzò di diffondere parole e atteggiamenti di solidarietà e di fiducia in Dio. Amò i poveri in maniera particolare e gli ammalati, a loro donò quanto possedeva e quanto riceveva attraverso la carità. Suo grande progetto fu la realizzazione della Casa del Volto Santo, che sorge nel quartiere dei Ponti Rossi, sulla Collina di Capodimonte, dove fu concesso da monsignor Giuseppe de Nicola, vicario generale della diocesi di Napoli, di poter celebrare l’Eucaristia la domenica e nei giorni festivi.

 

 

 

sntiebeati

 

Napoli, 17 gennaio 1899 – 31 maggio 1969

Florinda Romano nacque a Napoli nel 1899. Dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza in povertà, venne presa in moglie dal commendator Ernesto De Santis e si trasferì a Meta di Sorrento. Il 10 febbraio 1932, Mercoledì delle Ceneri, improvvisamente vide illuminarsi un’immagine del volto di Gesù, che le era arrivata in casa e che il marito aveva messo in cornice. Da quell’immagine le parve inoltre di udire un invito alla riparazione, per far conoscere ed amare il Signore. Da quel momento, Florinda scelse uno stile di vita umile e dimesso e s’impegnò a diffondere il culto al Volto Santo di Gesù, riprodotto in quell’immagine. Trasferitasi col marito prima a Casoria, poi a Napoli, vide raccogliersi intorno a sé numerosi fedeli, che, ricorrendo ai suoi consigli, presero a chiamarla “madre Flora”. Ubbidì prontamente alle autorità ecclesiastiche che vigilavano sulla sua persona e sulla sua opera caritativa, che comprendeva alcuni orfanotrofi. Morì nella sua casa nel quartiere napoletano Ponti Rossi, vicino Capodimonte, il 31 maggio 1969. Nel suo testamento destinò il suo patrimonio personale all’arcivescovo di Napoli e, in caso di rinuncia, alle suore Piccole Ancelle di Cristo Re, che gestivano gli orfanotrofi da lei fondati. Le sue spoglie riposano nella cappellina di destra del santuario da lei sognato, la Casa del Volto Santo, nello stesso punto dove sorgeva la stanza in cui accoglieva quanti chiedevano il suo aiuto.

 

Su uno dei versanti della collina di Capodimonte a Napoli, sulla cui sommità è la Reggia dei Borboni con l’immenso parco, sono sorte due grandi Opere, a poca distanza fra loro: la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio e Opere annesse, fondata da madre Maria di Gesù Landi (per la quale è in corso il processo di beatificazione) e il Santuario “Casa del Volto Santo” fondato da Florinda Romano, vedova De Santis, meglio nota come madre Flora.

Infanzia e adolescenza

Quest’ultima nacque nel 1899 (l’atto di Battesimo riporta la data del 25 gennaio, ma altrove è indicata quella del 17) nel popolare Borgo Sant’Antonio Abate di Napoli, seconda figlia delle quattro nate dalla relazione tra Francesco Romano e Fortuna Dattilo, poi regolarizzata alla morte del marito di lei, affetto da una malattia mentale.
La sua fanciullezza fu funestata da lutti e dolori, temprandola sin da allora ad una vita densa di prove e sacrifici. Per circa tre anni fu ospitata in un istituto di beneficenza retto da religiose, poi tornò a Napoli. La sua unica consolazione era frequentare la parrocchia di Santa Maria di Tutti i Santi, dov’era stata battezzata il 26 gennaio 1899 e dove si accostò per la prima volta alla Comunione e alla Confessione; ricevette invece la Cresima nel Duomo di Napoli.
Per aiutare la famiglia, mentre badava alle faccende domestiche, lavorò prima presso un cotonificio, poi come guantaia. A quindici anni s’iscrisse all’associazione delle Figlie di Maria della sua parrocchia.

Il matrimonio

Poco più tardi incontrò il commendator Ernesto De Santis, il quale, per porre fine alle sue difficoltà, la chiese in moglie al padre Francesco. Il matrimonio fu celebrato in forma civile il 4 ottobre 1917 e in forma religiosa il 6 gennaio 1918. La differenza d’età era notevole: lo sposo aveva 45 anni, la sposa 19.
Il commendator De Santis, che lavorava in banca a Meta di Sorrento, amava immensamente la Chiesa e l’infanzia abbandonata. In particolare,era un grande benefattore delle Missioni, che aiutava con tutti i mezzi disponibili; per corrispondenza patrocinava il battesimo dei bambini africani, facendosi loro padrino.
I coniugi vissero in perfetta intesa, soprattutto sul piano spirituale, con il desiderio di vivere in coerenza la loro fede cristiana. Era in particolare il marito a spronare la moglie a una più intensa pratica religiosa.

L’inizio della devozione

Un giorno arrivò in casa De Santis un’immagine del Volto Santo di Gesù, riproduzione di un quadro della pittrice Rina Maluta, intitolato «Pax vobis». Una tradizione biografica attesta che fosse stata ritagliata dalla copertina di un numero della rivista cattolica «Crociata Missionaria», di cui il commendator Ernesto era un solerte sostenitore. Lui la sistemò in una piccola cornice, che collocò sopra il mobile-radio che aveva nella camera da pranzo.
Il 10 febbraio del 1932, Mercoledì delle Ceneri, Florinda, cheaveva 33 anni, era sola in casa. Improvvisamente si sentì chiamare per nome e si voltò: le parve che l’immagine si fosse animata e che sprigionasse un grande splendore. Tra le parole che udì, insieme a un invito alla penitenza per evitare castighi sul mondo, ci fu un invito:«Flora, guarda questo Volto, tanto offeso ed ingiuriato. Amalo e fallo amare».
Da quel giorno la sua vita si trasformò radicalmente: intensificò le penitenze e rinunciò ai beni terreni. L’unico scopo che si prefisse fu quello di diffondere ovunque la devozione al Volto Santo, distribuendo largamente e gratuitamente copie dell’immagine. Dopo circa un anno, Florinda raccontò al suo confessore, il canonico Gennaro Iaccarino, gli eventi di cui era stata protagonista e ricevette da lui l’autorizzazione a divulgarli nella Pia Unione delle Madri Cristiane di Meta di Sorrento.
All’inizio del 1938, quando il marito andò in pensione, i coniugi si stabilirono a Casoria, ma non molto tempo dopo si trasferirono a Napoli. Ben presto una quantità sempre più crescente di fedeli prese a ricorrere all’aiuto e ai consigli di colei che si vide attribuire il soprannome di “madre Flora”, pur non essendo una consacrata.
Le autorità ecclesiastiche, intanto, vigilavano: il cardinal Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, costituì una commissione d’inchiesta che indagasse il culto del Volto Santo e la personalità di madre Flora. I risultati furono sostanzialmente positivi.

Una Casa per il Volto Santo

A quel punto, madre Flora poté dedicarsi interamente a un progetto speciale: la costruzione di un tempio, anzi, una casa per il Volto Santo. Fu quindi acquistata, il 2 ottobre 1946, una grande villa nel quartiere dei Ponti Rossi, sulla collina di Capodimonte, dove fu concesso da monsignor Giuseppe de Nicola, vicario generale della diocesi di Napoli, di poter celebrare l’Eucaristia nelle domeniche e nei giorni festivi.
Una stanzetta attigua alla cappella ricavata in alcune stanze era riservata a lei, dove riceveva i numerosi fedeli, che, con il trascorrere del tempo, aumentavano sempre più, costituendo Associazioni e gruppi di collaboratori e benefattori.
Non mancarono, comunque, le prove. Dopo che madre Flora scrisse personalmente al Papa, Pio XII, la Sacra Congregazione del Santo Uffizio decretò la pubblicazione sul bollettino diocesano di un comunicato: i fedeli erano diffidati dal seguire il movimento in ogni sua manifestazione. Lei ubbidì e, gradualmente, poté riprendere il suo apostolato; intanto, nel 1953, le era morto il marito.

Gli orfanotrofi e l’espansione del culto

Madre Flora volle esternare nella carità verso i bisognosi la carica spirituale che riceveva da Dio. Contribuì a sue spese a un orfanotrofio di Aversa e ne fondò un altro nel Comune di Brusciano in provincia di Napoli. Nel 1955, dopo aver risolto le questioni con gli inquilini della villa ai Ponti Rossi, poté ospitarvi diciotto orfanelli insieme alle donne che, come lei, avevano deciso di dedicare la propria vita al Volto Santo.
Chiamò a gestire le realtà di Brusciano e Napoli le suore Piccole Ancelle di Cristo Re, fondate dal francescano padre Sosio Del Prete e da madre Antonietta Giugliano di Afragola (per entrambi è in corso la causa di beatificazione).
Il culto, diventato ormai diffusissimo in Napoli e provincia, accrebbe il numero dei sostenitori e benefattori, così da poter gestire senza sovvenzioni di alcun Ente, le opere caritative che sorgevano. Il francescano padre Giacinto Ruggiero, divenuto suo confessore, le fu di valido aiuto presso le autorità ecclesiastiche, nel dare la giusta luce alla sua figura ed agli avvenimenti che si succedevano. Nel 1965 il cardinale arcivescovo Alfonso Castaldo concesse con decretol’autorizzazione a celebrare la Messa quotidiana nella cappellina della “Casa del Volto Santo”, datoche molto spesso si celebrava ormai nell’ampio cortile per il grande afflusso di devoti.

La morte

Ormai vicina alla morte, madre Flora firmò il 20 febbraio 1969 il suo testamento, nel quale lasciava tutti i suoi beni all’arcivescovo di Napoli o, in caso di rinuncia, alle Piccole Ancelle di Cristo Re, per la costruzione della Casa del Volto Santo. Il 31 maggio 1969 concludeva nella sua casa di Capodimonte, la sua giornata terrena a 70 anni, povera come visse; aveva profetizzato lei stessa il 2 maggio, a quanti la circondavano, che in quel mese dedicato alla Madonna li avrebbe lasciati.
Per dieci giorni una folla immensa si recò a renderle l’ultimo saluto. I fedeli non vollero che la salma venisse portata al cimitero, ma che restasse nel luogo dove, in vita, aveva mostrato aiuto e comprensione a tutti. Con un atto di forza, il 10 giugno 1969, la tumularono quindi all’interno della cappella. Le autorità competenti concessero la tumulazione privilegiata il 22 settembre.

La Casa del Volto Santo diventa realtà

La Curia arcivescovile di Napoli, riconoscendo l’impegno fino allora dimostrato dalle suore nel campo spirituale, educativo e sociale, girò a loro l’eredità, con l’impegno della diffusione del culto e della costruzione di un nuovo Santuario, sull’adiacente terreno anch’esso ereditato, per accogliere il flusso enorme dei fedeli e nel contempo nominando un cappellano nella persona di monsignor Frattini.
Il terremoto del 26 novembre 1980, che sconvolse la Campania e la Basilicata, produsse grossi danni all’edificio dell’orfanotrofio e all’annessa cappellina. Fu necessario, con l’aiuto di tutti i benefattori, allestire una chiesa-prefabbricato provvisoria, molto ampia, per continuare le attività di culto. Nel contempo si provvide con nuovi edifici per l’orfanotrofio e le opere.
Il 25 febbraio 1990 il cardinale Michele Giordano, benedisse la prima pietra e il 10 marzo 1996 celebrò solennemente l’apertura ai fedeli del nuovo moderno tempio, i cui lavori di completamento e di perfezionamento sono tuttora in corso. L’immagine del Volto Santo è stata collocata sul fondo, dietro l’altare.
Sul lato destro della chiesa, in una cappellina, è stata sistemata definitivamente la tomba di madre Flora, proprio nel posto dove prima sorgeva la stanzetta che per tanti anni la vide accogliere, consigliare, confortare, beneficiare, tanti fedeli e figli spirituali. Ancora oggi idealmente questo compito continua, perché all’esterno i fedeli appoggiano nella struttura muraria della parete traforata i loro messaggi, confidenze, richieste d’aiuto.
Gli innumerevoli ex-voto pervenuti da ogni parte della Campania e d’Italia testimoniano l’effluvio di grazie ottenute con le preghiere al Volto Santo di Gesù,della cui devozione l’umile madre Flora fu una dei propagatori.

 

 

in una città che ha fatto del culto dei defunti una sua caratteristica, a partire dalla Chiesa delle Anime del Purgatorio fino al culto delle “anime pezzentelle” nel Cimitero delle fontanelle, il rapporto dei napoletani con i morti a cui chiedere grazie, intercessioni e protezione dall'”alto”.

 

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Florinda Romano De Santis (Madre Flora)

 

Florinda Romano nacque a Napoli nel 1899. Dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza in povertà, venne presa in moglie dal commendator Ernesto De Santis e si trasferì a Meta di Sorrento. Il 10 febbraio 1932, Mercoledì delle Ceneri, improvvisamente vide illuminarsi un’immagine del volto di Gesù, che le era arrivata in casa e che il marito aveva messo in cornice. Da quell’immagine le parve inoltre di udire un invito alla riparazione, per far conoscere ed amare il Signore. Da quel momento, Florinda scelse uno stile di vita umile e dimesso e s’impegnò a diffondere il culto al Volto Santo di Gesù, riprodotto in quell’immagine. Trasferitasi col marito prima a Casoria, poi a Napoli, vide raccogliersi intorno a sé numerosi fedeli, che, ricorrendo ai suoi consigli, presero a chiamarla “madre Flora”. Ubbidì prontamente alle autorità ecclesiastiche che vigilavano sulla sua persona e sulla sua opera caritativa, che comprendeva alcuni orfanotrofi. Morì nella sua casa nel quartiere napoletano Ponti Rossi, vicino Capodimonte, il 31 maggio 1969. Nel suo testamento destinò il suo patrimonio personale all’arcivescovo di Napoli e, in caso di rinuncia, alle suore Piccole Ancelle di Cristo Re, che gestivano gli orfanotrofi da lei fondati. Le sue spoglie riposano nella cappellina di destra del santuario da lei sognato, la Casa del Volto Santo, nello stesso punto dove sorgeva la stanza in cui accoglieva quanti chiedevano il suo aiuto.

 

Su uno dei versanti della collina di Capodimonte a Napoli, sulla cui sommità è la Reggia dei Borboni con l’immenso parco, sono sorte due grandi Opere, a poca distanza fra loro: la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio e Opere annesse, fondata da madre Maria di Gesù Landi (per la quale è in corso il processo di beatificazione) e il Santuario “Casa del Volto Santo” fondato da Florinda Romano, vedova De Santis, meglio nota come madre Flora.

Infanzia e adolescenza

Quest’ultima nacque nel 1899 nel popolare Borgo Sant’Antonio Abate di Napoli, La sua fanciullezza fu funestata da lutti e dolori, temprandola sin da allora ad una vita densa di prove e sacrifici.

Per circa tre anni fu ospitata in un istituto di beneficenza retto da religiose, poi tornò a Napoli. La sua unica consolazione era frequentare la parrocchia di Santa Maria di Tutti i Santi,

Per aiutare la famiglia, mentre badava alle faccende domestiche, lavorò prima presso un cotonificio, poi come guantaia. A quindici anni s’iscrisse all’associazione delle Figlie di Maria della sua parrocchia.

Ilmatrimonio

Poco più tardi incontrò il commendator Ernesto De Santis, il quale, per porre fine alle sue difficoltà, la chiese in moglie al padre Francesco. La differenza d’età era notevole: lo sposo aveva 45 anni, la sposa 19.
Il commendator De Santis, che lavorava in banca a Meta di Sorrento, amava immensamente la Chiesa e l’infanzia abbandonata.

In particolare,era un grande benefattore delle Missioni, che aiutava con tutti i mezzi disponibili; per corrispondenza patrocinava il battesimo dei bambini africani, facendosi loro padrino.
I coniugi vissero in perfetta intesa, soprattutto sul piano spirituale, con il desiderio di vivere in coerenza la loro fede cristiana. Era in particolare il marito a spronare la moglie a una più intensa pratica religiosa.

L’inizio della devozione

Un giorno arrivò in casa De Santis un’immagine del Volto Santo di Gesù, riproduzione di un quadro della pittrice Rina Maluta, intitolato «Pax vobis». Una tradizione biografica attesta che fosse stata ritagliata dalla copertina di un numero della rivista cattolica «Crociata Missionaria», di cui il commendator Ernesto era un solerte sostenitore. Lui la sistemò in una piccola cornice, che collocò sopra il mobile-radio che aveva nella camera da pranzo.
Il 10 febbraio del 1932, Mercoledì delle Ceneri, Florinda, che aveva 33 anni, era sola in casa. Improvvisamente si sentì chiamare per nome e si voltò: le parve che l’immagine si fosse animata e che sprigionasse un grande splendore. Tra le parole che udì, insieme a un invito alla penitenza per evitare castighi sul mondo, ci fu un invito:«Flora, guarda questo Volto, tanto offeso ed ingiuriato. Amalo e fallo amare».
Da quel giorno la sua vita si trasformò radicalmente: intensificò le penitenze e rinunciò ai beni terreni. L’unico scopo che si prefisse fu quello di diffondere ovunque la devozione al Volto Santo, distribuendo largamente e gratuitamente copie dell’immagine. Dopo circa un anno, Florinda raccontò al suo confessore, il canonico Gennaro Iaccarino, gli eventi di cui era stata protagonista e ricevette da lui l’autorizzazione a divulgarli nella Pia Unione delle Madri Cristiane di Meta di Sorrento.
All’inizio del 1938, quando il marito andò in pensione, i coniugi si stabilirono a Casoria, ma non molto tempo dopo si trasferirono a Napoli. Ben presto una quantità sempre più crescente di fedeli prese a ricorrere all’aiuto e ai consigli di colei che si vide attribuire il soprannome di “madre Flora”, pur non essendo una consacrata.
Le autorità ecclesiastiche, intanto, vigilavano: il cardinal Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, costituì una commissione d’inchiesta che indagasse il culto del Volto Santo e la personalità di madre Flora. I risultati furono sostanzialmente positivi.

Una Casa per il Volto Santo

A quel punto, madre Flora poté dedicarsi interamente a un progetto speciale: la costruzione di un tempio, anzi, una casa per il Volto Santo. Fu quindi acquistata, il 2 ottobre 1946, una grande villa nel quartiere dei Ponti Rossi, sulla collina di Capodimonte, dove fu concesso da monsignor Giuseppe de Nicola, vicario generale della diocesi di Napoli, di poter celebrare l’Eucaristia nelle domeniche e nei giorni festivi.
Una stanzetta attigua alla cappella ricavata in alcune stanze era riservata a lei, dove riceveva i numerosi fedeli, che, con il trascorrere del tempo, aumentavano sempre più, costituendo Associazioni e gruppi di collaboratori e benefattori.
Non mancarono, comunque, le prove. Dopo che madre Flora scrisse personalmente al Papa, Pio XII, la Sacra Congregazione del Santo Uffizio decretò la pubblicazione sul bollettino diocesano di un comunicato: i fedeli erano diffidati dal seguire il movimento in ogni sua manifestazione. Lei ubbidì e, gradualmente, poté riprendere il suo apostolato; intanto, nel 1953, le era morto il marito.

Gli orfanotrofi e l’espansione del culto

Madre Flora volle esternare nella carità verso i bisognosi la carica spirituale che riceveva da Dio. Contribuì a sue spese a un orfanotrofio di Aversa e ne fondò un altro nel Comune di Brusciano in provincia di Napoli. Nel 1955, dopo aver risolto le questioni con gli inquilini della villa ai Ponti Rossi, poté ospitarvi diciotto orfanelli insieme alle donne che, come lei, avevano deciso di dedicare la propria vita al Volto Santo.
Chiamò a gestire le realtà di Brusciano e Napoli le suore Piccole Ancelle di Cristo Re, fondate dal francescano padre Sosio Del Prete e da madre Antonietta Giugliano di Afragola (per entrambi è in corso la causa di beatificazione).
Il culto, diventato ormai diffusissimo in Napoli e provincia, accrebbe il numero dei sostenitori e benefattori, così da poter gestire senza sovvenzioni di alcun Ente, le opere caritative che sorgevano. Il francescano padre Giacinto Ruggiero, divenuto suo confessore, le fu di valido aiuto presso le autorità ecclesiastiche, nel dare la giusta luce alla sua figura ed agli avvenimenti che si succedevano. Nel 1965 il cardinale arcivescovo Alfonso Castaldo concesse con decretol’autorizzazione a celebrare la Messa quotidiana nella cappellina della “Casa del Volto Santo”, datoche molto spesso si celebrava ormai nell’ampio cortile per il grande afflusso di devoti.

La morte

Ormai vicina alla morte, madre Flora firmò il 20 febbraio 1969 il suo testamento, nel quale lasciava tutti i suoi beni all’arcivescovo di Napoli o, in caso di rinuncia, alle Piccole Ancelle di Cristo Re, per la costruzione della Casa del Volto Santo. Il 31 maggio 1969 concludeva nella sua casa di Capodimonte, la sua giornata terrena a 70 anni, povera come visse; aveva profetizzato lei stessa il 2 maggio, a quanti la circondavano, che in quel mese dedicato alla Madonna li avrebbe lasciati.
Per dieci giorni una folla immensa si recò a renderle l’ultimo saluto. I fedeli non vollero che la salma venisse portata al cimitero, ma che restasse nel luogo dove, in vita, aveva mostrato aiuto e comprensione a tutti. Con un atto di forza, il 10 giugno 1969, la tumularono quindi all’interno della cappella. Le autorità competenti concessero la tumulazione privilegiata il 22 settembre.

La Casa del Volto Santo diventa realtà

La Curia arcivescovile di Napoli, riconoscendo l’impegno fino allora dimostrato dalle suore nel campo spirituale, educativo e sociale, girò a loro l’eredità, con l’impegno della diffusione del culto e della costruzione di un nuovo Santuario, sull’adiacente terreno anch’esso ereditato, per accogliere il flusso enorme dei fedeli e nel contempo nominando un cappellano nella persona di monsignor Frattini.
Il terremoto del 26 novembre 1980, che sconvolse la Campania e la Basilicata, produsse grossi danni all’edificio dell’orfanotrofio e all’annessa cappellina. Fu necessario, con l’aiuto di tutti i benefattori, allestire una chiesa-prefabbricato provvisoria, molto ampia, per continuare le attività di culto. Nel contempo si provvide con nuovi edifici per l’orfanotrofio e le opere.
Il 25 febbraio 1990 il cardinale Michele Giordano, benedisse la prima pietra e il 10 marzo 1996 celebrò solennemente l’apertura ai fedeli del nuovo moderno tempio, i cui lavori di completamento e di perfezionamento sono tuttora in corso. L’immagine del Volto Santo è stata collocata sul fondo, dietro l’altare.
Sul lato destro della chiesa, in una cappellina, è stata sistemata definitivamente la tomba di madre Flora, proprio nel posto dove prima sorgeva la stanzetta che per tanti anni la vide accogliere, consigliare, confortare, beneficiare, tanti fedeli e figli spirituali. Ancora oggi idealmente questo compito continua, perché all’esterno i fedeli appoggiano nella struttura muraria della parete traforata i loro messaggi, confidenze, richieste d’aiuto.
Gli innumerevoli ex-voto pervenuti da ogni parte della Campania e d’Italia testimoniano l’effluvio di grazie ottenute con le preghiere al Volto Santo di Gesù,della cui devozione l’umile madre Flora fu una dei propagatori.

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a Casa del Volto Santo è un Tempio che si erge a Napoli, su uno dei versanti della collina di Capodimonte, in via Ponti Rossi, e si affaccia sul bellissimo panorama di Napoli formando, con la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, una cornice di grandi opere religiose, che sembrano implorare benedizioni divine sulla città.

Il santuario è, tra i moderni edifici di culto, uno dei più conosciuti e frequentati dalla città.

La storia del Tempio è legata alla vita e alle opere della Serva di Dio, Flora De Santis, e alla propagazione della venerazione del Volto Santo di Gesù. ”Madre” Flora De Santis, così sarà chiamata in seguito da tutti i devoti, fu donna tutta protesa verso il soprannaturale e il trascendente, dotata di tenerissimo amore per Gesù, di cui contemplava il Volto. Il suo nome era Flora Romano, nata a Napoli nel 1899 e sposata con il signor Ernesto De Santis. I coniugi De Santis vissero in perfetta intesa soprattutto sul piano spirituale e religioso, desiderosi di vivere coerentemente la loro fede cristiana. L’esperienza mistica e religiosa della donna, ebbe iniziò quando la stessa, si racconta, durante uno dei suoi forti momenti di preghiera davanti all’immagine del Volto di Cristo, estrapolato e incorniciato dal frontespizio di una pubblicazione religiosa che riproduceva il celebre dipinto della pittrice Rina Maluta, ebbe una rivelazione prodigiosa durante la quale l’immagine si trasfigurò e divenne raggiante. Era il 10 febbraio 1932 quando Madre Flora ascoltò le parole del Cristo che dicevano: “Flora, guarda questo Volto tanto offeso e ingiuriato. Amalo e fallo amare”.

Da quel momento la sua vita fu dedicata totalmente alla missione affidatale, attraverso una preghiera incessante, una penitenza austera, e un totale impegno di carità. Nel periodo storico in cui incombeva nel mondo la guerra con le sue difficoltà e le sue durezze, e la città di Napoli ne fu brutalmente colpita, Madre Flora si sforzò di diffondere la sacra immagine del Volto Santo, e il Vangelo, mediante l’incontro con i bisognosi a cui donava aiuto e soccorso. L’intensa opera di diffusione del culto del Volto Santo trovò ampio riscontro nel cuore della gente di ogni ceto sociale, tanto da farle ottenere da tutti i devoti il titolo di Madre.

Con l’appoggio del marito trasformò in cappella alcune stanze della casa comprata ai Ponti Rossi, facendola diventare una Casa dedicata al Volto Santo. Per lei riservò una stanzetta attigua alla cappella, dove incontrava numerosi fedeli, che con il trascorrere del tempo costituirono Associazioni e gruppi di collaboratori e benefattori, coadiuvanti la devozione al Volto Santo.

Alla morte del marito, nel 1948, Madre Flora, ormai rimasta sola, trasformò le mura della propria abitazione ai Ponti Rossi, in un orfanotrofio, a cui ne successe poi un secondo, a Brusciano, in provincia di Napoli. Chiamò a gestirli le suore Piccole Ancelle di Cristo Re, fondate ad Afragola da Padre Sosio Del Prete e Madre Antonietta Giugliano, continuando da sola il suo apostolato che si protrasse per più di 35 anni, fino a far diventare il culto del Volto Santo uno dei più diffusi in Napoli e provincia.

Il Cardinale Alfonso Castaldo, nel 1965, attraverso il suo Vicario, Mons. Erberto D’Agnese, con un decreto ufficiale, concesse, l’autorizzazione alla celebrazione della S. Messa quotidiana nella Cappellina della Casa del Volto Santo di Capodimonte. Non appena giunse il placet della Chiesa ufficiale, quasi come avesse concluso la sua missione, Madre Flora morì il 31 maggio 1969 lasciando ogni suo bene a favore della Chiesa dì Napoli, come segno della sua coerenza interiore e della integrità dei suoi sentimenti. La Curia Arcivescovile, in considerazione del loro impegno spirituale, educativo e sociale, preferì che le Piccole Ancelle ne accettassero l’eredità, assumendone l’impegno testamentario della diffusione del culto e della edificazione del Santuario. Il Cardinale Corrado UrsiArcivescovo di Napoli, nel 1969, autorizzò l’apertura della Casa Religiosa, con l’annesso oratorio pubblico, nominando Cappellano Mons. Vincenzo Frattini.

Il terremoto del 1980 che sconvolse la Campania e la Basilicata, produsse grossi danni alla Casa del Volto Santo, e con le dovute autorizzazione, grazie all’impegno di molti devoti, fu allestita, in poco tempo, una chiesa-prefabbricato, di dimensioni molto più ampie della primitiva Cappellina, che costituì il luogo sacro ove si svolgevano le celebrazioni liturgiche. L’immagine del Volto Santo vi dominava nel fondo, dietro l’altare. Questo edificio restò così, immutato, per dieci anni. Il 25 febbraio 1990 il Cardinale Michele Giordano, benedisse la prima pietra del nuovo grande Santuario, e ne celebrò solennemente l’apertura il 10 marzo 1996. Attualmente il Santuario del Volto Santo, è forse uno dei templi di culto più moderni della città di Napoli.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è articolata in grandi spazi funzionali alla preghiera e all’apostolato. L’aula sacra è stata progettata con un criterio moderno, lasciando spazio soltanto alla preghiera e senza porre nessuna distrazione nell’architettura. La prima grande particolarità, che salta all’occhio, è la presenza di due ampie pareti completamente realizzate a lucernari, dalle quali è visibile il panorama.

Sul fondo dell’Altare Maggiore è presente soltanto il quadro originale che parlò a Madre Flora, copia dell’originale di Rina Maluta conservato nella Pinacoteca Vaticana a Roma.

Sul lato destro del Santuario vi è una cappellina che affaccia sul panorama di Napoli, dove è stata sistemata definitivamente la tomba di Madre Flora, proprio nel posto dove prima sorgeva la sua stanzetta dove incontrava i fedeli. Singolare il fatto che ancora oggi, in molti, appoggiano nella struttura muraria della parete traforata, i loro messaggi, confidenze, richieste d’aiuto, come se la Serva di Dio, fosse viva.

Un’ampia sala del pellegrino è disponibile per quelli che provengono da luoghi lontani. La struttura non è solo una scuola per bambini, ma anche un punto di riferimento del volontariato laico.

I lavori di completamento e di perfezionamento del Santuario sono tuttora in corso.

 

Sabrina Cozzolino

Napoletana, diplomata in pianoforte al Conservatorio di musica, insegnante di scuola primaria. Grande appassionata del cinema in bianco e nero, in particolare di Totò, naturalmente supertifosa del Napoli.

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