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Pietro Patti, imprenditore palermitano assassinato dalla mafia davanti alle sue quattro figlie

Pietro Patti Copertina
Nun te scurdà | 27 Febbraio 2021

“Cinquecento milioni di lire per la vita” Questo è quello che disse Angela Pizzolo, moglie dell’imprenditore palermitano Pietro Patti, dinanzi alla sala di rianimazione preparata per la figlia Gaia. Una bambina di soli sei anni, colpita con proiettili calibro 38 durante l’esecuzione di suo padre.

Pietro Patti

“Prima gli abbiamo fatto saltare il capannone, poi l’automobile; ora gli faremo saltare la testa” avvertiva una voce anonima della mafia palermitana. Per non morire, l’imprenditore avrebbe dovuto pagare una somma che non aveva.  Un quantitativo di denaro che oggi supererebbe i 250 milioni. Ma non solo non ne aveva possibilità. L’ingegnere palermitano Pietro Patti, industriale delle mandorle e dei pistacchi, non voleva assolutamente cedere a quella mafia che si intrecciava con l’imprenditoria. Non voleva cedere alla corruzione e alla prepotenza della criminalità organizzata.

Il barbaro assassinio di Pietro Patti

È il 27 Febbraio 1985. E Patti, assieme alla moglie e alla sue quattro figlie, parte da casa sulla sua Fiat 127. Sta portando Francesca, 6 anni, Gaia, 9 anni, Alessandra di 14 e Raffaella di 17 alle Ancelle del Sacro Cuore, una scuola alle spalle di Via Libertà, nel centro di Palermo. Sono le 8 e 15 quando un uomo sui trent’anni, con giubbotto rosso e passo spedito, estrae una calibro 38 e spara 3 colpi contro il finestrino. Due colpiscono Pietro Patti, ma il terzo rimbalza contro la figlia Gaia. L’imprenditore palermitano, ma prima di tutto padre di famiglia, morirà sul colpo.

L’assassinio avviene in pochi attimi. Allo scoppio dei proiettili le studentesse all’ingresso della scuola si lanciano a terra, altre piangono e altre ancora restano impietrite davanti alla barbara esecuzione. Francesca, la figlia più piccola, riuscirà a gridare “Hanno ucciso papà, hanno ucciso papà”. E piange ancora quando Don Peppino, bidello della scuola, apre la porta per farla scendere. Nel frattempo, sul pullover di Gaia si espande un’orribile macchia rossa. Riuscirà a chiedere aiuto solo poco prima di svenire. I dottori scioglieranno la sua gravissima prognosi dopo ore disperate.

“Un’uccisione spettacolare, un avvertimento della mafia” secondo la procura di Palermo

“Potevano uccidere l’industriale in via Mondello-Partanna, all’uscita di casa. Hanno scelto il centro della città, e questo non è casuale.” dichiarò il sostituto procuratore Alfredo Morvillo, che parla dell’omicidio di Pietro Patti come “un’uccisione spettacolare, questioni di ‘pizzu’, di estorsione”. Qualche giorno prima moriva Roberto Parisi assieme al suo autista Giuseppe Mangano. Era presidente del Palermo Calcio e vicepresidente di Sicindustria. Evidentemente, la mafia aveva alzato il tiro, colpendo alle figure di spicco della città.

L’allora presidente di Sicindustria Salvino Lagumina, dichiarò: “Adesso gli imprenditori siciliani e palermitani vivono questi tragici avvenimenti nello sgomento e nell’incertezza. Sono il segnale del precipitare della situazione nonostante la maggior presenza dello stato al quale però va chiesto un impegno straordinario per garantire che i cittadini possano vivere e lavorare liberamente.”

Ed è proprio nei palazzi dello Stato che l’attenzione era alta in quegli anni. Si temevano attentati a giudici e magistrati. E infatti 7 anni più tardi, a Palermo, si consumerà il peggior attentato della storia italiana, quello dritto al cuore della lotta alla Mafia: nel ’92 moriranno, a distanza di pochi mesi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un attentato a coloro che difendevano e lottavano anche per persone come Pietro Patti, che alla prepotenza della criminalità organizzata, del racket, dell’estorsione, dicevano no.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 27 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 27 Febbraio 2021

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