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Pio La Torre, il deputato comunista che lottò contro la mafia

Pio La Torre Copertina 2
Nun te scurdà | 30 Aprile 2021

«È difficile isolare la lotta contro la mafia da una lotta più generale. Quella per il risanamento e il rinnovamento della società e dello stato.»

Il 30 Aprile del 1984 un commando di sicari ammazzava Pio La Torre e il suo autista, Rosario di Salvo. Il 55enne La Torre moriva sotto i colpi di Cosa Nostra per aver vissuto una vita intera contro le ingiustizie.

Prima da giovane studente, nelle lotte per le terre dei contadini, poi come deputato comunista al parlamento, dove portò il buono della sua Sicilia. Fu tra i primi a provare ad abbattere quel monumento all’ingiustizia chiamato mafia.

Pio la Torre, figlio di braccianti

La Torre, classe ’27, conosceva bene i luoghi dove la mafia metteva le proprie radici. Era nato a Palermo, da padre bracciante e madre, figlia di pastori, analfabeta. Ma non c’era giorno in cui il padre di Pio non ricordasse a lui e ai suoi quattro fratelli quanto fosse importante la cultura.

Pio La Torre ricordava le parole del padre nelle sue memorie: «Figli miei, istruitevi così non sarete costretti a fare i braccianti, e non morirete di fame». E così fece, iscrivendosi all’università a soli 17 anni.

Lì dove chi era figlio di contadino era destinato ad esserlo a sua volta, intuì che nell’istruzione c’era riscatto. Ma il riscatto personale non serve a nulla se tutto attorno è pieno di ingiustizie. Perciò, tormentato da questo pensiero, si iscrisse al Partito Comunista Italiano.

Pio La Torre

L’impegno da sindacalista

«Il problema che più mi tormenta – raccontava La Torre – è quello delle condizioni di vita dei 15mila braccianti della conca d’oro, tragicamente diverse da quelle raccontate dagli scrittori folkloristici».

Il giovane La Torre prese una decisione: «Ho preso contatto con la Confederterra di Palermo, per sviluppare un lavoro sindacale tra i braccianti delle borgate. Questo mi entusiasma a tal punto da aver abbandonato gli studi universitari. La mia vita cambia. Sono un militante di partito.» Così La Torre cominciò a organizzare le lotte contadine. La mafia latifondista, però, provò subito a intimorirlo. Una notte incendiarono la porta della stalla del padre, ma il sindacalista non si fermò.

Nel ’48, dopo la morte di Placido Rizzotto, andò a dirigere la camera del lavoro di Corleone. Le lotte contadine si intensificarono. E il giovane La Torre fu coinvolto in scontri tra contadini e forze dell’ordine. Così al fianco della mafia intervenne lo stato, che provò ad allontanarlo dalle lotte sindacali. Arrestato, rimase nel carcere di Palermo per 17 mesi. Un anno e mezzo dove gli venne negato di vedere la nascita del primogenito e di salutare per l’ultima volta la madre, morta di cancro.

Pio La Torre 2

La lotta contro la corruzione politica e Cosa Nostra

Quando La Torre fu scarcerato, la mafia dei latifondi era già stata dispersa. Perché il governo siciliano attraverso una legge consentì l’esproprio dei campi ai proprietari terrieri. In pochi anni 250mila ettari di terra passarono ai braccianti. Finì il latifondo ma non la mafia, che si spostò in città.

E si spostò in città anche La Torre, che divenne segretario regionale del PCI. Ma fu cacciato dopo poco tempo dalla federazione siciliana, trasferendosi quindi a Roma. Lì La Torre dapprima diventò un dirigente nazionale del Partito, poi deputato del parlamento. Entrò nella commissione parlamentare d’inchiesta contro le mafie. Fu il culmine di quei lunghi anni di lotte.

Pio La Torre

Nel frattempo Cosa Nostra continuava ad espandersi, lasciando dietro di sé una scia di sangue e terrore. Nel ’79 la mafia uccise – tra gli altri – il magistrato Cesare Terranova, compagno di La Torre nella commissione antimafia. Per La Torre gli omicidi avevano moventi politici, riconducibili alla Democrazia Cristiana come mente, e a Cosa Nostra come esecutrice.

Agli inizi dell’80, la mafia siciliana ammazza anche Piersanti Mattarella, presidente della regione democristiano. La Torre capì che nella DC era in atto uno scontro tra chi si opponeva al potere mafioso e chi lo sosteneva. E Mattarella fu ucciso perché si oppose tenacemente alla riabilitazione di politici condannati dalla commissione antimafia. La Torre voleva tornare a tutti i costi in Sicilia. Quello scempio andava fronteggiato da vicino.

Pio La Torre spaventò la mafia siciliana

La Torre tornò nella sua terra nell’80. E il suo ritorno coincise con l’inizio delle lotte contro la base missilistica di Comiso. La protesta siciliana in poco tempo divenne una lotta europea. «Quei missili non sono destinati a puntare verso l’URSS – dichiarò all’epoca La Torre – ma verso la Libia, quel mediterraneo contro cui gli Stati Uniti vogliono la supremazia. Con la base di Comiso la Sicilia diventerà la portaerei del Mediterraneo. Noi dobbiamo  rifiutare questo destino, e contrapporvi l’obiettivo di fare il Mediterraneo un mare di pace».

Corteo Antimafia Sicilia

La lotta contro i missili era anche una lotta contro la mafia. Perché quel mostro tentava di mettere le mani su tutto. Così La Torre poco tempo dopo le proteste chiese l’arrivo del Generale Dalla Chiesa in città. Ma da lì a poco sarebbe stato assassinato dalla mafia, tra le strade di Palermo. Il 30 Aprile 1982 dei sicari scaricarono decine di colpi contro la sua auto. La Torre morì sul colpo, mentre il suo autista, Rosario di Salvo, riuscì a esplodere qualche colpo prima di soccombere. Per il suo vile assassinio furono condannati solo venticinque anni più tardi nove boss mafiosi, tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano.

Pochi mesi dopo la sua morte il parlamento approvò la Legge Rognoni-La Torre. Fu la prima che inserì nel codice penale il reato di associazione mafiosa, oltre alla possibilità di confiscare i beni della criminalità organizzata. Però non finì lì. La lotta di La Torre continuò e continua tutt’oggi.

Mentre il Generale Dalla Chiesa fu nominato da lì a poco prefetto della Sicilia. Quando gli chiesero perché la mafia avesse ucciso Pio La Torre, lui rispose: «Per una vita intera».

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 30 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2021

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