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POETI MODERNI

Guide percettive: un modo diverso di guardare ai luoghi in abbandono

Cultura | 12 Novembre 2019

Guide Percettive è un progetto ideato dai poeti performativi Vittorio Zollo e Toi Giordani: ha lo scopo di valorizzare dei contesti che altrimenti rischierebbero di venire dimenticati, attraverso la fusione di più ambiti creativi. Il primo esperimento è stato a Fragneto Monforte, nel beneventano, e l’operazione proseguirà con la creazione di vere e proprie residenze artistiche (una è già a Bologna, l’altra si sta sviluppando a San Leucio del Sannio).  Ne abbiamo parlato con i due ideatori.

Con Guide Percettive praticate arte pubblica, coinvolgendo persone e luoghi che ne sono solitamente lontani: nel vostro progetto parlate di un vero e proprio “Abbattimento delle barriere formali”. Approfondireste questo concetto?

Le barriere formali di cui parliamo sono innanzitutto quelle che spesso ostacolano la comunicazione tra le diverse arti e pratiche artistiche, circoscrivendole ad ambiti e linguaggi differenti tra loro. Il progetto delle Guide Percettive vuole rispondere all’esigenza  – propria non solo della poesia – di far cadere questi ostacoli agevolando lo scambio tra le ricerche e l’intermedialità della produzione. Questo processo di abbattimento rende le Guide un progetto attraversabile, sia dal punto di vista della compenetrazione tra le arti cui accennavamo sopra, sia sul versante del pubblico: non ci rivolgiamo ad appassionati di poesia, ma a una comunità, trasversalmente. Il fine è anche politico: mettere in relazione sistemi differenti e riconfigurare paradigmi e definizioni restrittive, per creare qualcosa di differente nel dialogo costante tra arte, tecnologia e tessuto sociale. Un esempio concreto: da alcuni confronti collettivi recenti è emerso che il concetto stesso di Arte Pubblica legato a Guide Percettive è esemplificativo quanto, per alcuni aspetti, fuorviante. Si potrebbe parlare forse meglio di Arte Relazionale considerando il fatto che le Guide Percettive nascono come site-specific, in costante dialogo con i luoghi e le persone che ospitano in residenza i “team artistici” che le creano. Ma non siamo comunque particolarmente legati alle definizioni di genere, anzi.

Fondendo poesia, sound-design e arte visiva permettete l’incontro del mondo rurale e di quello tecnologico: è anche un modo per far incontrare tempi e situazioni che potrebbero apparire distanti?

Certamente. A questo aggiungiamo la volontà di collettivizzare il metodo di narrazione sia tra artisti, a livello creativo, che con il pubblico e gli abitanti dei luoghi che attraversiamo, a livello di rete relazionale. Inoltre, una delle caratteristiche fondanti della narrazione poetica delle Guide Percettive è proprio la compresenza di piani temporali differenti: nella guida di Fragneto Monforte, per esempio, contemporaneamente accadevano il terremoto del 1688 e il festival delle mongolfiere, l’unità d’Italia e il processo contemporaneo di spopolamento. La poesia permette, anzi, potenzia questi dispositivi narrativi.

Qual è la differenza fra la figura del poeta che potremmo definire classico e quella del poeta performer?

Il dibattito è aperto, ma una definizione del ruolo di poeta performer che ci sentiamo di condividere è quella fornita da Rosaria Lo Russo su Slam[Contem]Poetry qualche anno fa (https://slamcontempoetry.wordpress.com/2017/03/28/il-mandato-sociale-del-poeta/). Chi fosse interessato a queste questioni più “formali” potrà approfondire il dibattito tra Rosaria, Dome Bulfaro e Luigi Nacci. Personalmente – osserva Toi Giordani –  credo che una differenza sostanziale risieda nel contesto mediale in cui il poeta si muove: la poesia deve sapersi plasmare sull’epoca in cui abita e vive, soprattutto se ha intenzione di essere sperimentale. In questo senso la carta è un supporto generalmente monomediale e a me, invece, interessano l’intersezione tra media differenti e i “salti” dall’uno all’altro (testo – performance – audio – spoken music – installazione visiva). Oltre a questo, la poesia è stata molto più a lungo orale e “performata” che scritta, e anche la definizione di poeta “classico” come letterario-cartaceo è parzialmente un falso storico. In ogni caso, per fare poesia bisogna studiare poesia, di qui non si scappa: il poeta performer non è sollevato dalla necessità di leggere e studiare, il poeta “cartaceo” non può esimersi dall’indagare e conoscere output differenti.

Il vostro progetto permette anche l’innesto di opere visive, lasciando qualcosa nel luogo visitato, e la creazione di ambienti sonori che mutino la percezione dell’ambiente: la modifica del modo in cui viviamo lo spazio è tra gli obiettivi che vi siete prefissati?

Più che una funzione di “modifica” parlerei di passaggio – risponde Vittorio Zollo – , di segno, di traccia. Modificare significa spesso anche snaturare, mentre l’azione che ricerchiamo con le Guide Percettive è di tipo relazionale: in questo caso specifico tra opera e ambiente, tra produzione e contesto sociale/geografico. L’innesto può essere anche “dolce”, in armonia con il contesto, non necessariamente di rottura. Ma è evidente che dipenderà dagli artisti, dalle loro pratiche e dagli elementi che emergono durante la residenza. La “manipolazione delle percezioni” è un obiettivo che ci siamo prefissati non come puro esercizio di stile ma come azione calibrata al disvelamento di una bellezza assopita, che nelle zone rurali e periferiche è stata depotenziata nel tempo.

Creerete anche vere e proprie residenze artistiche a Bologna e San Leucio del Sannio, mettendo in relazione due centri distanti. Di cosa si tratterà, nello specifico?

Abbiamo chiamato “factory” i luoghi dai quali ci piacerebbe coordinare il lavoro degli artisti coinvolti di volta in volta nel progetto di mappatura e narrazione dei luoghi. Si tratta di spazi attrezzati con strumentazione tecnica all’interno dei quali le Guide potranno prendere forma definita. Sfrutteremo la formula della residenza come spazio di confronto collettivo tra persone oltre che artisti, lavorando come una piccola comunità pro tempore. Con lo Zoopalco da due anni abbiamo in co-gestione uno spazio molto particolare (DAS – Dispositivo Arti Sperimentali), che abbiamo vinto attraverso un bando pubblico e riqualificato, dopo un disuso di anni, insieme a un gruppo di associazioni molto differenti tra loro, per lo più votate alla produzione artistica in vari ambiti. Proprio in queste settimane stiamo riunendo nello studio multimediale di DAS un “team” di lavoro legato alla costruzione e al consolidamento del metodo Guide Percettive. Vittorio sta innescando lo stesso processo a San Leucio del Sannio, alla Ripa Janarica, e ci piacerebbe partire da qui per creare una rete di luoghi aperti al nostro progetto in tutta Italia.

Nel progetto è coinvolto il collettivo Zoopalco e avete aperto ad artisti d’ogni tipo: fare rete è un altro degli obiettivi?

Fare rete e costruire relazioni è l’obiettivo, per così dire, principe, e lo intendiamo in senso trasversale: tra artisti, tra persone, tra luoghi, tra enti, tra epoche, tra prospettive. La nostra mappatura dei luoghi è una contro-mappatura non definitoria: non spiega nulla, non dà coordinate, ma racconta e costruisce nessi impensabili, sommersi o dimenticati; non ordina ma sovrappone, non delimita ma crea. Sono guide per perdersi, del resto.

Domenico Carrara

Un articolo di Domenico Carrara pubblicato il 12 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Novembre 2019

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