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PERLE DIMENTICATE

Storia di Baia Domizia, “uccisa” dal terremoto del 1980

Ambiente, Attualità, Battaglie | 2 Settembre 2016
Il litorale domitio
Il litorale domizio

In questi giorni di sgomento e  lutto nazionale, ma  soprattutto di sciacallaggio mediatico, il pensiero, oltre che alle vittime,  va a tutte quelle persone che in pochi secondi hanno visto la propria vita cambiare radicalmente, proprio come in quel maledetto 23 Novembre del 1980 in Irpinia, ed a 36 anni di distanza possiamo ancora affermare che non c’è pace per buona parte di quelle persone colpite, per   quei territori, per la loro economia.

Baia Domizia,  una ex “perla” dimenticata, fino a pochi mesi prima era una fiorente località turistica, ma tutto il Territorio Aurunco, pur non avendo vittime, registrò seri problemi di staticità agli immobili più vetusti e meno resistenti, molti dei quali rientrarono nella legge sui fondi per la ricostruzione.

Molte seconde case vennero requisite per far spazio agli sfollati con il conseguenziale arresto di ogni fenomeno turistico nei mesi successivi; alcuni immobili raggiunsero i limiti della fatiscenza come ad esempio il “Cosida Residence” di Baia Domizia Sud, reso del tutto inagibile, e successivamente ristrutturato con ingenti opere edilizie.

Bisognava sistemare circa 280.000 sfollati, molti dei quali provenivano dalle zone più povere di Napoli. L’allora Sindaco di Napoli,  Maurizio Valenzi suggerì al Commissario Straordinario dell’emergenza Terremoto nominato dal Governo, Giuseppe Zamberletti, di trasferire gran parte degli sfollati sulla riviera domiziana. Mai suggerimento fu più sbagliato, tra i tanti errori commessi allora. Molti proprietari delle ville ed appartamenti di Baia Domizia si trasferirono, per la paura di altre scosse, nella località balneare ripopolandola in pieno Autunno. A loro si aggiunsero agli sfollati, in una Baia Domizia irriconoscibilmente affollatissima in una stagione non estiva.

A seguito dell’assurda ed insostenibile richiesta della creazione di 5.000 alloggi per l’accoglienza dei terremotati, si creò un Comitato pro-Baia con in testa il più conosciuto degli imprenditori del luogo, Gaetano Cerrito. Dopo una dura trattativa con il Commissario Zamberletti, riunioni fiume, proteste e sit in per fermare l’arrivo in massa degli sfollati, si raggiunse il compromesso di 270 appartamenti in totale per Baia Domizia, mentre altri furono distributi sulle altre città della costa in particolar modo a Pinetamare.

Furono occupati il Cosida Residence, oggi Domitilla, il Giulivo Hotel, un Hotel di Baia Felice e abitazioni private messe a disposizione da alcuni imprenditori presenti a Baia Domizia, tra cui il Cav. Di Giovanni Raffaele o del Gruppo Del Berg in Baia Murena con 18 abitazioni. Ma tra gli assegnatari di quegli appartamenti vi erano purtroppo molte incivili che devastarono gli stessi, facendo crollare definitivamente l’immagine di una località che dagli anni 60 era alla moda e poteva rivaleggiare addirittura con zone come Capri o Porto Cervo. I primi topless di ragazze svedesi, fecero gridare allo scandalo, l’allora vescovo di Sessa Aurunca, ed artisti come i compianti Totò e  John Lennon, Patty Pravo, e Michelangelo Antonioni vi soggiornarono.

Il colpo di grazia fu inferto dalla Legge 730\86 che auspicava possibili requisizioni definitive ed attribuzioni agli sfollati,  Gaetano Cerrito e di numerosi imprenditori della zona si impegnarono alacremente,  ottenendo un compromesso virtuoso e segnatamente la distribuzione di case nelle proprie città di provenienza.

Ad oggi, la  perla del litorale domizio,  tenta di rialzarsi affinchè, agli occhi dei visitatori possano ritornare quelle stupende immagini di villette basse, immerse nella pineta, così come vennero concepite ed acquistate, dai tanti imprenditori veneti che si erano innamorati di quei luoghi.

Alberto Guarino

 

 

Un articolo di Alberto Guarino pubblicato il 2 Settembre 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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