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Perché la camorra è destinata a scomparire

News | 11 Marzo 2019

Il centro storico di Napoli vive in questi giorni attimi di apprensione per via dei recenti sviluppi che hanno portato all’arresto 11 persone ritenute affiliate al clan Sibillo e responsabili del controllo e dell’egemonia dei vicoli del centro, del racket ai danni dei locali del centro e delle sue pizzerie storiche. Un controllo del territorio che questa mattina ha trovato sfogo sui muri del palazzo storico Diomede Carafa. Perla del Rinascimento costruita nel XV secolo con lo scopo di conservare i reperti antichi ritrovati in città ed edificata sulle basi di un palazzo medievale preesisitente.

Un palazzo di incontenibile bellezza e arte, sfregiata questa mattina da una scritta che recita la parola “Sibillo”, nome del clan che cerca di ottenere il controllo totale della zona.

Un atto lurido, che come sempre contraddistingue il modus operandi camorristico. Un atto ignobile, ignorante, stupido. Un atto volto disperatamente a fissare nelle menti del posto un nome per loro fondamentale ed importante, da ricordare e da tenere a monito. Ma loro non sanno, loro non possono sapere che il palazzo Carafa è stato costruito sei secoli fa. Che tra sei secoli sarà ancora lì, nella sua magnifica bellezza. L’unica cosa che rimarrà nella storia. E non della stupida vernice appiccicata sul muro. Non un nome come altri mille, di chi cerca di imporre il proprio simbolo ed il proprio potere, e che inevitabilmente verrà risputato fuori dalla città millenaria, come già successo infinite volte prima, e altrettante ancora succederà in futuro.

A seguito della segnalazione da parte del giornale Repubblica.it, sul posto si è recata l’assessore Alessandra Clemente, che in una nota annuncia: “Mi sono subito recata sul posto e ho contattato il Condomino e La Soprintendenza per ottenere le necessarie autorizzazioni per procedere come Comune di Napoli, attraverso la Napoli Servizi, immediatamente alla rimozione!

Questa scritta vandalizza la nostra dignità, la dignità di tutti i napoletani. E non scriverò di tutti i napoletani perbene. Sono giunta a voler pensare che chi non è perbene non merita neanche di essere, essere definito o pensato come Napoletano”.

Un articolo di Gianluca Corradini pubblicato il 11 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Marzo 2019

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