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Pezzotto news dall’Expo: dopo il caffè triestino, ecco la pizza “italiana”

Il Pezzotto del Giorno | 2 Aprile 2015

pizza italiana

L’italianità della pizza è un fattore importante, poiché il 39% degli italiani ritiene che la pizza sia il simbolo culinario dell’Italia“: basterebbe questa frase, che campeggia sul sito della Coldiretti, per fare terra bruciata intorno alla loro ultima esaltante iniziativa, una pizza napoletana doc, con tanto di rappresentazione della penisola italica in bella vista, da utilizzare come simbolo dell’Expo 2015. Il tutto in attesa che la Commissione Unesco si riunisca a Roma, per discutere dell’inserimento della pizza nella Lista del patrimonio culturale dell’umanità.
Se ne deduce che un simbolo della cultura napoletana nel mondo, per poter essere riconosciuto da questo paese, deve prima essere “italianizzato”. Del resto su questo punto il presidente della Coldiretti, il torinese Roberto Moncalvo, è estremamente chiaro quando parla di difendere “l’originalità tricolore del prodotto servito, ma anche le formidabili opportunità occupazionali che possono venire nell’agroalimentare nazionale”.

A tale riguardo vorremmo ricordare al presidente della Coldiretti che, benché la pizza in questione sia stata realizzata con ingredienti campani, non ci risulta che la pizza in generale sia particolarmente tutelata come prodotto napoletano. Al contrario viene prodotta praticamente in tutto il paese, anche a livello industriale, e spacciata come prodotto italiano da aziende del nord, che non si pongono il problema di utilizzare immagini caratteristiche della nostra terra per aumentare le vendite, come ad esempio nel caso della Molino Spadoni di Ravenna. E non ci risulta che Coldiretti abbia mai mosso un dito per difendere le opportunità occupazionali nell’agroalimentare campano.

Stesso discorso per uno degli ingredienti principali della pizza napoletana, la mozzarella, il cui indotto economico è stato ripetutamente bersagliato da innumerevoli “pezzotti” realizzati nel nord del paese, debitamente denunciati dal nostro giornale: ma la sua Coldiretti, che ha recentemente fatto fuoco e fiamme per difendere il Parmigiano dalle imitazioni italiane ed estere, non ha mai avuto nulla da ridire contro le varie mozzarelle lombarde, venete friulane e quant’altro che hanno massacrato l’indotto economico campano.

Non si poteva immaginare un contesto più adeguato per “italianizzare” la pizza se non l’Expo di Milano, che aveva già taroccato a favore di padania un’altra eccellenza napoletana, il caffé, spacciandone per capitale quella Trieste sede della Illy caffèNessuna meraviglia invece che a questa non commentabile operazione di “italianizzazione” di un simbolo di Napoli, non supportata nel concreto da alcuna battaglia in difesa dei relativi comparti economici, si sia prestata l’Antica Pizzeria Brandi, dove la bufala – da loro spacciata per leggenda – millanta che nel giugno 1889 il cuoco Raffaele Esposito fu convocato al Palazzo di Capodimonte, residenza estiva della famiglia reale, per preparare a Sua Maestà, la Regina Margherita di Savoia, le sue famose pizze.

Nulla di più falso, dato che della vera storia della pizza abbiamo già parlato sulle nostre pagine: origini storiche a parte, andrebbe perlomeno sottolineato che un pizzaiolo, cui viene in mente di “inventare” la pizza per celebrare quella casa reale che aveva appena finito di massacrare il suo popolo, avrebbe dovuto sottoporsi ad una seria analisi psichiatrica.

La pizza simbolo dell’Expo che punta alla valorizzazione dell’identità nazionale” secondo le intenzioni di Coldiretti è uno schiaffo in faccia alla nostra dignità: se avete desiderio di impegnarvi in battaglie serie, iniziate a difendere le eccellenze del sud che vengono sfruttate e “pezzottate” dal’indotto tosco padano, oppure sono del tutto ignorate ed escluse dai canali della grande distribuzione e della comunicazione se non si prestano ad essere sfruttate. E per inciso lasciate perdere le elucubrazioni sulle sue false origini nazional – patriottiche. La pizza è simbolo di Napoli: l’italia onestamente nun se sape che d’è.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 2 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 2 Aprile 2015

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