domenica 24 giugno 2018
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PINO E’

Cosa ci è piaciuto e cosa no del concertone al San Paolo dedicato al mascalzone latino visto dalla tv

Musica | 8 giugno 2018

Pino è, siamo pronti davanti alla tv e lo guardiamo idealmente in gruppo, commentando tra noi, per raccontarvi cosa ci è piaciuto e cosa no del concerto omaggio allo stadio San Paolo di Napoli trasmesso in diretta su Rai Uno. Ovviamente la nostra è una “soggettiva collettiva”. Che non metterà d’accordo tutti. Ma è il nostro comune sentire che mettiamo su carta.

Si comincia senza parole, con Alessandro Siani che non si sente… forse un segno di Pino Daniele: non ascoltate chi vive di stereotipi su Napoli senza sforzarsi di fare nulla che non si risolva in una risata superficiale. Altro che Massimo Troisi moderno. Insomma il concerto inizia con un imbarazzato movimento labiale di Siani… poi parte la pubblicità.

L’inizio, quello vero, è strepitoso con Troisi-Arena in duetto sul megaschermo in Ricomincio da tre e Scusate il Ritardo e poi con Yes I Know my way suonata da Pino sempre in video, con Tony Esposito e Tullio De Piscopo in live sul palco alle percussioni. Prima lacrima… la nostalgia ci pervade subito.

Entra Jovanotti e sembra di fare un passo indietro di decenni. Propone un rap sul modello di “Ciao Mamma” ma sulle note di Yes I Know my way, “facimm o burdello” è una delle poche cose che si capiscono. Ma il pubblico risponde, anche se a noi fa tristezza, come Siani che arriva sul palco e fa l’alzacoro, “Pino, Pino” ammosciando subito dopo gli spettatori, ansiosi di cantare, con goffi tentativi di fare show tv. “Ha scritto Alleria ma poi ha scritto Appucundria”. Roba risparmiabile, davvero.

Torna Jovanotti. E canta Putesse essere allero. Stonando. Vorremmo perdonarlo perché scrisse all’epoca uno dei messaggi più belli per ricordare Pino. E inoltre per cantarla si è fatto dare lezioni di napoletano…. però è difficile.

Tocca a Biagio Antonacci si scatena sul palco con  “Che Dio ti benedica”. Il pubblico però non sembra eccitarsi più di tanto. In suo soccorso arriva Alessandra Amoroso. Duettano in “Che male c’è” e se la cavano.

Fortunatamente ci pensa la gente di Napoli a scatenarsi da sola e a fare burdello davvero: partono i cori  “Olè Olè Olè Pino Pino” che scaldano la situazione. Esce una prima intervista a Pino, sul senso della musica per lui.

Poi Giuliano Sangiorgi canta “Quanno chiove” e arriva Emma Marrone con il sax di James Senese. E ci commuoviamo di nuovo, c’amma fa… almeno fino a quando la Marrone non canta. Ma arriva di nuovo il sax di James e la sovrasta. James è sempre James. I due ricantano di nuovo sul sax e siamo tentati di cambiare di canale, ma ci plachiamo con un’altro stralcio di intervista a Pino e la pubblicità. Chissà dentro al San Paolo che fanno.

Non sappiamo né come né perché ci appare poi Vanessa Incontrada. Sempre carina per carità. Usata giusto per lanciare una canzone, quella di Giorgia. Questo immenso. Ed è il primo pezzo che emoziona davvero: un vero e proprio omaggio cantato alla Giorgia. Bella.

Pierfrancesco Favino lancia Francesco De Gregori (ma anche qui: ci piace Favino, ma che c’azzecca?) che preferisce dedicare a Pino “Generale”. “Piaceva molto a Pino. Ma vive di nuova vita grazie a Enzo Avitabile”. Ed è così. Ci piace. L’unico pezzo promosso fino ad ora è un pezzo non di Pino. Un grande classico, per giunta.

Con entusiasmo generale arriva poi Salemme: non è Siani per fortuna e sa subito come rapportarsi al suo pubblico. Ricorda il pezzo della colonna sonora di “Amore a prima vista” scritta da Pino per lui, “Si forever”. Ma sopratutto recita un pensiero per Pino che piace tantissimo al pubblico: anima napoletana pura. Ve lo riporteremo tutto poi, domani perché vale.

Arriva Eros Ramazzotti e canta “O Scarraffone” sottolineando il passaggio “questa lega è una vergogna”.  Eros era un amico vero di Pino e abbiamo immaginato l’abbia scelta perché Pino in questi giorni l’avrebbe cantata sicuramente. Di certo standing ovation nostra da casa per Eros, che ci è piaciuto davvero tanto, anche in “A testa in giù”. Avremmo voluto sentirlo anche “A me me piace o blues” in duetto con Jovanotti. Ma è arrivato il secondo blocco pubblicitario. E niente. Ce lo racconterete voi.

Ah no, ricompaiono, forse siamo in differita ormai. Jovanotti si sente di nuovo nei novanta, ma se la finisse di rappare sul sax di James sarebbe meglio. Niente insiste col rap… i ragazzi ballano però, ed è importante che almeno dentro ci si diverta. Dal web  però fioccano i commenti:  “Jovanotti che canta Pino Daniele è comm si miett o Wrustel o post ro sasicc vicin e friariell”. Esce addirittura una t-shirt vintage tra i ragazzi del pubblico, che ricorda il tour dei tre nel 1994. Ma soprattutto esce un messaggio politico – ma quando mai? – di Ramazzotti: “”Viva la libertà, la pace e l’uguaglianza…”. A confermare una precisa scelta. Dal web intanto ci segnalano commenti cattivi: “Se Jovanotti ed Eros non la finiscono, e’spette fore o’stadio!”. Non gli diamo retta, non possiamo bocciarli del tutto.

Sbuca ancora Favino che presenta il pezzo successivo: è il momento di Claudio Baglioni che canta Alleria in puro stile baglionesco. Vabbè che gli vuoi dire a Baglioni? E’ èBaglioni, non si smentisce mai e piace al pubblico tv. Però il napoletano non è la sua lingua, e si sente purtroppo. E inoltre ci fa un po’ sorridere che oggi tutti quanti cerchino un proprio gene napoletano (“I miei mi concepirono a Ischia”) per far vedere di essere napulitan-friendly. Meglio va comunque nel duetto virutale sulle note italiane di “Io dal Mare” con cui Baglioni e Pino duettarono nel 2012.

Arriva Panariello e pure lui tenta di fare il capo popolo alzando cori (ma questi pensano che siamo tutti pazzarielli da strada??) poi si dice da solo “Io che ci faccio qui? Eravamo amici”.  Ma ci perdiamo nel suo racconto, tremando, quando annuncia che leggerà una poesia in napoletano di Troisi che poi è Quando. Da casa abbiamo più paura di lui… “Panarie’, si buono sulo pâ tombola!” è invece il liberatorio urlo alla fine della lettura, che arriva sempre via web, dopo l’ennesimo paliatone alla lingua napoletana nella stessa sera.

Per fortuna arrivano le pezze grosse, Elisa e Fiorella Mannoia. “Quando” cantata da loro due è perfetta, diciamolo. E’ un altro momento bello della serata. E come sempre arriva la pubblicità.

Venditti invece quando ritorna la linea al San Paolo racconta che Pino è l’unico che ha lavorato seriamente per lui. Racconta di un piano scaricato da Pino, a spalla (?) quando erano ragazzi e giravano su pulmini scalcagnati. Poi canta “Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra/ e un pianoforte sulla spalla». Ovviamente è un pezzo cult di Venditti, che sceglie “Notte prima degli esami” per omaggiare il mascalzone latino. Scelta già apprezzata con De Gregori.

Urla rock e gorgheggi. Arriva Elisa con Gianna Nannini. E’ il turno di “Je so pazzo”. Ed è di nuovo un duetto di donne è riuscito. Bella la versione rockeggiante di Gianna.

Enrico Brignano – inspiegabile la sua presenza al San Paolo – mostra invece subito idee confuse: dice che Pino è andato a vivere a Roma nel quartiere Prati perché somigliava alla Sanità (!), parla di Roma che in quanto a sporcizia avrebbe superato Napoli (e vai con lo stereotipo).  E cita Pino “Si troppo strunz pe parlà”, non a torto. Luoghi comuni, parolacce, una sfilza di banalità che non fanno ridere nessuno. Ma non ci aspettavamo nulla di diverso sinceramente. L’intervento del romanaccio, che si chiude tra i fischi del San Paolo, serve solo per lanciare il pezzo dedicato alla Magnani, “Anna verrà”. E tocca di nuovo alla Nannini. Che emoziona e prende applausi da casa e dal San Paolo.

Così come Fiorella Mannoia che torna sul palco  per cantare Sulo Pe’ Parlà in un napoletano quasi perfetto. Emozionando anche lei.

Ma è un altro romano Edoardo Leo, a sorprendere tutti, dimostrando di aver capito più degli organizzatori il clima che si respira a Napoli quando si canta e si parla di Pino. ” Solo i napoletani possono capire Pino fino in fondo” premette. Ma poi gioca su quelle  parole in lingua partenopea incomprensibili ai non napoletani e cantate da tutto lo Stivale pur non sapendone il significato, “a currea” ad esempio. “Una lingua straniera ma arrivava tutto lo stesso, anche se solo i napoletani possono capirlo fino in fondo” ripete. Assa fa, qualcuno lo ha detto. E si chiama Edoardo ja…non sarà un caso.

Ancora Fiorella, “Senza ‘e te” e ancora video memorial di Troisi, momenti belli… ma siamo quasi a tre ore di spettacolo e iniziamo a contare il tempo che ci separa ai pezzi dei nostri, del gruppo storico di Pino, annunciato dai cartelloni in secondo piano (ma il San Paolo solo con loro si sarebbe riempito da solo, scommettiamo tra noi) e i minuti che ci separano dalla fine del programma, mentre arriva – di nuovo – la pubblicità.

Altro stralcio di intervista a Pino, stavolta su Eduardo, quello vero. Che da di nuovo il là a Salemme che cita la scena del caffè. E tocca a Clementino con “A tazzuella e cafè”, pezzo che sicuramente è nelle sue corde. Clemente poi ricorda l’ultima canzone di Pino che è nel suo album e ricorda che Pino lo chiamava, “disgraziato mascalzone”. “Sì nu ricordo che rimane per sempre” conclude, rapido e anche abbastanza sobrio. Lo promuoviamo anche per questo.

Parte il ricordo di Renzo Arbore in video. Storia, anche qui. Poi i tre de Il volo che cantano “O sole mio” e per fortuna, almeno per ora, ci risparmiano di uccidere ancora la musica di Pino. Anzi no: cantano Je sto vicino a te. Ma ci perdiamo nelle inquadrature della nostra gente che balla al San Paolo. Sempre bellissimo, magico, il nostro popolo, il popolo dei danieliani di Napoli. “I say i sto ca” sempre del Volo però ridesta l’attenzione: questi ragazzi sanno cantare e hanno cantato bene abbattendo tutti i nostri pregiudizi su di loro. Promossi. E nessuno di noi ci avrebbe scommesso.

Marco Giallini usato come velino da la parola invece di nuovo a De Gregori con la moglie Alessandra Gobbi che cantano Anema e core, come spesso fanno nei concerti di De Gregori (Ma nun ‘o ponno fa â casa llor, bellill bellill dint ‘a stanzulell? commentano ancora i perfidi del web).

Marco d’Amore che recita in napoletano “mal di te” lascia il pubblico silente. Proprio muto. Per fortuna poi il pezzo dedicato a Serena Grandi lo canta Sangiorgi subito dopo, distraendoci. Sono le 23 40, va in onda l’ennesimo blocco pubblicitario e i compagni di viaggio di Pino non sono ancora usciti, fatta eccezione per James usato come comparsa e Tullio De Piscopo e Tony Esposito apparsi all’inizio. Solo Avitabile ha avuto, ma come riarrangiatore, un posto a fianco di un “big”, De Gregori. Nessuno ha capito che a Napoli, per i napoletani, i big sono e restano loro: Tullio, Tony, Enzo, James e altri storici musicisti che hanno vissuto al suo fianco. Niente. Arriva la  Vanoni che canta “Anima” alla Vanoni, con Federico Zampaglione che le zompetta disperatamente al fianco tentando di infilare due note senza riuscirvi.

Poi un gigante quale Massimo Ranieri che si cimenta con Cammina cammina a mezzanotte, solleva i nostri cuori depressi, i nostri animi rassegnati, mentre sul web iniziano a circolare meme di Pino indignato. Immenso, regala a tutti un’emozione profonda e ci fa ritrovare intera, intatta, la poesia di Pino. Segue un duetto un po’ meno brillante ma bello con Sangiorgi sulle note di Sicily. Scugnizzo eterno, Ranieri: alla fine convince anche i ragazzini.

Ed è ancora Eduardo, in video con la sua bellissima poesia Napule è ‘nu paese curioso a introdurre Fiorella Mannoia, sempre con Sangiorgi, con “Terra mia”. Ed è uno dei pochi momenti che avremmo voluto essere  al San Paolo a cantare con i 45mila.

Parte l’ennesimo filmato d’archivio, con il compianto Walter Chiari stavolta e la sua comicità garbata e una antichissima gag in cui invocava Pino. Ed esce di nuovo la Marrone che duetta virtualmente anche lei con Pino. Stavolta sembra più a suo agio: “Io per lei”. Ma non la troviamo convincente comunque, come altri che si sono cimentati in questa lunga notte dedicata all’uomo in blues. Non possiamo farci nulla: ascoltare alcuni pezzi di Pino cantati, male, da altri, ci addolora proprio assai.

E poi è mezzanotte e dieci e sul palco non è salito ancora nessun componente storico delle sue band a cantare un pezzo. Iniziamo a temere che non accadrà.

Musica Musica, certo, vede James Senese di nuovo suonare il sax: ma Emma Marrone e Francesco Renga distruggono il pezzo stonandolo completamente. E ancora una volta urlando sopra il sacro sax di James. Duetto tra i peggiori della serata sicuramente. Noi li bocciamo senza appello (e tra noi c’è chi Renga lo adora, fatta eccezione per l’esibizione di stasera).

Alessandra Amoroso canta invece Dubbi non ho con un accento nordico che ci fa impressione, ma è un problema uditivo nostro dato che è leccese. Alla fine è garbata e fa anche tenerezza. Non possiamo bocciarla. Omaggio affettuoso e emozionato.

Passa uno stralcio della storica intervista di Minà a Daniele e Troisi. Unici e irripetibili,  tutti e tre: da rivedere a loop. Cercatela su you tube e studiate se non la conoscete (ma i veri napoletani la conoscono tutti)!

Tocca a se Mi Vuoi cantata in duetto con Pino, come fu all’epoca: Irene Grandi è brava e ci piace, ma questi video virtuali iniziano a pesare dopo ore di spettacolo (anche se forse al San Paolo non è così, magari è magnifico da quel punto di vista). Però l’emozione anche lei ce la regala, senza dubbio.

Giallini di nuovo in video, stavolta recita Notte che se ne va. Pezzo poi cantato dai ragazzi de Il Volo e da Mario Biondi, molto bello e ben fatto. Convince senza dubbio. E funzionano pure Sangiorgi e Zampaglione con Nun me scuccià.

Indecentemente alle 00 37 finalmente escono quelli che aspettiamo dall’inizio, arrivano i nostri: James Senese, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo,  Tony Esposito, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Agostino Marangolo,. E balla tutto il San Paolo, tutta Napoli. E staranno ballando, immaginiamo, tutti i nostri emigrati sparsi nel mondo. E tutti coloro che hanno amato Pino. Dal palco ricordano anche Rino Zurzolo e salutano Joe Amoruso che non è presente. Lo stadio impazzisce. Canta, appalude.

Poi arriva Enzo Decaro per ricordare Pino e Massimo con un lungo monologo. Ma francamente da casa come dallo stadio lo ascoltano poco dopo 4 ore e mezza di spettacolo, con tutto il bene per Decaro. che amiamo. Anche lui fa il lancia coro e se ne va.  Ma il suo discorso è perfetto per introdurre il brano cantato da Teresa De Sio, Lazzari Felici. E Teresa anche è sempre Teresa e non delude mai. Almeno non noi, che la amiamo così com’è da sempre, sempre se stessa.

All’1 spunta anche J-Ax con una versione rap di Voglio di più. Coerente, promosso (e non ce lo aspettavamo).

All’1 e 10 tocca a Enzo Gragnaniello con il sax poesia di Senese e noi resistiamo ancora, solo per loro.

Poi ancora spazio alle interviste di Pino stavolta con Arbore.

Il meglio , insomma, arriva alla fine con i nostri poeti, relegati quando la gente è andata a dormire o ha cambiato canale: arrivano all’1 e 20 Raiz Tony Cercola e la Nuova Compagnia di Canto Popolare, con Oi Nè. Belli belli in modo assurdo.

E si torna in video con Pino e Massimo intervistati da Gianni Minà. A loop la dovete guardare quest’intervista, a loop… è un pezzo di storia della musica, del cinema e della tv.

Ma non è finita qua. Ritorna Antonacci. Canta un ultimo pezzo, quella One Day di cui Pino fu ospite, e chiede ai napoletani di cantare Napule è. La regia va e viene all’inizio: roba da anni 80 tutto, così come la scenografia, sicuramente tra le cose che non ci sono piaciute ma che sarebbero passate in secondo piano se ci fosse piaciuto questo spettacolone a uso tv con retorica a chilate.

Però il coro finale sulle note di Napule è dei nostri al San Paolo è stato sicuramente il pezzo più bello. In verità quel coro ci emoziona sempre e per sempre. Come Pino e la sua musica.

Pino Daniele è di tutti, certo. E’ inutile che continuate a ripeterlo sui social. Qualcuno lo ha cantato in pubblico stasera dal palco forse per la prima o per l’ultima volta nonostante quelli che lo cantano da sempre, i suoi amici storici, abbiano avuto uno spazio ridicolo. Forse è questo che a noi brucia più di ogni altra cosa. Come ci fa ridere chi ci ha scritto che Pino è di  tutti. Vero: come Eduardo, Troisi, Totò. Solo che  i nostri figli lo canteranno ai loro. Ci sono cose universali di Napoli che appartengono al mondo. Ma soprattutto ai napoletani. Come Pino, che resterà per sempre, in buona compagnia dei grandi come lui, nel nostro dna di partenopei.

Yes i know my way ma nun’ è addò m’aie purtato tu

(hanno collaborato al pezzo: Lucilla Parlato, Drusiana Vetrano, Sabrina Cozzolino, Valentina Castellano, Gennaro Falconetti, Monica Capezzuto, Antonio Guarino, Maria Fioretti, Elena Crispino)

 

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