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PERCORSI PARTENOPEI

Sulle orme di Andreuccio e Boccaccio: un itinerario tutto da scoprire

Turismo | 28 Maggio 2020

Dal 18 maggio, con la fine del lockdown, molte realtà culturali hanno riaperto le loro porte ai tanti visitatori affamati di arte e cultura. Misure di distanziamento sociale sono state pensate per scongiurare il pericolo di un nuovo aumento dei contagi, evitando la creazione di assembramenti in quei luoghi che solitamente sono frequentati da migliaia di persone.

Una nuova sfida vede pronte le diverse istituzioni, che già negli scorsi mesi hanno dovuto conoscere, e riconoscere, le potenzialità della divulgazione digitale.

Adesso che siamo tornati a riappropriarci della nostra città, in maniera, si spera, più coscienziosa rispetto a prima, nuovi stimoli culturali possono muovere dalla città stessa, immaginando percorsi di visita alternativi all’aperto.

Muniti di guanti e mascherine uno dei percorsi più interessanti, e a costo zero, è quello che in un baleno può farci immergere nelle atmosfere della Napoli medievale. Un po’ difficile a dirsi – avendo la nostra città mutato numerose volte nel corso dei secoli il suo aspetto-, ma con un po’ di fantasia tutto ciò è possibile.

Un percorso con il Decameron in borsa

Usciamo di casa tenendo nella nostra borsa una copia del Decameron di Boccaccio, oppure serviamoci di internet per orientarci nella città che fece da sfondo alla novella di Andreuccio da Perugia. Questa novella, come le altre della raccolta, fu pensata per essere letta in salotto, in luoghi lontani da quelli che sapientemente il poeta ha saputo descrivere, in quanto ospite in città intorno agli anni ’30 del ‘300.

La storia di Andreuccio da Perugia

La storia di Andreuccio è ben nota: il giovane perugino si reca nella città di Napoli per comprare dei cavalli, portando con sé la cifra, all’epoca per nulla esigua, di 500 fiorini. Una giovane prostituta palermitana, di nome Fiordaliso, interessata al bottino, decide di intentare ai suoi danni una truffa, convincendo Andreuccio di essere la sua sorellastra. In maniera molto convincente costruisce una trama così realistica da convincere il giovane ad accettare l’invito a cena per la sera stessa. La donna con molta astuzia lo invita a dormire a casa sua, ma egli, recatosi in bagno, cade nella latrina sottostante, a causa di una tegola appositamente allentata da Fiordaliso. Persi i suoi averi, che aveva lasciato nella stanza da letto, e completamente svestito, egli inizia a vagabondare per la città alla ricerca del mare, con la speranza di lavarsi via la puzza. Sbaglia però direzione e incontra lungo il suo cammino due ladri che, ascoltata la sua storia, decidono di coinvolgerlo nel criminoso piano di predare la tomba dell’arcivescovo Minutolo al Duomo. Andreuccio, che ormai non ha nulla da perdere, accetta volentieri e si incammina con i due verso la Cattedrale. Mentre i due ladri gli tengono le gambe, il perugino si cala nel sarcofago ma un rumore improvviso spaventa i due malfattori che lo lasciano cadere all’interno della tomba, intrappolandolo senza possibilità di fuga. La notizia che preziosi gioielli – tra cui un anello di rubino- giacciono con il Minutolo, porta un secondo gruppo di ladri, questa volta accompagnati da un prete, a ripetere lo stesso disegno criminoso. Spaventati anch’essi, a causa della presenza di Andreuccio, scappano, lasciando il giovane come unico proprietario del bottino.

Benedetto Croce fu il primo a rintracciare i luoghi della novella: noi vi proponiamo tre tappe

Nel 1911, Benedetto Croce cercò di attribuire alla novella il valore di documento storico, rintracciando i luoghi che fecero da sfondo alla storia. Grazie ai suoi studi ancora oggi possiamo ripercorrere quegli spazi.

Il primo luogo da considerare è il “Malpertugio”, dove Fiordaliso viveva. Secondo Croce questa zona corrisponde all’attuale area di Via Medina. Malpertugio era il nome di un vicoletto prospicente Rua Catalana, ma mentre quest’ultima esiste ancora, il primo è andato perduto.

Il riferimento topografico è preciso perché nella novella si dice che Andreuccio ad un certo punto cerca il mare e Rua Catalana conduce proprio alla Marina, dove si trova il porto cittadino.

Nella terribile notte vissuta dallo sfortunato forestiero, la strada da lui imboccata sarà però opposta al mare e lo condurrà ai due ladri con i quali, concluso l’accordo, si incammina verso il Duomo.

Non possiamo conoscere precisamente l’itinerario da loro seguito ma, essendo dei ladri, è lecito pensare, come suggerito da Croce, che avessero scelto la via più sicura, quindi la più lunga e la meno esposta a controlli. Dunque si possono percorrere le strade interne per arrivare da Rua Catalana fino a via Duomo.

Terzo e ultimo luogo, infatti, di questo viaggio nei luoghi di Andreuccio raccontati da Boccaccio è la cappella Capece-Minutolo nel Duomo di Napoli. Oggi, con l’apertura in sicurezza delle chiese, possiamo varcare il grande portale, percorrere tutta la navata e arrivare alla cappella che si trova all’angolo destro del presbiterio. Al tempo di Boccaccio la cappella era certamente di più ridotte dimensioni, essendo stata ampliata nel ‘400 dall’arcivescovo Enrico Minutolo. Al suo interno, tra pareti rivestite da straordinarie pitture, troviamo oltre al sepolcro di Enrico, anche quello di Orso Minutolo e quello di Filippo Minutolo, morto nel 1301. Forse è proprio quest’ultima tomba ad essere stata l’oggetto intorno al quale Boccaccio ha immaginato la sua storia. Ancora oggi la cappella appartiene alla famiglia Capece-Minutolo e può essere aperta solo su volontà di uno degli aventi diritto (pare che oggi le chiavi siano in possesso solo di una cooperativa che la gestisce). Ciononostante anche solo dal cancello di ingresso al sacello è possibile ammirarne la bellezza e immaginare le sfortunate e maldestre avventure di Andreuccio.

Martina Di Domenico

Ph Sergio Valentino

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 28 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 28 Maggio 2020

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