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Per il “Calendario laico napoletano”: san Giuseppe Moscati, il “medico dei poveri” diviso fra scienza e fede

Ciento 'e sti juorne | 16 Novembre 2018

Per la rubrica “Ciente ‘e sti juorne”, il “Calendario laico napoletano”, il santo e il personaggio illustre partenopeo di cui ci occupiamo oggi, 16 novembre, si sovrappongono e si unificano nella figura di san Giuseppe Moscati, il “medico santo”, nel giorno in cui la Chiesa celebra quello che è passato alla storia come “il medico dei poveri”, amato dal popolo napoletano e venerato già in vita come un santo, molti anni prima della sua canonizzazione avvenuta nel 1987 con papa Giovanni Paolo II.

Una devozione attestata dalle centinaia di ex voto in argento che sono esposte nella Chiesa del Gesù Nuovo, nei locali attigui alla navata destra della chiesa interamente dedicati al culto di San Giuseppe Moscati, dove accanto agli arredi originali della casa del santo è conservata anche una bomba inesplosa caduta sulla chiesa durante la seconda guerra mondiale, durante uno dei bombardamenti che fecero crollare il soffitto della navata centrale e che distrussero la vicina chiesa di Santa Chiara, e che, secondo la credenza popolare, sarebbe stata “disinnescata” dall’intervento provvidenziale del Santo, le cui spoglie sono conservate nella stessa chiesa.

La figura di San Giuseppe Moscati, oggetto di grande devozione popolare

Una devozione, quella per il “medico santo”, condivisa da migliaia di fedeli non solo a Napoli, ma da ogni parte dell’Italia, in particolare quella meridionale, che vengono in pellegrinaggio per visitarne le spoglie e anche la casa che diventò il suo studio medico, in via Cisterna dell’Olio al civico 10, ultima dimora della famiglia Moscati, originaria della provincia di Avellino, trasferitasi a Napoli quando il piccolo Giuseppe aveva appena 4 anni.

Da allora, infatti, San Giuseppe Moscati, che era nato a Benevento nel 1880, visse quasi sempre nella “bella Partenope”, come amava chiamarla da appassionato di lettere classiche, fino al giorno della sua morte, avvenuta il 12 aprile del 1927,  quando a soli 46 anni, dopo un improvviso malore, morì sulla poltrona di quella casa che era diventata meta di tutti i napoletani indigenti bisognosi di cure che sapevano di trovarvi assistenza gratuita.

La notizia della morte scosse profondamente la città, diffondendosi rapidamente, come dimostrò l’ampia partecipazione popolare alle esequie e dopo soli 3 anni, nel 1930, le sue spoglie furono traslate proprio il 16 novembre dal Cimitero di Poggioreale alla Chiesa del Gesù Nuovo, per poi essere racchiuse in un’urna bronzea, ad opera dello scultore Amedeo Garufi.

San Giuseppe Moscati, fra ricerca medica e impegno per gli ammalati

Una figura dalla duplice veste, da un lato l’uomo di scienza, visto che per il suo tempo è stato un grande innovatore in campo medico, oltre che primario all’Ospedale degli Incurabili, dedicandosi con instancabile impegno anche alla ricerca scientifica che lo condusse ad importanti scoperte, dall’altro quello del benefattore del cosiddetto “popolino” napoletano, in quanto ha speso tutta la sua vita nella cura disinteressata dei poveri, in quel periodo all’inizio del secolo scorso quando curarsi era spesso un lusso riservato a pochi.

Nel 1897, dopo aver studiato al liceo “Vittorio Emanuele” iniziò gli studi universitari presso la facoltà di Medicina, come egli stesso ha raccontato, “unicamente per poter lenire il dolore dei sofferenti”. Il motivo di quella scelta, di rottura rispetto alla tradizione familiare che era quella di dedicarsi agli studi giuridici, probabilmente è dovuto al fatto che dalla finestra della sua casa dell’epoca poteva osservare i ricoverati all’interno dell’Ospedale degli Incurabili. Il primo ammalato di cui si prese cura fu suo fratello Alberto che, dopo una caduta da cavallo, subì un trauma cranico, che gli produsse una forma di epilessia. Quest’evento persuase il giovane Giuseppe che la sua strada era quella di doversi dedicare interamente alla professione medica.

Diversi gli episodi che lo videro protagonista come medico nel salvare la vita di molti pazienti grazie al suo coraggio e alle sue “intuizioni”, come nel 1906 quando, dopo aver assistito alle prima fasi dell’eruzione del Vesuvio, si precipitò a Torre del Greco e trasmise l’ordine di sgombero dell’ospedale locale, caricando personalmente i pazienti sugli automezzi per metterli in salvo, giusto in tempo prima che questo crollasse. Prestò servizio negli ospedali riuniti in occasione della gravissima epidemia di colera che si diffuse in città nel 1911 e i suoi preziosi consigli su come contenerla contribuirono a limitarne i danni.

Dopo molti anni in cui portava avanti in parallelo la professione medica e la libera docenza universitaria, quando nel 1917 arrivò l’offerta per una cattedra universitaria, Moscati la rifiutò per non essere costretto ad abbandonare i “suoi malati”, che avevano bisogno delle sue cure, dichiarando pubblicamente che il suo posto era accanto agli ammalati.

Negli ultimi dieci anni della sua breve vita prevalse  l’impegno scientifico, infatti nel 1922 conseguì la Libera Docenza in Clinica Medica generale, con dispensa dalla lezione o dalla prova pratica con una decisione presa all’unanimità dalla commissione esaminatrice. Numerose sono state le sue ricerche che trovarono pubblicazione su riviste italiane e internazionali, particolarmente importanti quelle pionieristiche sulle reazioni chimiche del glicogeno, e quando nel ’22 venne sperimentata l’insulina per la cura del diabete, Moscati fu tra i primi in Italia ad utilizzare quel procedimento terapeutico, rivoluzionario per quell’epoca.

La casa di San Giuseppe Moscati

Nonostante la sua casa in via Cisterna dell’Olio, di proprietà comunale, sia stata nel corso degli anni meta di pellegrinaggio da parte di migliaia di fedeli, la mancanza di manutenzione ha fatto sì che nello scorso mese di gennaio sia stata interessata dal crollo di un muro a causa probabilmente delle infiltrazioni d’acqua nello stabile che è in condizioni fatiscenti e sul quale ancora campeggia una targa, posta nel 2003, a testimonianza del suo impegno come medico e per ricordare che in quell’angolo di città è esistito per molti anni un rifugio sicuro per i poveri bisognosi di cure.

Una visita guidata teatralizzata per rievocare la figura di Moscati

L’Associazione “NarteA” in occasione della ricorrenza ha organizzato per sabato 17 novembre alle ore 18.30 una visita guidata teatralizzata dal titolo “Giuseppe Moscati, un lampo nell’eterno”, nella suggestiva ambientazione delle sale del Museo delle Arti Sanitarie e della Farmacia storica del Complesso degli Incurabili.

Saranno i medici volontari dell’Associazione “Il faro d’Ippocrate” a fare da guide durante la visita, che verrà teatralizzata da Raffaele Ausiello, Mario Di Fonzo, Annalisa Direttore, Irene Grasso, su testi e regia a cura di Febo Quercia. Per partecipare all’evento è necessaria la prenotazione telefonica (339 7020849 – 333 3152415), con un costo del biglietto di 15 euro.

Una figura, quella di San Giuseppe Moscati, dunque, che si colloca a metà fra scienza e fede, la cui storia si presta ad essere raccontata, come è avvenuto con la fiction Rai con protagonista Beppe Fiorello, perché sospesa fra i drammi terreni della vita dei malati e la fede che richiama all’intervento del soprannaturale.

Sabrina Cozzolino

Sabrina Cozzolino

Napoletana, diplomata in pianoforte al Conservatorio di musica, insegnante di scuola primaria. Grande appassionata del cinema in bianco e nero, in particolare di Totò, naturalmente supertifosa del Napoli.

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