fbpx
venerdì 10 luglio 2020
Logo Identità Insorgenti

PERCORSI PARTENOPEI

Alphonse Lamartine: il poeta francese che si innamorò di Napoli

Turismo | 5 Giugno 2020

“Dopo essermi saziato di Roma, volli vedere Napoli”, così inizia la parte del romanzo che Alphonse Lamartine, poeta francese appartenente al filone del romanticismo, scrisse ispirandosi alla città partenopea.

Alphonse Lamartine non fu di certo il primo e ultimo poeta a essere rimasto affascinato dalle incantevoli atmosfere del Golfo di Napoli. Nato nel 1790 a Mâcon, in Francia, Alphonse scoprì per la prima volta Napoli e l’arcipelago partenopeo nel 1811, quando era un giovane talentuoso interessato non solo di letteratura ma anche di politica. Fu proprio la carriera politica, poi abbandonata, a riportarlo nella nostra città.

Il primo viaggio a Napoli si rivelò per la sua produzione letteraria un’occasione di crescita e d’ispirazione. Del tutto folgorato dalle bellezze nostrane, il francese imparò a conoscere e ad apprezzare la semplicità degli abitanti della città, quasi tutti di estrazione sociale molto umile, dei quali ammirava la tenacia nel lavoro e lo spirito di sacrificio e di sopportazione.

Durante questo primo soggiorno conobbe la giovane Antonella, impiegata nella manifattura di tabacchi di Porta Massa. La giovane, dalla bellezza mediterranea, fu d’ispirazione per uno dei romanzi più belli della lettura romantica: Graziella. “I grandi occhi erano d’un colore indeciso, tra il nero carico e il turchino del mare, addolcito da un tenue umidore che fondeva nello sguardo la tenerezza dell’anima con l’energia della passione”, questa una delle descrizioni fatte dal poeta dell’eroina romantica del racconto. Il mare di Napoli torna negli occhi di una fanciulla dai “nerissimi capelli”, dalle gote che “avevano un pallor caldo, sano, il bel pallor del mezzogiorno”.

Come d’incanto la napoletanità non è solo fuori, nei vicoli ombrati dagli alti palazzi, nelle barche attraccate a largo, nelle risate sguaiate e nelle grida degli scugnizzi: la napoletanità è nel corpo, nei capelli, negli occhi, nel colore della pelle.
Pubblicata nel 1852, l’opera doveva far parte de Les Confidences, insieme di scritti autobiografici del 1849. Effettivamente, il racconto romantico che si svolge tra Napoli e Procida è ispirato a dei fatti veri vissuti in prima persona da Lamartine. Graziella, la bella procidana della quale il protagonista – che altri non è che lo scrittore stesso – si innamora, è in realtà Antonella, l’operaia napoletana conosciuta anni prima. Alla semplicità dei costumi, il poeta frappone la grazia della fanciulla, esempio universale di un popolo a cui fu fortemente legato, restando affascinato dal senso di solidarietà e comunità che respirava tra le vie cittadine e tra le stradine isolane.

Il romanzo, incentrato sulla storia d’amore dai tratti drammatici vissuta dai due protagonisti, diventa per il poeta un’occasione per stigmatizzare la colpa di aver “sedotto e abbandonato” la giovane Antonella (nel romanzo Graziella), ma è anche un modo per ripercorrere con la memoria quei luoghi impressi nel cuore e nella memoria.

Lamartine ritornò a Napoli nel 1844, qualche anno prima della pubblicazione dell’opera, seguito dalla sua famiglia. Grazie al diario tenuto dalla moglie Marianna, è possibile conoscere l’itinerario condotto dal francese che, come spesso ricordava, sarebbe voluto nascere a Napoli. Il motivo di questo viaggio fu la necessità di curarsi con acque termali, e, perciò, la scelta ricadde su Ischia, altra isola fortemente impressa nel cuore del poeta. Se Antonella fu la musa ispiratrice del romanzo più celebre del francese, Ischia fu il luogo prediletto per ambientare numerose poesie.

Il legame tra il francese e le nostre terre è però reciproco: ogni anni, dal 1939, si tiene a Procida un concorso di bellezza in cui viene eletta “Graziella”, ovvero la fanciulla procidana per eccellenza, vestita per l’occasione con gli abiti tradizionali del luogo.

Forse nessuno è riuscito in maniera così sincera e appassionata a descrivere la vita partenopea. Nelle pagine delle opere di Lamartine ci si conosce e riconosce forse per la prima volta, ricordando quello che eravamo un tempo non molto lontano.

Martina di Domenico

Foto Francesco Diaco

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 5 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Giugno 2020

Articoli correlati

Turismo | 23 Giugno 2020

NAPOLI RIPARTE

Il Centro storico e la ripresa raccontata con due live settimanali su Identità Insorgenti

Turismo | 11 Giugno 2020

PROMESSE DISATTESE

Abbac pronta alla mobilitazione: ignorati da Comune e Regione

Turismo | 9 Giugno 2020

IL FLASH MOB

Anche a Napoli le proteste delle guide turistiche dell’Agta