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PIZZA A PORTAFOGLIO

Un cult partenopeo: è la risposta a Fast Food e “patatine olandesi”

Agroalimentare, Attualità, Battaglie, Imprese, Made in Sud | 6 Settembre 2015

 

Pizza a Portafoglio in Via Toledo a Napoli
Pizza a Portafoglio in Via Toledo a Napoli

Due mesi ed una media di 600 pizze al giorno sfornate a “portafoglio”, come da antica tradizione napoletana, in una sorta di rispolvero in “pompa magna”; stiamo parlando del locale Pizza a Portafoglio, un successo dell’imprenditore Carlo Pane, che grazie a Gennaro Salvo, sta spopolando nel segno di una tradizione che a Napoli non morirà mai.

E’ la risposta ai fast food ed alle “patatine” olandesi, in un sistema globalizzato in cui, contrariamente a quanto si crede, i napoletani sanno il fatto loro e si fanno valere per quello che sono, ovvero, dei veri e propri cultori del cibo.

Gennaro Salvo ci lavora, e dopo aver inaugurato la Pizzeria di Gino Sorbillo al Duomo al Largo Corsia dei Servi è ritornato in patria, ritagliandosi un angolo tutto per lui, in quella Via Toledo (non più Via Roma, per fortuna), dove ogni giorno, migliaia di turisti transitano e decidono di assaggiare questo pezzo di tradizione identitaria, in maniera rapida, ma con tutti i crismi di qualità dettati dalla cura e dal buonsenso dei maestri pizzaioli.

E’ un successo fuori controllo, una tradizione che si rinnova, con la preparazione, oltre che della pizza “mordi e fuggi”, anche dei crocchè di patate selezionate e fritte in maniera magistrale, e della classica frittata di maccheroni di Gragnano, elementi culinari, che da più di due mesi a questa parte, quasi al pari della pizza, stuzzicano la golosità del variegato “popolo” in transito in quella zona a ridosso dei quartieri spagnoli, che vede ogni giorno, un intero mondo affacciarsi su una città che già di per sè rappresenta il “mondo”.

In una triste realtà, fatta di manodopera decimata, imprese “strozzate” dal fisco, industrie de localizzate, o peggio ancora, inesistenti, false promesse di un governo che non ha ancora inteso, che terre come Bagnoli vanno affidate ai napoletani, il cibo è l’ultima frontiera da percorrere ancora, uno storico “rifugio” economico, di cui molti imprenditori, sanno di poter fare affidamento.

Ciò che conta, in questo contesto gastronomico partenopeo, è la valorizzazione di quelle che sono le nostre tipicità, che vanno difese da ogni sorta di manipolazione; insomma, e’ una sfida nella sfida, una battaglia che va combattuta aspettandosi anche “colpi bassi” in questa sorta di “Torre di Babele”, in cui periodicamente ci ritroviamo coinvolti col benestare della politica nazionale.

Alberto Guarino

 

Un articolo di Alberto Guarino pubblicato il 6 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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