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PIAZZA DEL PLEBISCITO

Danni alla cupola di San Francesco di Paola: a quando gli interventi?

Beni Culturali | 11 Gennaio 2021

Chi come noi ama e difende la propria città è costantemente costretto a domandarsi se gli organi preposti a prendersene cura siano altrettanto interessati alla tutela del suo patrimonio. Sembra infatti che, dalle nostre parti, anziché intervenire per tempo, si preferisca attendere che le strutture storiche e i beni artistici subiscano danni irreparabili o vengano definitivamente distrutti dal tempo, dalle intemperie e soprattutto dalla superficialità burocratica piuttosto che porle in salvo. Lo si è visto con l’arco borbonico del Chiavicone, lasciato per anni in una situazione di rischio e mai restaurato, e ahinoi, siamo costretti ad averne costantemente conferma semplicemente alzando lo sguardo sui monumenti e gli edifici della nostra terra. Oggi invece puntiamo l’attenzione su un altro problema: la cupola della Chiesa di San Francesco di Paola, in piazza del Plebiscito, che ha un enorme voragine dovuta alle intemperie e all’incuria.

 

La cupola di San Francesco di Paola danneggiata da troppo tempo

Piazza del Plebiscito che si trova già da tempo in una non piacevole situazione estetica e strutturale, essendo parzialmente occupata da recinzioni e materiali relativi ai lavori per la linea 6 della Metropolitana di Napoli. Ma non è dello storico Largo di Palazzo che vogliamo parlare, bensì proprio di quella chiesa che si oppone al Palazzo Reale, voluta in origine da Gioachino Murat il quale, dopo la cacciata di Ferdinando di Borbone, promosse nel 1809 la realizzazione qui del porticato e di un’aula circolare da utilizzare quale sede delle assemblee popolari; ma con la restaurazione della corona borbonica e la cacciata di Murat, Re Ferdinando, quale voto nei confronti di San Francesco di Paola, da lui pregato affinché intercedesse per farlo tornare sul trono del Regno di Napoli, decise di dedicargli una chiesa ricavata da quella erigenda aula circolare, con l’unica condizione che la cupola non superasse in altezza la struttura del Palazzo Reale: la struttura, realizzata su imitazione del Pantheon romano, venne ultimata nel 1846, e fu la prima chiesa di Napoli ad avere l’altare su cui il celebrante appariva rivolto verso l’assemblea dei fedeli.

Se quella del Plebiscito è di certo la piazza più famosa di Napoli, lo si deve sicuramente all’estetica imponente ed al colonnato che la abbraccia, ed a quella Basilica che colpisce internamente il visitatore dopo il colpo d’occhio esterno: qualcosa di più di una struttura architettonica, quanto un vero capolavoro in stile neoclassico che costituisce un peculiare fiore all’occhiello tra i tanti che fanno parte del nostro patrimonio cittadino. Ebbene, su questo prezioso gioiello pende da mesi un rischio non indifferente, qualcosa che tende a poter ledere all’incolumità di chi è in piazza come degli stessi fedeli che partecipano alle funzioni religiose che vi si svolgono. Perché da circa un anno un distacco di alcune lastre di rame che costituiscono la copertura della cupola e la relativa dislocazione mette in serio rischio la protezione dalle intemperie della Basilica, nonché la possibilità che i forti venti che ormai sono una costante delle perturbazioni invernali cittadine potrebbero causare il distacco di quelle lastre di rame, con la possibilità che vadano a finire in piazza ferendo qualcuno: un’ipotesi non tanto fantasiosa, considerando le recenti bufere di vento.

 

In un documento di oltre 3 anni fa il progetto di riqualificazione della piazza

Da un documento del quale siamo venuti in possesso datato 26 gennaio 2017, risulta l’esistenza di un protocollo d’intesa, denominato Progetto di Riqualificazione di Piazza del Plebiscito e dei suoi spazi ipogei, sottoscritto da Comune di Napoli, Ministero dell’Interno – Direzione Centrale per l’amministrazione del Fondo Edifici di Culto, l’Agenzia del Demanio – Direzione Regionale Campania e la Prefettura – UTG di Napoli; in tale protocollo d’intesa, considerato l’inserimento del Centro Storico di Napoli avvenuto nel 1995 nel Patrimonio Unesco e valutato tra l’altro che il Comune di Napoli è beneficiario dei fondi della Regione Campania destinati al Grande Progetto della “valorizzazione del Centro Storico” consistente in una serie di interventi di rifunzionalizzazione dei beni del patrimonio storico culturale, si sottolinea tra l’altro che all’interno del perimetro del sito Unesco, Piazza del Plebiscito ha un’importanza preminente e che il complesso demaniale monumentale di San Francesco di Paola è interessato da un progetto di restauro e recupero funzionale promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed attuato dal Provveditorato alle Opere Pubbliche. Tale progetto prevede interventi sulle facciate dei volumi alle spalle del colonnato, il ripristino delle coperture dei volumi postici, il restauro del colonnato e dei suoi locali, delle tre cupole nonché degli ambienti ipogei e dei locali deputati alle attività ecclesiali. Duque, come si evince, al di là di accordi e definizioni prettamente burocratiche, la struttura della Basilica è proprietà del Demanio. Ora, dal punto di vista giuridico, esiste l’obbligo, da parte della proprietà, di intervenire con tempestività in caso di danni e di rischi, al ripristino dei luoghi e alla messa in sicurezza delle strutture: la Sovrintendenza, come indica il nome stesso, è tenuta a supervisionare e a premere affinché il proprietario dei luoghi intervenga entro breve tempo al ripristino dei luoghi ed alla messa in opera di lavori per il recupero dei manufatti; se entro il tempo massimo di trenta giorni, cita categorica la legge, ciò non fosse adempiuto, la Sovrintendenza è tenuta ad intervenire alla soluzione del problema e accollare poi i costi all’ente su cui ricade la proprietà della struttura stessa.

 

Scaricabarile di responsabilità su piazza del Plebiscito e non solo

Dunque, rileggendo i fatti con uno sguardo ai più recenti danni al patrimonio storico e architettonico partenopeo, tutto ciò ci pone seri dubbi sulla reale mancanza di responsabilità da parte della Sovrintendenza sul crollo dell’arco borbonico, che versava in situazioni estreme da anni e che aveva intimato l’intervento alla Capitaneria di Porto, responsabile del manufatto, almeno da aprile del 2020, senza però procedere poi di conseguenza allo scadere dei trenta giorni statutari; e ci pone altresì seri interrogativi sul motivo per il quale l’ingresso della Galleria Umberto Primo sia ancora oscurato da ponteggi e da storici dibattiti tra il Comune e i condomini interessati dal distacco del fregio che provocò la morte di un giovane già da tanti anni. Ma non è questo il luogo per tali confronti: ora ci stiamo occupando di una realtà palese e già ampiamente verificata, come confermato da chi la Basilica di San Francesco di Paola la vive e la gestisce dal punto di vista liturgico ed ecclesiastico, relativa ad un grave rischio per la struttura stessa e per le persone che la frequentano o che, ripetiamo, transitano per la zona del colonnato  della piazza stessa! Questo danno alla cupola fu già notato e segnalato da un anno o forse più, così come in merito alle vistose infiltrazioni che interessano la soffittatura del colonnato esterno proprio davanti all’ingresso della chiesa stessa, ed è palese che non si sarebbe dovuto arrivare all’inverno senza essere intervenuti tempestivamente ed evitando di sottoporre la struttura al rischio di infiltrazioni per capillarità ed alla verifica di eventuali possibilità di ulteriori distacchi delle placche di rame. Insomma, se come risulta questa piazza ed ancor  più questa mirabile  chiesa hanno una tale importanza da aver meritato un capitolo a parte nella tutela e salvaguardia del patrimonio Unesco che è rappresentato dal Centro Storico di Napoli, come mai qui come altrove siamo costretti ad assistere ad un evidente abbandono di strutture storiche, come non ultima la stessa Galleria Umberto Primo, il cui palese stato di degrado è sotto gli occhi di tutti?

Speriamo che chi di competenza possa intervenire sulla Basilica in tempi rapidi anche se solo in via provvisoria in vista di più attenti lavori quando le condizioni metereologiche lo consentiranno, augurandoci che si possa finalmente ottenere una più attenta osservazione e tutela del patrimonio cittadino di un territorio da sempre famoso nel mondo per arte, storia e bellezza indiscussa.

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 11 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 11 Gennaio 2021

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