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Per il “calendario laico napoletano” Roberto Murolo, il Re “Mida” della canzone partenopea

Roberto Murolo
Ciento 'e sti juorne | 2 Dicembre 2018

Abbiamo scelto fra i santi che si ricordano oggi, 2 dicembre, San Roberto di Matallana, e per il personaggio napoletano del giorno parliamo di uno dei più longevi interpreti della canzone napoletana: Roberto Murolo.

San Roberto nel 1175  fondò un monastero a Matallana a circa 25 km dall’odierna Valladolid in Spagna ma appena 10 anni dopo muore. Per lui i monaci fanno costruire uno splendido reliquiario nella chiesa del monastero.

Si racconta che presso la sua tomba sono avvenuti molti miracoli. É invocato come protettore contro le calamità delle campagne, in particolare contro le cavallette.

Murolo, ultimo di 7 fratelli

Roberto Murolo, ultimo di sette fratelli,  è figlio d’arte, il padre Ernesto, commediografo, giornalista, poeta e paroliere (secondo diverse teorie, mai comprovate da fatti concreti, uno dei tanti figli illegittimi e geniali di Eduardo Scarpetta, per cui Roberto sarebbe nipote anche di Eduardo de Filippo) è autore di alcuni tra i più famosi classici della canzone napoletana come “Pescatore e Pusilleco” e “Napoli ca se ne va”.

La sua è una famiglia agiata quindi sin da piccolo può permettersi di prendere lezioni private per imparare a suonare la chitarra e altri strumenti.

Un’altra grande passione del giovane Murolo è il nuoto, disciplina in cui vince i campionati italiani del ’37.

Casa Murolo,  salotto dell’ispirazione

Da giovane, Murolo, ha modo di conoscere artisti di grande levatura come i musicisti Ernesto Tagliaferri e Gaetano Lama.

Ma frequentavano il “salotto” di casa Murolo anche poeti come Di Giacomo, Viviani, Ferdinando Russo, che intrattenevano rapporti di amicizia con il padre Ernesto.

Certamente questi lo influenzano e lo appassionano anche all’arte della scrittura, tanto che dopo un tentativo, invero breve, di far carriera nella compagnia del gas si dedica completamente alla musica.

Inizia la sua carriera da chitarrista nel 1933 suonando a Ischia con Vittorio de Sica.

Il “Quartetto Mida”

Murolo nel ’34 aveva fonda il Quartetto Mida formato da Amilcare Imperatice, Enzo Diacova e Alberto Arcamone.

Il quartetto si ispira alla musica americana d’intrattenimento che affonda le sue radici tanto nel jazz, che nella tradizione delle canzoni popolari.

I “Mida” interpretano soprattutto canzonette cantando per lo più “a cappella” ovvero imitando gli strumenti musicali, con il solo accompagnamento della chitarra.

Nel 1938 collaborano frequentemente con Radio Napoli, ed ottengono un contratto con “La Voce del Padrone” per incidere alcuni brani tra cui “Ho le scarpe strette”

Lo stile del Quartetto Mida nonostante sia lontano dalla tradizione napoletana, affascina e diverte e in poco tempo i quattro iniziano un lungo tour in Europa.

Il gruppo, già due anni dopo però, ha perso l’affiatamento originario e probabilmente si sarebbe sciolto se l’inizio della guerra non avesse convinto i quattro a restare in giro per l’Europa con i loro spettacoli.

Murolo nel 1943, vorrebbe tornare in Italia per ricongiungersi con la famiglia ma sarà costretto a rimandare il suo rientro fino al 1946.

Nel frattempo il Quartetto Mida si era sciolto.

La parentesi cinematografica

A partire dal 1949 partecipa ad una serie di film come “Catene” e “Tormento” di Raffaello Matarazzo, insieme ad Amedeo Nazzari e “Saluti e baci” con Yves Montand e Gino Latilla.

Si dedica anche all’attività concertistica suonando soprattutto al Tragara di Capri, dove si era trasferito invitato dal fratello Massimo.

Il “nuovo” Murolo, abbandonate le canzonette mette la sua voce profonda e tecnicamente impeccabile  al servizio dei classici Napoletani ma anche di brani più recenti come “Munasterio e Santa Chiara” e “Na sera ‘e Maggio”.

Diventa così, un vero e proprio fenomeno radiofonico e ottiene un contratto discografico alla Telefunken.

Il tragico processo

La carriera di Roberto Murolo subisce una terribile battuta d’arresto nel ’54 quando viene accusato di corruzione di minore e incarcerato.

Il processo d’appello ridurrà l’iniziale condanna a 3 anni e mezzo a 11 mesi, quindi viene subito scarcerato avendo gia trascorso in carcere quasi un anno.

L’esperienza del carcere e l’accusa infamante sembrano spezzarlo nell’orgoglio e piegare la sua volontà di continuare a cantare.

Gli studi sulla canzone napoletana

Per qualche mese, in effetti Murolo resta lontano dal palco, ma già nel 1956 si dedica ad un nuovo progetto: lo studio della canzone napoletana a partire dal 1200.

Quegli studi si concretizzano qualche anno dopo nella pubblicazione di:Napoletana: l’Antologia cronologica della canzone partenopea.

A partire dal 1969 incide quattro monografie col titolo: I grandi della canzone napoletana dedicate ai poeti Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo, Libero Bovio ed E. A. Mario.

A metà degli anni ’70 dopo aver inciso anche dei brani suoi, smette momentaneamente l’attività discografica.

Continuerà, però, a fare concerti e a collaborare con i più grandi artisti Napoletani e non come Fabrizio de André e Gragnaniello.

Il premio alla carriera e il disco per i suoi 80 anni

Nel 1992 in occasione del suo ottantesimo compleanno Roberto Murolo pubblica un album dal titolo: “Ottantavoglia di cantare”.

Nel 2002 al festival di Sanremo gli viene consegnato il premio alla carriera.

Nello stesso anno esce il suo ultimo album, realizzato con artisti napoletani della “nuova” generazione come Daniele Sepe, Eugenio Bennato, Peppe Lanzetta, Enzo Gragnaniello.

Il titolo è: Ho sognato di cantare e contiene 11 canzoni quasi tutte d’amore, dove spicca “Graziella”,  lo spigoloso ma intenso testo di Gragnaniello.

Roberto Murolo muore l’anno dopo, nel 2003, lasciando una enorme eredità artistica gestita dalla fondazione che egli stesso aveva fondato nel 2001.

Murolo ci lascia anche in eredità l’inconfondibile dolcezza della sua voce in “Era de maggio” e il timbro profondo e pieno  di “cu mme”  e chissà se e quando avremo un altro artista che saprà rendere onore quanto lui, allo sterminato repertorio della canzone napoletana.

Simona Sieno

Simona Sieno

Simona Sieno 38 anni, laureata in conservazione dei beni culturali con una tesi sperimentale in archeometria, numerosi corsi di perfezionamento come addetto al rilievo topografico e alle prospezioni geofisiche che le sono serviti per fare l’accompagnatore e la guida turistica e quasi niente altro nel campo dei beni culturali e dell’archeologia. In realtà anche quasi 10 anni di campagne di scavo ovunque in Italia, ma quasi tutte per la gloria! Per 5 anni responsabile dell’ufficio stampa di una piccola azienda napoletana di formazione è approdata da poco all’insegnamento.
Dal 2013, vicepresidente di una cooperativa che si occupa di commercio equo e solidale è convinta che l’acquisto sia una scelta politica che non ci lasciano liberi di fare perché potrebbe davvero innescare una rivoluzione. Indegna “Insorgente”!

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