fbpx
venerdì 10 luglio 2020
Logo Identità Insorgenti

Piazza Carità: vietata l’ occupazione di suolo pubblico nel 1802

Epigrafi di Napoli | 20 Giugno 2020

Alcuni secoli fa in piazza Carità vi era un mercato in cui veniva venduto “ogni genere di commestibili”, molto affollato e con “sordidi ingombramenti consistenti in alcune baracche”. Per eliminare tale consuetudine, a inizio Ottocento fu promulgato un banno per vietare l’occupazione di suolo pubblico.
Come faceva notare G. de Muralt in una lettera a Napoli Nobilissima nel 1904, l’epigrafe che era incastrata nel muro dell’allora Albergo dell’Allegria, divenuto Hotel de L’Univers all’epoca dell’autore della lettera, era “Interessantissima per la storia municipale e la topografia di Napoli”, in quanto da questa si evince a inizio XIX secolo l’occupazione di suolo pubblico era passibile di sola multa, mentre, come riportato in un’epigrafe di soli 30 anni prima in via Banchi Nuovi, nel 1773 era ancora “comminato il carcere per la medesima contravvenzione”.
Dell’albergo oggi non c’è più traccia: un tempo circondava la chiesa di Santa Maria della Carità, occupandone sia il palazzo verso via san Liborio che il palazzo del Conservatorio della Carità. Quest’ultimo perse fra gli anni’40 e’50 l’aspetto neoclassico per uno stile contemporaneo, come si può ancora notare oggi.
Se l’albergo è oramai chiuso da anni, la lapide è ancora là, ben visibile e quasi interamente leggibile, alla sinistra della chiesa. In realtà a inizio Novecento sembrava fosse andata dispersa, dato che il de Muralt annoverava l’epigrafe in questione fra quelle sparite e riportava il testo come letto 25 anni prima. Probabilmente l’epigrafe era stata seppellita da manifesti e simili.
L’epigrafe, fra le più recenti utilizzate per affiggere editti e banni promulgati dai tribunali di Napoli, risale al 1802 e descrive l’intervento della portolania per riorganizzare piazza Carità a seguito della demolizione delle “baracche di fabbrica”. Il portolano era quel magistrato che aveva il compito di sorvegliare sulle nuove costruzioni e di gestire i permessi di edificare. In particolare, nel banno si fa riferimento a compensi annuali e soprattutto al divieto di “situare posti di venditori o calessieri” in mezzo alla piazza, pena il pagamento di 24 ducati per quanti abbiano l’ardire di occupare il pubblico largo.
A differenza di altre epigrafi, in questa si fa preciso riferimento alla funzione stessa della lapide: conservare la memoria del banno. La lapide, nelle intenzioni di chi l’affisse, doveva “rimanere perpetuamente” in piazza. Del resto, son passati oltre due secoli e la lapide, nonostante tutto, è ancora là.

Il testo della lapide di Piazza Carità:

Di regal ordine fattesi demolire dal regio tribunale della Portolania le baracche di fabbrica esistenti in questo largo della Carità. I padroni de circonvicini edifici son rimasti obbligati secondo la respettiva classificazione approvata dal re (D.G.) al peso dell’annuale compenso dovuto a proprietari di quelle ma fra gli articoli contenuti nel regal dispaccio vi è il seguente dichiara il re che non debba mai più permettersi di situare posti di venditori o calessieri in questa piazza volendo che la Portolania vigili alla esecuzione di questo e ne coservi la memoria in una lapide dove tutto ciò sia descritto e la quale dovrà rimanere perpetuamente in detta piazza di real ordine lo partecipo a codesto tribunale della portolania acciò ne disponga l’esatto adempimento. palazzo 30 giugno 1802 – Giuseppe Zurlo. Quindi si è dovuto incidere in lapide tale sovrana determinazione acciò niuno ardisca giammai di occupare in qualsivoglia modo il presente pubblico largo sotto pena di ducati XXIV restando al quanto e ad essi cara la grazia del re ns Napoli 12 luglio 1802

Il regio tribunale della Portolania
marchese Frignano portolano
Duchino S. Valentino
duca Laurino
Agostino Caravita Sirignano
marchese petroni
Pasquale Franceschini
G. de Luca
G. Sabbato coadiutore segretario

Fonti:

Le biografie dei più celebri scrittori che han trattato delle catacombe di Napoli, 1855
Napoli Nobilissima, volume XIII, 1904

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 20 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Giugno 2020

Articoli correlati

Epigrafi di Napoli | 17 Marzo 2020

Al grande Archivio una taverna profana e l’immunità ecclesiastica nel 1709

Epigrafi di Napoli | 6 Marzo 2020

Nel 1600 c’era il carcere per i giocatori d’azzardo: il banno di Donnaromita

Epigrafi di Napoli | 27 Febbraio 2020

Lo street food? Port’Alba ne era “invasa” già nel 1796

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi