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PESCARA

I business della Curia: licenziati 25 dipendenti. Chiesto l’aiuto del Papa per la chiusura della Rsa nel pescarese

Lavoro | 27 Aprile 2019

Licenziati tutti i 25 dipendenti della Residenza sanitaria assistita Fraternità Magistrale di Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, che hanno impugnato il provvedimento, trasferiti in altre strutture i 62 ospiti. Succede in una delle più note istituzioni di proprietà della Curia pescarese al cui vertice c’è monsignor Tommaso Valentinetti.

Le vicende della Fraternità Magistrale

La Fraternità è stata sempre al centro delle cronache anche con precedenti gestioni, quando alla guida delle fondazioni diocesane c’era l’arcivescovo Francesco Cuccarese; tuttavia con l’arrivo di Valentinetti era stata ribadita la volontà di non chiudere la struttura “Dal 2005 ad oggi mi sono sempre battuto perché non si perdessero posti di lavoro e posti letto” ha dichiarato il presule all’indomani dello stop. Ma come si è arrivati a questo epilogo? Ad ottobre 2015 la Curia cede, con contratto d’affitto del ramo d’azienda, la rsa, tramite regolare contratto d’affitto, alla società Ares, con scadenza ottobre 2022. L’accordo tra le parti prevede il pagamento di un fitto mensile alla Curia di alcune migliaia di euro, circa 5mila, il subentro nel rapporto di lavoro con i dipendenti e lo svolgimento di lavori per la messa a norma della struttura così come rilevato dalla Asl in data precedente al contratto di fitto. Alla scadenza del contratto la Fraternità Magistrale avrebbe dovuto riprendere la gestione e ritrasferire il personale dipendente, grazie alla clausola di salvaguardia, nuovamente alle sue dipendenze.

Il contenzioso

Fino a novembre scorso tutto è filato liscio: locazione e stipendi pagati puntualmente poi, il contenzioso per alcune mensilità non pagate alla proprietà dell’immobile. Scatta il ricorso dei legali della Curia al tribunale ed entrano in scena i periti che confermano il debito nei confronti del titolare e la mancanza dei lavori pattuiti. “Un provvedimento non deciso da noi – dichiara il vescovo – ma dalla perizia tecnica commissionata dal giudice che ha rilevato come l’ente gestore, a differenza di quanto previsto dal contratto d’affitto pattuito, avesse eseguito solo una minima parte dei lavori necessari per assicurare l’agibilità dello stabile, classificato poi non a norma, con il conseguente ordine del giudice di abbandonarlo”. Se la società che aveva preso in affitto l’immobile non aveva effettuato i lavori, non poteva farsene carico la Curia, chiedono i 25 lavoratori licenziati di cui 16 a tempo indeterminato? “Sarebbe bastato che lo stesso Valentinetti avesse investito un minimo di risorse – dicono i dipendenti in lotta in una nota – per gli adeguamenti strutturali richiesti, avesse stabilito un cronoprogramma di adeguamento con la stessa Asl che si era mostrata comprensiva e l’attività sarebbe potuta tranquillamente proseguire”. Invece non c’è stata nessuna speranza per gli anziani, molti dei quali non autosufficienti, e i dipendenti. Dopo un vertice in prefettura tra le parti e con i sindacati, i gestori avevano assicurato che non ci sarebbero stati problemi né per gli assistiti, né per i lavoratori, le cose, purtroppo, sono andate diversamente a seguito della pronuncia del tribunale: residenza chiusa, anziani dislocati in altre quattro strutture del Pescarese con gravi problematiche per i familiari, dipendenti licenziati con alcune mensilità arretrate e la tredicesima 2018 non ancora percepita.

La lotta dei lavoratori e la richiesta d’aiuto al Papa

Il vescovo, all’indomani dell’epilogo della vicenda ha anche dichiarato che “non appena avremo i fondi necessari riattiveremo la Fraternità Magistrale”. Una promessa che ai dipendenti non basta. “Siamo fermamente intenzionati a portare la questione all’attenzione del Santo Padre – aggiungono nel comunicato firmato dai lavoratori messi alla porta –  che in ogni suo intervento non perde occasione per ribadire che gli enti cattolici non devono fare profitto con le loro attività ma al contrario farne strumento di vicinanza  a chi soffre e a chi accudisce i pazienti”. La lotta prosegue.

Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 27 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Aprile 2019

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