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PEZZOTTI SENZA FIDUCIA

Sulla mozzarella Galbani che si chiama Sorrento (e sul Mattino che esulta ottusamente)

Economia, Emigrazione, Identità, Rubriche | 9 Gennaio 2014

Mozzarella Sorrento Galbani

Sulla vicenda della mozzarella Sorrento della Galbani e dell’accordo con gruppo Lactalis, due interventi di Antonio Esposito e Lorenzo Piccolo. Uno concentrato sul gruppo Lactalis coinvolto in uno scandalo alimentare nel 2006. L’altro sulla strana esaltazione del Mattino alla notizia dell’accordo commerciale, che al Sud non porta assolutamente vantaggi e che anzi promoziona l’ennesimo pezzotto ai nostri danni.

E’ notizia di oggi, che negli Usa il prodotto “Mozzarella Sorrento” della Galbani spopola.
Innanzitutto vanno chiarite due cose : Sorrento è la patria dei limoni. Non a caso il rinomato limoncello nasce proprio dall’agrume del posto. Quindi non ha nulla a che fare con la nostra ottima mozzarella, prodotta nell’agro aversano e nella zona di Battipaglia.

Andando a ritroso nel tempo, il successo della vendita dei formaggi negli Usa come scrive il Mattino nell’edizione odierna, è da attribuire a Louis Russo immigrato in America, di origini sorrentine ( un figlio del Sud come sempre) , a Buffalo, nello Stato di New York, decide di aprire una piccola ditta, la Sorrento Cheese Company. Peccato che il quotidiano “napoletano” pur menzionando l’entrata della società nel gruppo Lactalis nel 1992, quindi lontana dalle origini “artigianali” della prima ora, tessa le lodi alla Galbani ( acquisita sempre dalla Lactalis nel 2006) , come “sinonimo di qualità” anziché ricordare che nel 2008 l’azienda venne coinvolta in uno scandalo alimentare, in quanto i prodotti scaduti nel 2005, provenienti dallo stabilimento di Perugia, venivano immessi sul mercato, in forte stato di deperimento, nocivi per la salute dei consumatori.Tant’è che la Coop Centro Italia, sospese la vendita dei prodotti provenienti da quel stabilimento. Non a caso durante le indagini , alcuni venditori e addetti allo stoccaggio, denunciarono di essere stati costretti ad alterare le date di scadenza.Una domanda che pongo a chi ci legge è: secondo voi, può mai un azienda del Nord (sede legale a Milano), appartenente alla Grande Distribuzione Organizzata, facente parte del colosso francese Lactalis (medesimo settore) far gli interessi del consumatore, con prodotti freschi di qualità come quelli nostrani? Credo la risposta, sia chiara a tutti… E’ evidente che ai tecnici del Marketing dell’azienda milanese, non convenga di fare una “giro” nei caseifici dell’Agro Aversano e di Battipaglia. Come dire sarebbe riconoscere la loro merda in confronto al nostro oro bianco!

Antonio Esposito

Galbani a settembre lancia sul mercato americano due “nuovi prodotti”: mozzarella e ricotta. E il Mattino di Napoli, incredibilmente, esulta. Avete presente la martellante campagna della stampa italiota contro la mozzarella di bufala campana, accusata di contro la salute dei consumatori, campagna che neanche le recenti analisi fatte effettuare in laboratori indipendenti in Germania sono riuscite ad arginare? E ricordate le recenti coraggiose parole del sostituto procuratore Donato Ceglie, quando parlava apertamente di guerra commerciale contro il sud, arrivando a dichiarare: “Vogliono distruggere la mozzarella e il pomodoro per guadagnare un 6 o 7% di quota di mercato. E attenti, ché l’operazione Pomì è solo la prima di una lunga serie che seguirà”?

Ebbene, se volete un esempio concreto e recente di tali affermazioni, vi sarà sufficiente un’occhiata all’edizione online del Mattino di Napoli, che poche ore fa ha pubblicato la notizia della fusione tra Galbani e Sorrento Lactalis, usando toni pressoché trionfalistici per descrivere sia la storia commerciale della Galbani, sia soprattutto per sottolineare la rendita economica che potrà fruttare il lancio sul mercato Usa di questi “nuovi prodotti”: mozzarella e ricotta. In particolare è riportato nell’articolo un virgolettato che, se non sapessimo che in realtà si tratta del giornale di proprietà dei Caltagirone, avrebbe davvero dell’incredibile da parte di un quotidiano del Sud: «Siamo orgogliosi di annunciare un cambiamento eccitante per il marchio di formaggi Sorrento. Presto saremo conosciuti come Galbani. Galbani, famosa marca di formaggio in Italia, fa parte della stessa famiglia di formaggi della “Sorrento” ed è conosciuta in tutto il mondo per la lavorazione dei formaggi della tradizione italiana».

Eh già, perché un quotidiano meridionale avrebbe piuttosto dovuto chiedersi quale danno economico, quale enorme fetta di mercato è stata sottratta alle aziende campane che producono la vera mozzarella, e che devono vedersi sottrarre sia il nome sia i guadagni di un nostro prodotto tradizionale. Ciò che il quotidiano omette di sottolineare è che il marchio DOP della vera mozzarella è riportato sotto la dicitura “Mozzarella di Bufala Campana DOP”, il che consente ad aziende di altre parti del paese, a partire dalla stessa Galbani, di produrre e vendere legalmente sotto il nome di mozzarella un formaggio che in realtà a ben poco a che fare con il nostro prodotto di eccellenza. Stentiamo a credere che i consumatori di oltre oceano possano conoscere ed apprezzare la differenza tra una banale imitazione e la vera mozzarella di bufala campana DOP: per intenderci, è come se il Parmigiano Reggiano andasse indicato come “Parmigiano Reggiano di mucca Emiliana DOP”, così che ad esempio a Napoli fosse possibile produrre legalmente un proprio parmigiano da vendere impunemente non solo nel nostro paese, ma anche all’estero.

Siamo sicuri che in questo caso le testate giornalistiche storiche della regione Emilia – Romagna non solo non avrebbero nulla da ridire, ma anzi plauderebbero in toni trionfalistici ad una operazione del genere. Esattamente come il Mattino di Napoli. Orrore nell’orrore, nell’articolo si esalta la Galbani, in quanto “conosciuta in tutto il mondo per la lavorazione dei formaggi della tradizione italiana”: vorremmo ricordare all’articolista del Mattino che la suddetta azienda, oltre a produrre un formaggio che non è neanche una pallida imitazione della nostra vera mozzarella, dal 2006 è controllato dalla multinazionale francese Lactalis, che di tradizione “italiana” ha ben poco, soprattutto per quanto riguarda profitti e sede fiscale.
Guarda caso la stessa multinazionale francese che, come riportato nell’articolo, è proprietaria dal 1992 della Sorrento cheese company, fondata nel 1947 da Louis Russo, immigrato di origini sorrentine. Insomma, qui siamo di fronte ad una vera e propria evoluzione del sistema dei pezzotti nordici, un’evoluzione che potremmo battezzare “pezzotto Matrioska”: un’eccellenza campana quale la nostra mozzarella, venduta all’estero sotto le mentite spoglie di prodotto della tradizione “italiana”, da parte di un’azienda fondata a Milano ma ormai di proprietà francese. Come il Mattino riesca a far passare il tutto come grande successo della tradizione “italiana” dei formaggi è un mistero. Un mistero targato Caltagirone, ovviamente.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Gennaio 2014 e modificato l'ultima volta il 4 Aprile 2015

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