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POETI MODERNI

Intervista con Fabio Napodano: quando ironia e poesia si incontrano

Cultura | 25 Novembre 2019

Fabio Napodano è originario della provincia di Avellino ed è riuscito a classificarsi, grazie a una scrittura ricca di spunti comici, alla finale nazionale dell’ultimo campionato di Poetry slam. Propone performance divertenti e mai scontate, la sua idea principale è quella di non prendersi troppo sul serio e traspare anche dalle risposte date alle nostre domande.

Nei tuoi testi predomina l’ironia: quanto è importante questo elemento per ciò che scrivi e per le esibizioni?

Diciamo che trovo ironico che non tutti capiscano l’ironia. La vita sa già essere sufficientemente grama, non mi pare il caso di infarcirla di ulteriore pesantezza nella poesia. Anche se talvolta dietro i miei giochi di parole e le mie scene surreali si nasconde qualche nota autobiografica triste, nella poesia lascio che a parlare sia la parte più giocosa di me.

Come hai vissuto il percorso che ti ha portato a essere finalista nel campionato nazionale di Poetry slam?

Il galateo del concorrente mi impone di rispondere che era un qualcosa di del tutto inatteso che mi ha sorpreso di volta in volta che superavo un livello, qualificandomi per il successivo. Nella realtà, avevo già prenotato da mesi il B&B a Ragusa e guardavo con malcelata spocchia i miei avversari. Allo stesso modo, ero ben cosciente del fatto che sarei stato spazzato via alla semifinale nazionale da persone di grande talento che dedicano tanto tempo alla studio della performance interpretativa.

In Campania trovi ci sia una buona risposta a questo genere di eventi?

Dipende naturalmente dai contesti: il collettivo Caspar (Campania Poetry Slam) ha portato la poesia in luoghi in cui non c’era mai stata e non è sempre stata accolta con interesse; talvolta si è creato il classico ambiente di bullizzazione del poeta, talaltra – spesso nei contesti più ”difficili” – si è creata una intimità davvero profonda ed appagante per il pubblico e per i poeti. Naturalmente resta uno scalino di diffidenza che per la poesia sarà sempre difficile superare, e in fondo è anche giusto così, perché a mio parere chi partecipa a queste serate deve comunque avere un certo tipo di predisposizione d’animo che non si può comunque indurre nello spettatore casuale, nei confronti del quale si rischia addirittura una sorta di violenza psicologica accostabile a quella che compie un animatore turistico quando cerca di coinvolgere un metallaro di 15 anni nel ballo di gruppo.

Lo slam è un’occasione per far avvicinare alla poesia anche chi non è appassionato: possiamo considerarlo un modo per uscire da circoli ridotti che rischiano di risultare autoreferenziali.

Credo che il circuito slam e quello “canonico” abbiano ciascuno il proprio pubblico e il proprio contesto ed è giusto che ciascuno porti avanti il proprio discorso. In questo senso, reputo difficile che chi si interessi all’uno possa restare “folgorato” dall’altro; è capitato anzi spesso che dall’altro lato piovessero “scomuniche” di varia natura, dal classico “non è poesia” fino al più diretto “sembra Made in Sud”. Io mi limito a dire che nella forma slam ho trovato una diversità e una ricerca che non ho trovato nelle serate poetiche tradizionali, nelle quali il mio livello di attenzione è giunto alla fase “ipnosi autodifensiva indotta” nel giro di pochi minuti. Con le inevitabili eccezioni, invece, le serate slam hanno sempre tenuto alta la mia attenzione e portato stimoli alla mia creatività.

Quali sono gli autori che più apprezzi e che hanno indirizzato la tua scrittura?

Questa è senz’altro la domanda più difficile per me, in quanto sono costretto a rispondere, senza intenzione di apparire immodesto, di non averne: leggo principalmente saggi scientifici divulgativi e per 20 anni la mia lettura principale è stato Topolino. Determinati autori cui mi sono sentito affiancare quando ho scritto qualche nonsense in prosa anni fa (uno per tutti: Bergonzoni) li conosco e apprezzo ma non posso dire di esserne un lettore né che siano di conseguenza un mio riferimento. Praticamente in tutto quello che faccio, dal lavoro agli hobby e sport, sono stato e resto un autodidatta, con i pro e i contro che ciò comporta. Non ho la pretesa di essere il migliore del mondo ma al contempo mi sento, e posso affermare con certezza di esserlo, libero da schemi che gli indirizzi esterni possono alle volte indurre senza che neanche ce ne si accorga.

Domenico Carrara

Un articolo di Domenico Carrara pubblicato il 25 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Novembre 2019

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